Italia
Donne e Vino: un nuovo modello di impresa e reddito più alto nelle aziende a conduzione femminile
Presentata a Vinitaly 2026 la ricerca di CREA e Donne del Vino: nelle aziende guidate da donne i redditi superano quelli maschili. Una leadership che nasce dalla relazione sta ridisegnando il futuro dell’agricoltura
13 aprile 2026 | 18:00 | C. S.
Il divario di genere in agricoltura esiste ancora, ma c’è un settore che sta dimostrando come sia possibile ridurlo concretamente: la viticoltura. Qui, le imprese guidate da donne non solo si avvicinano sempre più a quelle maschili per struttura e opportunità, ma arrivano anche a registrare redditi medi superiori del 5%.
È quanto emerge dalla ricerca “Innovare al femminile: i risultati di un’indagine nelle imprese vitivinicole”, promossa da CREA – Politiche e Bioeconomia (Rete PAC) e realizzata in collaborazione con l’Associazione Nazionale Le Donne del Vino, presentata a Vinitaly 2026 da Grazia Valentino, Rete PAC, CREA Politiche e Bioeconomia, e Lucia Tudini, Rete PAC, CREA Politiche e Bioeconomia moderate dalla giornalista e Donna del Vino Maria Teresa Santaguida.
L’analisi prende in esame i dati della Rete di Informazione contabile agricola (RICA) e i risultati di un’indagine qualitativa condotta in collaborazione con l'Associazione Nazionale Le Donne del Vino, che ha previsto interviste individuali e un focus group con imprenditrici operanti nel settore vitivinicolo.
Un’indagine che non nega le criticità ancora presenti nel sistema agricolo, ma mette in luce come il vino rappresenti oggi un laboratorio avanzato di equilibrio, innovazione e sostenibilità, capace di offrire indicazioni concrete per l’intero comparto.
«Il divario di genere in agricoltura è ancora una realtà, ma questa ricerca dimostra che può essere ridotto – dice Andrea Rocchi, presidente del Centro di Ricerca in Viticoltura ed Enologia (CREA-VE) - Il settore vitivinicolo rappresenta oggi un contesto particolarmente dinamico, dove condizioni più equilibrate permettono alle imprese di esprimere appieno il proprio potenziale. È un segnale importante per tutto il sistema agricolo».
«Le Donne del Vino non sono un’eccezione, ma un esempio concreto di come il settore possa evolvere – aggiunge Daniela Mastroberardino, presidente dell’Associazione Nazionale Le Donne del Vino - Questa ricerca ci aiuta a leggere e riconoscere un’innovazione che spesso non viene raccontata: fatta di organizzazione, relazioni, visione e capacità di costruire valore nel tempo. È da qui che può ripartire l’agricoltura»
Dove i divari si riducono davvero
Se si guarda all’agricoltura nel suo complesso, le differenze tra imprese femminili e maschili restano evidenti. Nel vino, però, qualcosa cambia.
Le aziende vitivinicole guidate da donne mostrano caratteristiche sempre più simili a quelle maschili: dimensioni (le aziende hanno dimensioni quasi identiche 13,8 ettari vs 13,3), organizzazione del lavoro e livello di meccanizzazione tendono ad allinearsi.
È proprio questa maggiore omogeneità a fare la differenza: quando le condizioni di partenza si equilibrano, anche le opportunità e i risultati iniziano a convergere. Il settore vitivinicolo diventa così uno dei pochi ambiti in cui il divario di genere non scompare, ma si riduce in modo tangibile.
Innovare, ma in modo diverso
La ricerca racconta anche un altro aspetto fondamentale: nel vino cambia il modo stesso di intendere l’innovazione.
Non si tratta solo di tecnologia o grandi investimenti, ma di un processo continuo fatto di scelte quotidiane, adattamenti, visione. Le imprese guidate da donne mettono in luce un’innovazione spesso meno visibile, ma profondamente incisiva: organizzativa, gestionale, relazionale.
È un’innovazione che attraversa tutta l’azienda – dalla produzione all’enoturismo, dalla comunicazione alla gestione delle persone – e che contribuisce a rendere le imprese più solide e resilienti nel tempo.
Performance economiche che raccontano un cambiamento
In questo contesto più equilibrato, anche i risultati economici cambiano.
I dati mostrano che, nel triennio 2021-2023, le aziende vitivinicole guidate da donne registrano redditi medi leggermente superiori a quelle maschili. Un segnale importante, che non va letto come un sorpasso definitivo, ma come la prova che quando le condizioni sono simili, il genere non rappresenta più un limite.
Anzi, emerge chiaramente come competenze, visione e capacità di gestione possano esprimersi pienamente.
Un rapporto più maturo con risorse e territorio
Un altro elemento distintivo riguarda il rapporto con gli aiuti pubblici e con il territorio.
Nel settore vitivinicolo, gli aiuti incidono meno sul reddito rispetto ad altri comparti agricoli e non rappresentano un fattore discriminante tra uomini e donne. Le imprese mostrano una maggiore autonomia e una capacità più strutturata di costruire valore.
Allo stesso tempo, emerge con forza la dimensione territoriale: relazione con i clienti, apertura all’enoturismo, dialogo con le comunità locali diventano leve strategiche. Non elementi accessori, ma parte integrante del modello di impresa.
Le Donne del Vino come modello per l’agricoltura
Il messaggio più forte della ricerca è proprio questo: non esiste un’innovazione “al femminile” in senso stretto, ma esiste un modo di fare impresa che rende visibili nuove forme di innovazione.
Le Donne del Vino mostrano come sia possibile tenere insieme competitività, sostenibilità e radicamento territoriale, ampliando il significato stesso di innovazione.
In questo senso, la viticoltura non è un’eccezione, ma un modello da osservare e replicare, capace di indicare una direzione per il futuro dell’agricoltura.
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