Italia
Biostimolanti e fertilizzanti innovativi: la chiave per affrontare il cambiamento climatico
Nel pomodoro da industria osservata una precocizzazione della maturazionei, mentre nel melone l’applicazione dei biostimolanti ha migliorato il contenuto di clorofilla delle foglie e ridotto i marciumi. Per il pomodoro da mensa registrato un incremento del vigore vegetativo e dello stato nutrizionale azotato
29 novembre 2025 | 10:00 | C. S.
Strumenti utili per fronteggiare l’estremizzazione del clima, a patto di utilizzarli con il giusto approccio tecnico e soprattutto con un timing corretto. È questo il messaggio principale emerso dall’evento di presentazione dei risultati del progetto “Biostimolanti in campo”, dedicato al pomodoro da industria e organizzato da L’Informatore Agrario in collaborazione con Veneto Agricoltura, l’Azienda Dimostrativa Sperimentale Arsial di Tarquinia (Viterbo), l’azienda agricola Giacomaniello (Eboli, Salerno), la Tenuta Longinotti (Ronciglione, Viterbo), l’azienda agricola F.lli Nola (Castrovillari, Cosenza) e il Centro sperimentale Arsac di Mirto Crosia (Cosenza).
L’incontro, ospitato presso l’Aula Magna del polo di Agripolis a Legnaro, si è aperto con gli interventi di Gianluca Fregolent, direttore operativo di Veneto Agricoltura, e Paolo Sambo, docente e Prorettore dell’Università di Padova, che hanno sottolineato l’importanza della sinergia tra Università, agenzie regionali e imprese private. Una collaborazione oggi indispensabile per fornire agli agricoltori strumenti e conoscenze tecniche in grado di mantenere la redditività delle colture strategiche, come il pomodoro da industria, in un contesto di cambiamento climatico sempre più evidente.
Le sessioni tecniche hanno illustrato i risultati concreti ottenuti con strategie integrate di biostimolanti e fertilizzanti innovativi. Gli interventi di Giuseppe Colla (Università della Tuscia) e Domenico Ronga (Università di Salerno) hanno confermato le potenzialità positive dei biostimolanti nel migliorare le performance produttive del pomodoro da industria. Le prove condotte a Tarquinia ed Eboli hanno evidenziato incrementi significativi della produzione commerciale e un aumento del contenuto di flavonoli nelle foglie, segnale di un effetto antistress sulle piante. Inoltre, è stato registrato un valore più elevato di solidi solubili totali (°Brix), parametro chiave per la qualità del pomodoro.
Franco Tosini, responsabile del Centro sperimentale Po di Tramontana di Veneto Agricoltura, ha sintetizzato quattro anni di sperimentazioni su diverse colture: nel pomodoro da industria si è osservata una precocizzazione della maturazione dei frutti, mentre nel melone l’applicazione dei biostimolanti ha migliorato il contenuto di clorofilla delle foglie e ridotto i marciumi. Per il pomodoro da mensa, si è registrato un incremento del vigore vegetativo e dello stato nutrizionale azotato.
Sul fronte economico, i dati confermano la convenienza delle strategie integrate: anche in scenari di prezzi minimi del pomodoro da industria, il ritorno dell’investimento è risultato sempre positivo, dimostrando la sostenibilità economica oltre che ambientale di queste pratiche.
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