Italia

Come il coronavirus ha cambiato e cambierà le nostre abitudini agroalimentari

Il primo report dell'Osservatorio Lockdown di Nomisma traccia delle linee molto precise sull'attualità e immagina un futuro sempre più italiano, a Km0, sostenibile e che faccia bene alla salute

16 aprile 2020 | C. S.

Uno sguardo al carrello della spesa alimentare ha messo in luce che il lockdown ha inciso in modo determinante sulle preferenze degli italiani. In crescita gli acquisti di prodotti ed ingredienti: il 40% degli intervistati ha dichiarato di aver dato più spazio a farine e lieviti, ammettendo però, nel 36% dei casi, che ridurrà l’acquisto di questo tipo di prodotti al termine della quarantena. Stesso trend in crescita per l’approvvigionamento di alimenti a lunga conservazione: il 31% ha fatto scorta durante il lockdown, ma il 24% tornerà alle vecchie abitudini quando sarà finita l’emergenza Coronavirus.
Boom per le confezioni multiple: il 64% le acquistava nel pre – quarantena, oggi il trend si è assestato a quota 79%, un dato che, secondo le previsioni degli stessi consumatori, è destinato a rimanere valido anche nella ripresa.

Con il lockdown sono cambiate anche le modalità di acquisto: la percentuale di chi ha fatto la spesa online è aumentata del 10%. Nelle ultime tre settimane 3 italiani su 4 hanno ordinato cibo da asporto, in particolare il 64% ha preferito pasti pronti con consegna a domicilio.
Nei negozi fisici cambiano le priorità: tra i fattori che orientano la scelta dei prodotti da mettere nel carrello della spesa c’è l’attenzione alla provenienza: il 22% dei consumatori ha sottolineato di aver scelto il Made in Italy e le filiere corte: il 41% di chi si occupa della spesa ha dichiarato di fare attenzione alla data di scadenza di ciò che acquista.

Forte poi l’attitudine ad acquistare cibi che garantiscono benessere e uno stile di vita salutare, una tendenza che nel periodo di quarantena tocca quota 49%. Il 20% degli italiani, poi, basa la scelta sulla sostenibilità del prodotto, mentre il 12% sceglie in funzione di un packaging sostenibile. Importante la performance del biologico che ha catalizzato l’attenzione del 30% della clientela non user.

Cresce anche la percentuale di chi sceglie i negozi di vicinato, passata dal 40% al 54%. Il cambio di passo è determinato dalla paura di spostarsi e di creare assembramenti, ma la flessione registrata dalla consumer base degli ipermercati (dal 67% al 48%) sembra destinata ad attenuarsi nel corso della ripresa post-Coronavirus: gli italiani sono intenzionati a tornare a frequentare gli stessi negozi a cui erano abituati prima del lockdown.

Sebbene la maggioranza degli italiani sia consapevole che la ripresa sarà graduale e improntata, almeno per i primi tempi, al distanziamento sociale, quando l’emergenza sarà finita tra i desideri più forti c’è quello di riabbracciare i propri cari: lo ha dichiarato il 49% delle famiglie.
Seguono nella lista delle cose da fare subito dopo il termine del lockdown, una cena fuori (importante per il 43%), e un viaggio (desiderio espresso da 1 italiano su 3) che nel 70% dei casi avrà come destinazione una località di relax e svago in Italia.

Tra le maggiori preoccupazioni per il futuro c’è l’economia (per l’85% degli italiani) e inoltre la sanità pubblica, che è da ripensare secondo il 70% dei cittadini.

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