Italia
Lo scambio avvelenato tra anticipi PAC e ratifica del Mercosur
Gli agricoltori indipendenti di Altragricoltura confermano la mobilitazione del 9 gennaio a Milano contro il Mercosur, opponendosi allo scambio con l'anticipo del fondi della PAC. Più costi che benefici per gli agricoltori nazionali
08 gennaio 2026 | 14:45 | T N
L'Italia si smarca dal fronte del no al Mercosur, il trattato di libero scambio con i Paesi del Sud America, e dà un sostanziale via libera dopo che la Presidente della Commissione europea, il 6 gennaio, ha scritto alla Presidente del Parlamento e a quello del Consiglio per proporre una rimodulazione dei fondi agricoli.
Sul tavolo l'utilizzo anticipato, al 2028, dei 45 miliardi destinati alla revisione di medio termine della PAC.
Altragricoltura denuncia che "gli Stati membri avranno accesso immediato «to up to two thirds of the amount normally available for the midterm review… about EUR 45 billion». Queste parole non descrivono soldi in più: sono risorse già previste che vengono semplicemente anticipate. Oggi servono a calmare il malcontento; domani, quando esploderanno nuove crisi, non ci saranno più."
E ancora: "la Commissione sottolinea anche il raddoppio del fondo per le perturbazioni di mercato: «the doubled amount of EUR 6.3 billion for addressing market disturbances». All’apparenza sembra una cifra impressionante, ma spalmata su sette anni e ventisette Paesi significa meno di un miliardo l’anno: troppo poco per fronteggiare crolli dei prezzi, shock di mercato, crisi climatiche e speculazioni. È un fondo che paga, e male, il danno dopo, senza prevenire le cause. E mentre si parla di “resilience”, non si affronta il nodo vero: la concorrenza sleale prodotta dagli accordi commerciali."
Infine anche i 63 miliardi dei fondi di coesione destinati alle aree rurali sarebbe una polpetta avvelenata poichè "una parte importante di queste risorse arriva sotto forma di prestiti. Per le piccole aziende significa più burocrazia, più debiti, più rischio e nessuna garanzia di reddito. In pratica si sostiene la finanza agricola, non il lavoro agricolo."
Una bocciatura su tutta la linea delle proposte, ancora non tramutate in progetti legislativi, che Ursula von der Leyen ha promesso per superare le obiezioni italiane al Mercosur, trattato di libero scambio che dovrebbe avere il via libera degli ambasciatori UE domani 9 gennaio.
Tanto fumo e poco arrosto per gli agricoltori di Altragricoltura che hanno confermato la mobilitazione a Milano del 9 gennaio, proprio in coincidenza con il voto in sede di Coreper a Bruxelles, per dire no a un accordo di libero scambio che non fornisce alcuna garanzia in termini di reciprocità, che farà entrare in Europa prodotti alimentari con standard inferiori a quelli sanciti dalla UE (in particolare carni) facendo concorrenza sleale agli allevatori e agricoltori nazionali.
La mobilitazione di Altragricoltura si aggiunge a quella di migliaia di contadini francesi che stanno assediando in questo momento Parigi e quella di altrettanti spagnoli che sono scesi in piazza in queste ore. Mentre, però, i governi francese e spagnolo restano fermi sul no al Mercosur, l'Italia sembra pronta a dare il via libera dopo le promesse dell'Epifania di Ursula von der Leyen.
La piattaforma programmatica di Altragricoltura è riassunta in poche frasi: "La vera sovranità alimentare richiede regole chiare e uguali per chi produce in Europa e per chi esporta in Europa, prezzi che riconoscano il valore del lavoro, filiere trasparenti e meno concentrate, un sostegno strutturale alla qualità vera. Finché si continuerà a confondere anticipi con aiuti e fondi tampone con strategia, la distanza tra Bruxelles, le campagne e le tavole dei cittadini continuerà ad allargarsi."
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