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Le cattive notizie sulla produzione olivicola e le buone notizie sul mercato italiano dell'olio di oliva

Le cattive notizie sulla produzione olivicola e le buone notizie sul mercato italiano dell'olio di oliva

Produzione di olio di oliva in calo a livello mondiale e in diminuzione anche i consumi di extravergine di oliva in Italia ma l’olio nazionale cresce del 4%, tanto che ormai metà degli scaffali dei supermercati che sono dedicati proprio al 100% italiano

18 aprile 2024 | C. S.

I cambiamenti climatici, ma anche la concorrenza internazionale e la competizione sui prezzi, i dazi che non facilitano l’armonizzazione dei mercati e la necessità di migliorare la visibilità e la riconoscibilità dell’olio di oliva sui diversi mercati. Sono le sfide che il settore olivicolo oleario deve affrontare, secondo María Juárez, responsabile dell’Unità Economia e Promozione del Consiglio Oleicolo Internazionale (COI), dopo un 2023 caratterizzato da un sensibile calo di produzione e un conseguente marcato rimbalzo dei prezzi e «con la previsione anche per la campagna in corso di un taglio delle produzioni del 6%, provocata dalla concomitanza di più fattori: periodi di fioritura asincroni, raccolte precoci per l’avvento di alcune patologie come la Xylella fastidiosa e fasi di siccità».

Il clima che cambia e l’influenza sui mercati è uno dei temi affrontati al convegno inaugurale «La nuova geografia dell’olio mondiale, tra produzione e consumo», moderato dal giornalista Michele Bungaro, della 28ª edizione di SOL, International Olive Oil Trade Show, nel corso del quale è stata annunciata la partnership tra Veronafiere e la Fundacion de Olivar, un osservatorio internazionale per il monitoraggio delle produzioni e dei prezzi dell’olio e che costituisce un punto di riferimento per il settore.

«Questa partnership fra Italia e Spagna – ha dichiarato Raul Barbieri, direttore commerciale di Veronafiere - non solo rafforzerà i legami tra due nazioni che sono da sempre al cuore dell’industria olivicola, ma aprirà nuove opportunità di crescita e sviluppo su scala internazionale. Sempre più SOL rappresenta un’opportunità straordinaria per condividere conoscenze, esperienze e idee innovative che ci permetteranno di affrontare con successo le sfide future e di prosperare come settore. E Veronafiere si sta impegnando per dare nuove progettualità a questa manifestazione».

Dopo un ventennio di continua crescita, con la produzione mondiale di oli di oliva passata da 1,8 milioni di tonnellate nel 1992/93 fino alle 3,4 milioni di tonnellate della campagna olearia 2010/2011, secondo i dati del COI, le oscillazioni produttive sono diventate la norma con cinque campagne olearie negli ultimi dieci anni a 2,4-2,5 milioni di tonnellate e altrettante abbondantemente sopra le 3 milioni di tonnellate. Più lineare, invece il trend dei consumi, raddoppiati in trent’anni e passati da 1,6 milioni di tonnellate a 3 milioni di tonnellate nel mondo.

L’incertezza economica globale ha un impatto anche sull’industria olivicola, «in particolare per quanto riguarda la necessità di investire in tecnologie e pratiche sostenibili e la necessità di anticipare possibili aumenti dei prezzi degli input agricoli, il tutto in un contesto di crescente concorrenza di mercato in cui altri Paesi non tipicamente produttori come il Sudamerica, l’Australia stanno espandendo la loro produzione di olio d’oliva», ha precisato María Juárez del COI.

L’Italia può guardare con ottimismo allo scenario futuro, anche perché, ha sostenuto Rossella Cernuto, Senior Analytics Executive di NielsenIQ, «l’olio extravergine di oliva nazionale è irrinunciabile sulle tavole degli italiani». Così, se sono in diminuzione i consumi della categoria extravergine di oliva (passati dai 161 milioni di litri del 2022 ai 146 milioni del 2023 secondo dati NielsenIQ), l’extravergine nazionale cresce del 4%, tanto che ormai metà degli scaffali dei supermercati che sono dedicati proprio all’olio 100% italiano. Un trend iniziato nel 2016 e che ancora prosegue.
«Sarà fondamentale parlare ai giovani – ha proseguito Cernuto di NielsenIQ -. I consumi di olio extravergine di oliva, infatti, nelle famiglie delle fasce fino a 44 anni diminuiscono, e i produttori dovrebbero lavorare per conquistare le fasce più giovani, facendo leva anche sulla micro-territorialità con attività mirate sul territorio e per target di consumatori».

L’Italia, in un contesto sempre più competitivo, non può restare isolata, ma anzi deve aprirsi e collaborare con i diversi mondi dell’olio. Da qui l’alleanza siglata da Veronafiere e Fundacion de Olivar, per un miglioramento del know how. «Non ho difficoltà ad ammettere che l’Italia è leader della qualità olearia, come la Spagna è oggi la leader produttiva e commerciale. I due Paesi devono affrontare insieme le sfide dei prossimi anni, valorizzando i rispettivi punti di forza e proponendosi insieme sui mercati internazionali e nei contesti dove viene deciso il futuro del settore – ha detto Javier Olmedo Hernandez, direttore della Fundacion de Olivar -. Anche perché vi sono alcuni elementi critici che sono comuni, come la carenza di manodopera specializzata, aspetto che riguarda Italia, Spagna e Portogallo. La partnership tra Fundacion de Olivar e Veronafiere apre un nuovo modello di relazioni Spagna-Italia che speriamo dia proficui frutti».

Verona nuova «Città dell’olio». Al termine del convegno inaugurale della 28ª edizione di SOL, in programma a Veronafiere fino a mercoledì, il presidente dell’associazione nazionale delle Città dell’Olio, Michele Sonnessa, ha accolto il Comune di Verona fra gli associati, consegnando la bandiera al sindaco di Verona, Damiano Tommasi. Fra i presenti alla cerimonia, il direttore di Veronafiere Raul Barbieri, l’assessore al Commercio Italo Sandrini, il consigliere delegato all’Agricoltura Pietro Trincanato, la presidente della Circoscrizione 2 del Comune di Verona, Elisa Dalle Pezze.

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