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La Toscana in soccorso all'olio extravergine di oliva a denominazione di origine

La Toscana in soccorso all'olio extravergine di oliva a denominazione di origine

Dagli strumenti finanziari, ai bandi fino alla ricerca. Ma senza la promozione, per creare valore aggiunto all'olio di oliva toscano, l'olivicoltura rischia l'abbandono. Dalle certificazioni nuova linfa alla toscanità

09 aprile 2024 | Giosetta Ciuffa

Una lamina d’oro sul legno dell’olivo, vero tesoro per gli olivicoltori, un “olio, oro vivo” (questo il claim per le opere dell’artista Takafumi Mochizuki). Oggetti d’arte presentati durante la premiazione della Selezione Oli della Regione Toscana e forgiati secondo la tecnica giapponese del kintsugi, rinomata per l’utilizzo del prezioso metallo là dove elementi diversi sono riparati e i lembi riuniti: nel caso degli alberi, frammenti diversi di legno e parti ferite di un tronco, cadute sotto intemperie e potature. Tante sono le criticità del settore che, se i produttori non avessero già questa visione, quasi di un percorso dorato in mezzo a mille difficoltà (e rotture, ma di quelle che non basta un filo d’oro…), certamente non andrebbero avanti, anche perché di ori nella realtà se ne vedono ben pochi.

Ad aiutare olivicoltori e gestori dei frantoi ci pensa la Regione Toscana, con un bando Pnrr da oltre 22 milioni di euro, la cui scadenza è stata prorogata al 31 maggio, per incentivare metodi innovativi di coltivazione e di gestione delle acque, impianti sperimentali e agricoltura di precisione. Pnrr in ausilio anche dei frantoi toscani: dei 400 presenti, uno su 4 ha partecipato al bando per l’ammodernamento delle strutture con tecnologie più sostenibili nel segno di un’economia circolare a basso impatto ambientale e al riutilizzo degli scarti. Sono arrivate richieste per 20 milioni di euro ma al momento la Toscana dispone di 8,3 milioni; probabile però che le risorse vengano riassegnate con lo scorrimento della graduatoria. C’è poi il sostegno alla ricerca di materiali genetici e al vivaismo olivicolo, distretto vivace soprattutto a Pescia; infine la misura ACA 25 rivolta alla tutela della biodiversità e al recupero degli oliveti secolari, che corrono il rischio di abbandono.

Precisa la vicepresidente della Regione Toscana e assessora all’Agroalimentare Stefania Saccardi: “Non va dimenticato l’ecoschema 3 incentrato sull’olivicoltura a scopo paesaggistico, per il quale la Regione ha molto lottato proprio per evitare che più risorse potessero avviarsi verso altri che lavorano sulla quantità”. La Toscana tradizionalmente ospita un’olivicoltura che vuole investire sulla qualità ed è consapevole che “il processo di trasformazione non è irrilevante, come anche lo sperimentare, soprattutto in un periodo colpito dai cambiamenti climatici”. Da qui l’attenzione all’agricoltura 4.0 e all’uso razionale dell’acqua, in uno scenario in cui non è più pensabile un’olivicoltura in asciutta.

Se c’è un dato quantitativo per cui la Toscana si fa notare, è quello relativo alle certificazioni: Toscano Igp, Chianti Classico Dop, Terre di Siena Dop, Lucca Dop, Seggiano Dop. La produzione regionale di olio di oliva si attesta intorno ai 150.000 quintali annui (circa il 5% della produzione nazionale) per un valore di quasi 130 milioni di euro, pari a circa il 5% del valore totale della produzione agricola regionale. “25% è invece la produzione di olio certificato dalla Toscana rispetto al totale nazionale – osserva il segretario generale della Camera di Commercio di Firenze Giuseppe Salvini –. Ciò che non torna è il prezzo: l’olio Dop Chianti Classico è a 17 euro e l’Igp Toscano è a 12 euro, un prezzo ancora non proporzionato all’impegno dei produttori”. Dall’apertura all’oleoturismo (il 58% dei 15 milioni di arrivi viene anche per il turismo gastronomico) agli eventi per la promozione delle eccellenze toscane come BuyWine (vino, 10 e 11 aprile) e BuyFood (cibo e olio, a ottobre) fino ad ExportHub per affrontare i mercati esteri - strumenti di cui parla il presidente di PromoFirenze Massimo Manetti - si evidenzia anche l’importanza di una collaborazione tra produttori, operatori oleoturistici e della comunicazione per costruire e divulgare contenuti, e lo sottolinea Francesco Palumbo, direttore di Fondazione Sistema Toscana che gestisce il portale di destinazione turistica VisitTuscany.com sulle cui pagine si contano tremila (su 10mila) contenuti sul tema dell’olio (con +150% visite web tra il 2022 e il 2023).

A seguire gli interventi tecnici. “Il compromesso è trovare soluzioni innovative purtroppo low cost: il frantoio è un sistema povero, usandolo solo 45 -60 giorni all’anno non si può investire più di tanto, inserendo tecnologie avveniristiche che il sistema produttivo non sosterrebbe – osserva Alessandro Parenti, professore Università di Firenze - D-AGRI – “Investire intanto sulla formazione del frantoiano, a cominciare dalla necessità della pulizia dei locali e aumentare i prezzi. Ricordiamoci che a parità di frutta le olive producono un quinto meno dell’uva: 15 sono i litri d’olio da un quintale di olive a fronte dei 70 da un quintale di uva”.

Gaia Meoni, ricercatrice Università di Firenze – CERM, ha illustrato la tecnica della risonanza magnetica nucleare applicata all’olio, che consente un’impronta digitale per determinare le caratteristiche chimiche come gli acidi grassi, i valori nutrizionali o i polifenoli ma anche l’origine e quindi l’autenticità di un prodotto, il tutto con una sola goccia di olio; Chiara Cherubini, tecnico Analytical, ha sottolineato l’importanza di un approccio esperto e competente nella filiera della produzione.

Infine, un confronto tra i direttori dei consorzi. Dalla lotta al tuscan sounding che va forte all’estero (Fabrizio Filippi, Toscano Igp), confermata dall’errata percezione dei consumatori su Dop e Igp (Gionni Pruneti, Chianti Classico Dop: “abbiamo puntato sulle nostre varietà e ora sullo scaffale è più interessante il richiamo di nuove cv per il superintensivo che evocano la toscanità, come Brunella o Florentia, non riuscendo forse a far capire il legame tra olio e territorio”) alla lotta alla retrotopia (ciò che si faceva prima era meglio) di Alberto Leotti della Dop Terre di Siena al progetto Oleosanber per “l’olio di san Bernardino” e il recupero del convento del Colombaio a Seggiano (Luciano Gigliotti, Seggiano Dop). Fuoriprogramma, l’associazione Quore – Qualità e Origine in un’ulteriore aggregazione delle 5 Dop e Igp ha riunito i 5 oli certificati in una confezione destinata ai buyer.

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