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Via libera al Mercosur: l'agricoltura italiana in ordine sparso

Via libera al Mercosur: l'agricoltura italiana in ordine sparso

Mentre una parte del mondo agricolo è in piazza a Milano contro il via libera al Mercorus, dato dagli ambasciatori UE, i vitivinicoltori italiani festeggiano. Le preoccupazioni per possibili perturbazioni del mercato agricolo, zootecnico in particolare

09 gennaio 2026 | 16:30 | T N

I rappresentanti permanenti degli Stati nel Consiglio, all'interno del Comitato Coreper, hanno dato il via libera al trattato di libero scambio tra Unione europea e i Paesi del Mercosur (Argentina, Brasile, Paraguay e Uruguay).

Ora la Commissione europea sarà legittimata a firmare il trattato, probabilmente lunedì 12 gennaio, in Paraguay.

Decisivo il voltafaccia dell'Italia, apertamente schierata per il no al trattato col Mercosur a dicembre ma che ha votato a favore il 9 gennaio, con un voto rivelatosi decisivo. Contrari Francia, Polonia, Austria, Ungheria e Irlanda. Il Belgio invece si è astenuto.

L'Italia è stata indotta a cambiare la propria opinione di fronte allo sblocco in anticipo, già dal 2028, di 45 miliardi della futura Politica agricola comune.  La Commissione ha poi disposto la sospensione dell’applicazione del Carbon Border Adjustment Mechanism (Cbam) ai fertilizzanti, in vigore dal primo gennaio. E la Commissione ha aperto a una sospensione temporanea con effetto retroattivo dal primo gennaio. 

Gli ambasciatori in sede Coreper hanno convenuto di abbassare dall’8% al 5% la soglia per l’avvio di indagini sui prodotti agricoli sensibili, in linea con la posizione del Parlamento europeo.

Le reazioni del mondo agricolo al via libera al Mercosur

La prima reazione del mondo agricolo è in piazza a Milano, di fronte alla Stazione Centrale, con centinaia di trattori del Coapi (Coordinamento Agricoltori Pescatori Italiani) che stanno manifestando contro il Mercosur, reo di indebolire l'agricoltura europea favorendo l'importazione di prodotti agricoli, in particolare carne e latte, con condizioni igenico-sanitarie e di sicurezza alimentare inferiori agli standard europei. Nel trattato non è infatti stato stabilito alcun termine di reciprocità normativa anche se l'Unione europea ha promesso un rafforzamento dei controlli alle frontiere che passeranno dal 3 al 4% degli ingressi alimentari in Europa. Evidentemente troppo poco per salvaguardare la salute pubblica e l'agricoltura del Vecchio Continente. 

Ma non tutto il mondo agroalimentare è ostile. 

“Accogliamo con soddisfazione l’approvazione odierna dell’accordo Ue-Mercosur, un’intesa che potrebbe contribuire ad ampliare gli sbocchi commerciali del vino italiano e, al tempo stesso, rafforzare il sistema dei controlli per le merci. Uiv apprezza inoltre la gestione del dossier da parte del Governo italiano, che ha consentito di finalizzare condizioni favorevoli”. Lo ha detto oggi, dopo il via libera degli ambasciatori dei 27 Stati membri Ue (Coreper) all’intesa con il Mercosur, il presidente di Unione italiana vini (Uiv), Lamberto Frescobaldi. Secondo Uiv, per ragioni storiche e culturali l’area sudamericana, che conta oltre 250 milioni di consumatori, rappresenta un contesto potenzialmente ricettivo per i vini europei e italiani. Oggi, ad esempio, i vini europei destinati al Brasile subiscono rincari fino al 27% per i vini fermi e al 35% per gli spumanti a causa dei dazi all’importazione: una progressiva eliminazione nell’arco dei prossimi 8 anni potrebbe incidere sulla competitività delle imprese in un mercato che oggi – anche a causa delle tariffe – viaggia a bassi regimi. L’import di vino in Brasile sfiora infatti i 500 milioni di euro l’anno, mentre la quota italiana si ferma ad appena 40 milioni di euro, circa l’8% del totale.

Confagricoltura conferma le forti perplessità per l'impatto sul comparto agricolo dell'accordo UE-Mercosur, dopo il primo SI’ a maggioranza arrivato oggi dalla riunione degli ambasciatori dei 27 Stati membri (Coreper). Rimangono, infatti, alcune criticità che non possono essere ignorate. La perplessità principale riguarda il principio di reciprocità, fondamentale per garantire un commercio internazionale equo e trasparente. L’accordo, nella sua forma attuale, rischia di consolidare un’evidente asimmetria: mentre alle imprese agricole italiane ed europee viene richiesto il rispetto di standard elevatissimi in termini di sostenibilità ambientale, sicurezza alimentare e diritti dei lavoratori, le stesse regole non sono attuate per le importazioni dai Paesi del Mercosur (Brasile, Argentina, Uruguay e Paraguay). Questa genera di fatto una forte disparità di condizioni di concorrenza e competitività. Aprire il mercato unico a prodotti realizzati con vincoli e costi nettamente inferiori a quelli imposti ai nostri agricoltori significa penalizzare il modello produttivo italiano ed europeo, che fa della qualità e della sicurezza i suoi tratti distintivi. Alla luce di quanto emerso oggi a Bruxelles, Confagricoltura annuncia che continuerà a monitorare con estrema attenzione i prossimi passaggi dell’iter di ratifica. La Confederazione si riserva di valutare ogni possibile iniziativa volta a tutelare le imprese agricole e a difendere la tenuta economica delle nostre filiere.

“Dopo oltre un quarto di secolo di serrate trattative, tra accelerazioni repentine e brusche frenate, l’accordo commerciale tra l’Unione Europea e il Mercosur è ormai prossimo a essere approvato, andando a creare la più vasta area di libero scambio al mondo; pur conservando intatte le nostre perplessità in merito alle ricadute di tale intesa sul settore agricolo italiano, e in particolare sulle produzioni maggiormente esposte, ovvero le carni, il riso, il mais, lo zucchero e il miele, riteniamo che ormai il dado sia tratto e che diventi ora fondamentale, quindi, mettere in campo ogni possibile sforzo per vigilare sulle possibili perturbazioni di mercato derivanti dal patto con i paesi dell’America Latina”. Lo sottolinea il presidente della Copagri Tommaso Battista a seguito del via libera all’accordo UE-Mercosur arrivato poche ore fa dagli ambasciatori degli Stati membri riuniti nel Coreper. “Analoga attenzione, se non maggiore, andrà poi posta per garantire il pieno rispetto del principio di reciprocità e della sostenibilità delle produzioni in chiave ambientale e sociale, ma anche e soprattutto economica e commerciale, versante sul quale riveste un’importanza non secondaria l’accoglimento della proposta del governo italiano, che ringraziamo per l’impegno, di abbassare dall’8% al 5% la soglia entro la quale attivare le clausole di salvaguardia sulle importazioni dei prodotti sensibili”, prosegue Battista. “Tale rilevante modifica, che andrà ora vagliata dall’Eurocamera, rappresenta a nostro avviso un passo avanti significativo che, unito all’annunciato rafforzamento del sistema dei controlli per le merci all’ingresso nell’Unione europea, assicurerà maggiori tutele sia ai produttori che agli oltre 270 milioni di possibili consumatori interessati dall’accordo, col quale verranno inoltre riconosciute circa sessanta indicazioni geografiche italiane”, osserva il presidente della Copagri, ricordando che “il Mercosur è il settimo maggior partner commerciale dell’Italia fuori dall’UE, con esportazioni che sfiorano gli 8 miliardi di euro in valore e che ammontano a circa 3,3 miliardi per quanto riguarda l’export agroalimentare dell’intera Unione Europea”. “In ogni caso - conclude Battista - il percorso che porterà all’approvazione vera e propria del trattato commerciale tra l’UE e il Mercosur non è ancora concluso, dal momento che dopo il mandato del Coreper alla Commissione Europea per firmare l’accordo, presumibilmente all’inizio della prossima settimana, il testo dovrà passare il vaglio del Parlamento Europeo, dove servirà una maggioranza semplice per la ratifica, e dovrà poi essere fatto proprio anche da tutti i paesi sudamericani”, conclude Battista.

La qualità del nostro Made in Italy agroalimentare non si baratta. Per questo, sebbene soddisfatti per la soglia di salvaguardia scesa al 5% come da noi richiesto, continuiamo a legare il nostro sì all’accordo Ue-Mercosur solo a parità di regole e condizioni, e a controlli serratissimi, davvero all’altezza di standard produttivi e sanitari che i nostri agricoltori e allevatori sostengono con responsabilità e sacrifici e che sono dovuti a tutti i cittadini europei. Questo il commento del presidente nazionale di Cia-Agricoltori, Cristiano Fini, all’ufficialità dell’intensa, raggiunta dal Coreper II, sul trattato di libero scambio tra Ue e blocco commerciale sudamericano (Argentina, Brasile, Paraguay e Uruguay). “Attenzione, -continua Fini- tutta la partita sulla reciprocità è ancora un elenco di promesse e preannunciate proposte, arrivate dall’ultimo Agrifish in risposta alle nostre pressioni e al lavoro importante fatto dalle nostre istituzioni”. A Cia non bastano le intenzioni e l’Italia deve continuare a presidiare l’accordo, come fatto in questi ultimi mesi, e isolandolo da qualsivoglia questione geopolitica internazionale che possa minare l’Europa. La sfida è complessa, ma -per Cia- è essenziale ottenere un regolamento stringente e dettagliato che, tanto per cominciare, a fronte di quel 5%, soglia di variazione prezzo-volume per far scattare le indagini, preveda l’attivazione automatica della clausola. Inoltre, servono controlli sulle importazioni di gran lunga oltre il 50% dei prodotti e occorre che sia ferreo l’allineamento agli standard di produzione e fitosanitari, portando allo “zero tecnico” i livelli massimi di residui contenenti in prodotti come la frutta. “Sull’import di carne e riso -precisa Fini- non possiamo permetterci di abbassare la guardia. Non è accettabile che nei nostri mercati entrino prodotti coltivati o allevati con sostanze e metodi vietati in Europa e in quantità che danneggiano il mercato interno. Ne va della salute dei cittadini e della tenuta delle nostre aziende”. Il Mercosur -sostiene da sempre Cia- è un’opportunità per alcuni settori di punta dell’export, come vini e formaggi, ancora di più pensando alle Dop e Igp italiane. In ballo per l’Europa un valore potenziale pari a quasi 5 miliardi e una crescita per il Made in Italy agroalimentare superiore al mezzo miliardo. “Su questo fronte possiamo alzare, ulteriormente, l’asticella -conclude Fini- in termini di protezione e promozione. Strategico intervenire adesso, definitivamente, sul giusto prezzo da riconoscere ai produttori, fare campagne sulla nostra cultura del cibo buono e sano, come sul lavoro insostituibile dei nostri agricoltori, dimostrare che gli accordi commerciali valgono quando creano efficienza, competitività e vantaggi reciproci. Il tempo a disposizione per aggiustare il tiro è quello del negoziato con il Parlamento Ue e i 27 governi, che adesso dovrà affrontare la nuova proposta. Cia e la sua mobilitazione è concentrata su queste carte”.

C’è un miglioramento sulle clausole di salvaguardia ottenuto dal Governo italiano, con il passaggio dal 10% originariamente previsto al 5% della soglia per far scattare la tutela sui prodotti agricoli sensibili. Insufficienti, invece, i requisiti di reciprocità. Il Governo italiano ha richiesto il divieto di importazione di prodotti con residui di sostanze vietate in Europa, ma ora è la Von der Leyen che deve dare risposte. La reciprocità, insieme all’obiettivo di aumentare i controlli, per Coldiretti rimane un punto essenziale che abbiamo più volte ribadito: chi vuole esportare in Europa deve rispettare gli stessi standard produttivi, ambientali e sanitari richiesti alle nostre imprese agricole. Ora la Presidente Von der Leyen e la sua ristrettissima cerchia di tecnocrati, di cui continuiamo a non fidarci, deve tradurre in regolamenti gli impegni richiesti dall’Italia su un principio di reciprocità valido per tutti gli scambi commerciali e non solo per quelli del Mercosur. Dimostri una volta di capire le esigenze dell'economia reale, tutelando gli interessi veri dei contadini che continuano a voler produrre all'interno del continente europeo e non come altri settori produttivi che hanno preferito delocalizzare. Questo accordo, così com’è – ribadisce Coldiretti – finisce per favorire soprattutto l’industria chimica tedesca, produttrice di fitofarmaci vietati severamente in Europa, che esporta anche nei paesi del Mercosur e senza reciprocità ce li rimanda nel piatto attraverso i cibi, a discapito della salute dei cittadini consumatori europei. Coldiretti sottolinea che adesso la palla è totalmente nel campo della Commissione da cui ci si aspetta un’iniziativa risolutiva in difesa degli standard europei. Prosegue la nostra mobilitazione permanente e se non ci saranno risposte saremo a Strasburgo il prossimo 20 gennaio per gridare ancora una volta il nostro “no” a un accordo che, così com’è, è voluto fortemente dalla Von der Leyen.

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