Italia
Ercole Olivario, le valutazioni del capo panel Piergiorgio Sedda
Dal maggiore approfondimento dei singoli giurati verso oli con più sfaccettature territoriali una maggiore uniformità di giudizi. Così si premia davvero l'alta qualità dell'olio extravergine di oliva italiano fatto di varietà e luoghi
09 aprile 2026 | 11:00 | Giulio Scatolini
Teatro Naturale che ha seguito, come sempre, le varie fasi del Concorso Ercole Olivario 2026, in diretta, con il suo “Diario di bordo”, chiude in bellezza con delle domande al Capo panel del concorso: è il dottor Piergiorgio Sedda, venuto a dirigere il panel-giuria dalla Sardegna.
A proposito del mestiere del capo panel, che è anche il mio, mi piace come spesso accade, iniziare l’intervista con una battuta provocatoria, che ne “modifica leggermente” una presa in prestito da Marcello Mastroianni nel film “I soliti Ignoti”, una battuta che ripeto periodicamente ai miei amici che ricoprono professioni ed incari importanti. “Per fare il capo panel ci vuole gente seria mica così … voi al massimo potete andare a lavorare”.
Come ha trovato l’esperienza di questa edizione dell’Ercole Olivario rispetto a quelle delle passate edizioni?
Ho partecipato, in qualità di giurato, a varie altre precedenti edizioni dell’Ercole Olivario, ed ognuna di queste è sempre stato un momento di forte crescita professionale per l’ampia gamma di oli che possono essere oggetto della valutazione sensoriale. Viceversa, parteciparvi con il ruolo di Capo-Panel è certamente “elettrizzante”, ma per l’aspetto di forte ansia generata dall’aspettativa che altri hanno sul tuo ruolo e sulla sua componente di verifica e equilibrio nella valutazione dei responsi dei giudici.
Ha notato un diverso modo interpretativo degli oli in base alla provenienza degli assaggiatori?
Non ho notato particolari picchi di criticità valutative negli assaggiatori, in dipendenza della loro origine territoriale. Certamente si evidenzia una qualche difficoltà in chi proviene da esperienze meno “intense” di assaggio. Peraltro, il programma formativo che il Comitato Organizzazione dell’Ercole Olivario ha voluto attivare in collaborazione con la Fondazione EVOO School di Roma, ha dato certamente un’impronta positiva nell’approccio del singolo giurato ai momenti di valutazione selettiva degli oli, già a partire dalle fasi delle preselezioni regionali. La presenza in tali commissioni anche di assaggiatori che avevano già avuto un approccio più approfondito con la metodologia di valutazione e con oli di una gamma originaria più ampia ha dato certamente una più omogena fase valutativa, in termini di coerenza degli stessi dati valutativi espressi.
Rispetto alle passate edizioni la qualità degli oli di questa annata come gli è sembrata?
Avendo partecipato, in qualità di giurato, ad altre edizioni e essendomi approcciato anche a plurime esperienze nelle fasi di pre-selezione regionale nella mia Sardegna, posso certamente affermare che la qualità degli oli in valutazione è sempre molto varia, in dipendenza delle annate produttive e della costante evoluzione qualitativa delle tecnologie di lavorazione e di conservazione delle produzioni. Pur tuttavia le commissioni dell’Ercole hanno sempre fatto emergere le eccellenze delle produzioni nazionali, tenendo conto della variegata composizione dell’olivicoltura nazionale e delle peculiarità legate alla territorialità e alle specificità varietali cui si accompagna oramai la grande attenzione al rispetto della materia prima, con la cura delle fasi di ottenimento dell’olio e di altrettanta cura nella sua conservazione.
Cosa, a livello operativo e organizzativo, della “macchina” 2026 l’ha più colpita e impressionata?
Devo evidenziare la grandissima cura che tutto lo staff della Segreteria dell’Ercole, guidata da Alessandra Cirucca con tutto il team operativo, con la costante supervisione del Segretario Generale Federico Sisti pone nel garantire a tutti i componenti la Commissione Nazionale la massima concentrazione operativa, contornandoli di attenzioni puntuali, che cominciano con la preparazione accurata delle postazioni di assaggio sino alle fasi post-assaggio, con momenti a tema culturale per approfondire la conoscenza di fantastici luoghi, apparentemente nascosti, nel microcosmo storicamente appartenente alle profondità di quell’Umbria densa di spiritualità francescana contemporaneamente coccolati con una curatissima ospitalità accompagnata da eccellenze enologiche e produzioni alimentari di livello fantastico.
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