Italia
Il successo del cibo biologico è una storia di persone
Il fatturato bio nei supermercati ha raggiunto i 2 miliardi di euro, a cui si aggiungono 900 milioni dei negozi specializzati. Ma il bio non è solo numeri ma anche strorie di persone, ancora prima che imprenditori
06 agosto 2021 | C. S.
"Ho capito che il mondo è tutto attaccato" così una bimba di cinque anni del Milanese ha raccontato la sua scoperta, dopo un percorso scolastico di educazione ambientale. Non ci sono parole più illuminanti per spiegare l’interconnessione che caratterizza il nostro tempo, secondo Bio Bank che da anni racconta il mondo del bio con i numeri e le storie che vi sono dietro.
Aumentano i prodotti che incrociano più valori: salutistici, ambientali e sociali. Nell’intero 2020, sotto la spinta dell’emergenza sanitaria, le vendite di prodotti bio sono cresciute del 7% rispetto al 2019. E non si torna indietro. Secondo dati Nielsen, nel primo trimestre 2021 si registra un’ulteriore crescita dello 0,9% rispetto allo stesso periodo del 2020.
A guidare la locomotiva del bio, anche in Italia, sono da tempo i supermercati, con vendite oltre i 2 miliardi di euro nel 2020. Più del doppio degli specializzati, con vendite oltre i 900 milioni di euro.
Sono 1.339 i negozi bio in Italia rilevati da Bio Bank nel 2019 (-1%). Sembra quindi rallentare il fenomeno delle chiusure. Ma resta comunque elevato il turnover, con più di 200 negozi in entrata e altrettanti in uscita. A gettare la spugna sono soprattutto i piccoli negozi che hanno fatto la storia del biologico, mentre crescono quelli con superfici oltre i 150 metri quadrati.

Ma il bio non è solo numeri ma anche strorie di persone, ancora prima che imprenditori. Ognuna è particolare. Tutte sono accomunate da motivazioni ricorrenti: il richiamo della natura, il desiderio di valorizzare la terra di origine, la spinta verso un’attività etica, la sfida che si trasforma in opportunità aprendosi all’innovazione. Che si tratti di realtà pioniere o aziende giovanissime, grandi o piccole, a fare la differenza in una storia sono sempre le persone. Con la loro visione, con le loro capacità, con le diverse motivazioni. Ecco come si raccontano sei protagonisti dell’Italia del biologico, da Trapani a Bolzano, da Bologna a Oristano, da Lecce a Ferrara.
La sfida per Sebastiano Tundo è sostituire la barbabietola da zucchero nelle rotazioni colturali sugli oltre 100 ettari di famiglia. La risposta arriva con la quinoa. Nasce così nel Ferrarese, tra le Valli di Argenta, la filiera della quinoa italiana e bio. Per Luciano Internicola, invece, è passare dai servizi alla persona con fondi pubblici al libero mercato, producendo alimenti biologici con la cooperativa sociale Etica. Siamo nel Trapanese, il posto giusto per coltivare erbe aromatiche, rese uniche con un processo assolutamente innovativo. Per Nicoletta Maffini l’impegno alla guida della cooperativa bolognese Conapi, la filiera del miele italiano più grande d’Europa, passa anche dal mettersi in gioco in prima persona allevando api. Un modo per entrare in sintonia con la complessità, di un alveare così come di una grande impresa votata da sempre alla biodiversità. La valorizzazione del territorio è al centro della storia di Valentina Avantaggiato di Pralina, in provincia di Lecce. Nasce qui il baby food salentino con sapori che educano i più piccoli al gusto naturale. L’amore per la natura e per la terra sarda è binomio inscindibile per Enrica Picucci Rolando con Le Erbe di Janas. La sua cosmesi fitoterapica parte dall’eccellenza delle materie prime coltivate e selvatiche. Per Gianmaria Carpi di Almacabio, azienda pioniera della detergenza ecobio con sede a Bolzano, la sfida è mantenere sempre alta l’asticella della ricerca e della qualità, dando risposte concrete a un mercato in continua e rapida evoluzione.
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