Italia

Dal passato al futuro, le lezioni per far rivivere la cultura dell'olio extra vergine d'oliva

Dall'Enoteca italiana, ormai chiusa, fino a nuovi percorsi, come il Buonolio Salus Festival. Capire, dal passato, le chiavi di successi culturali, promozionali e anche commerciali per farli rivivere nel presente, con nuove declinazioni e nuovi compagni di viaggio

04 maggio 2018 | Pasquale Di Lena

Ogni cosa ha i suoi tempi di maturazione ed è bene non forzare per non avere brutte sorprese e combinare guai. C’era una volta l’Enoteca Italiana di Siena, la struttura espositiva, aperta tutto l’anno, dell’Ente Mostra Vini, nato nel 1933 per promuovere, allora e fino al 1963, i vini tipici e di pregio, poi i vini di qualità a denominazione di origine, sia controllata (doc) che garantita (Docg). Una struttura che stava per chiudere alla fine degli anni ’70 e, che, messa nelle mani del prof. Luciano Mencaraglia, un uomo di cultura, esperto e capace amministratore, ha saputo uscire dal pantano di una crisi pesante, che veniva da lontano, e, così, avere la possibilità di riprendere il suo cammino nel mondo della Comunicazione del vino. A grandi passi, grazie alla passione e tenacia del suo successore, Riccardo Margheriti, da poco eletto Senatore della Repubblica, ha cominciato a volare e a scoprire mondi lontani. Il Presidente che ha dato tutto lo spazio possibile alle idee e ai progetti che avevano tutti un solo riferimento, la cultura espressa da uno dei testimoni più diffusi e più rappresentativi dei nostri territori più ricchi di paesaggi stupendi, ruralità e di quel mondo antico, oggi, però, più che mai di grande attualità, qual è quello contadino.

Una serie di binomi, come Vino e Turismo; Vino e Sport, Vino e Alimentazione, Vino e donna, Vino e Arte, Vino e cultura, a significare e testimoniare la centralità, nel corso di millenni, di questo prodotto della terra e del contadino e il suo saper stare con mondi, i più disparati, capaci tutti di dare al vino la sua immagine vera, che è quella di essere frutto di una coltura e, nel contempo, espressione di cultura.

L’incontro, nel 1986, del vino con il turismo apre alla centralità di quel Bene, il territorio, comune, cioè di tutti da sempre, che con l’avvento del neoliberismo e della globalizzazione, si vuole privato, al pari della salute, della scuola, dei servizi essenziali e delle risorse stesse del territorio, così preziose come nel caso dell’acqua e, fra non molto – se si va avanti così, anche l’aria.

A discutere della centralità del territorio ci pensa il piemontese astigiano Elio Archimede con la sua idea di mettere insieme i titolari dei territori, i sindaci, con la creazione di un’Associazione di Comuni segnati dalla viticoltura di qualità doc e docg, che l’Enoteca raccoglie, organizza e, nel giorno della Primavera dell’anno successivo, 2017, realizza, come “Associazione Nazionale Città del Vino”, a Siena, nello sala convegni dello storico Palazzo Patrizi in via di Città, sopra piazza del Campo.

L’inizio di un processo che porta L’Enoteca Italiana, ancora nelle mani di Riccardo Margheriti, a pensare e realizzare sette anni dopo, dicembre 1994, questa volta a Larino nel Molise, la seconda delle Associazioni d’identità, cioè con i loro prodotti legati alla qualità espressa dal territorio, quella delle Città dell’Olio, che sono tanta parte dei territori di questo nostro stupendo Paese, in particolare del Sud e delle isole.

Il Molise, la più piccola regione dopo la Val D’Aosta, con la sua Larino, la patria di tre varietà proprie, autoctone, in primo luogo della “Gentile”, che rappresenta un terzo dei quasi 2 milioni di olivi che coprono quella metà di territorio regionale rappresentato dalla collina, anche alta con oliveti a 800 m.s.l.m.; con la sua Venafro, oggi sede dell’unico Parco , in Italia e nel mondo, dedicato agli olivi. Un parco storico che riporta alla fama dell’olio di Venafro ai tempi del grande impero romano. Una Regione piccola, ma grande se si tratta di olivicoltura, visto che, con i suoi quasi 13mila ettari, è avanti a otto regioni, compresa la Valle D’Aosta, l’unica fin ad ora non avere un oliveto organizzato.
Con questa sua iniziativa dell’Associazione Nazionale delle Città dell’Olio nel Molise, e, qualche anno dopo, della realizzazione di una “Settimana dell’Olio”, come quella del Vino, organizzata negli ambienti della Fortezza medicea, l’Enoteca traccia la strada dell’olio. Un’iniziativa durata fino a quando a presiedere l’Ente Mostra Vini c’è stato, dopo Margheriti, un altro presidente emerito, l’On. Flavio Tattarini, quello che ha dato vita e forza a una delle manifestazioni più belle e più significative dell’Ente-Enoteca, “Vino e Giovani”. Oggi di grande attualità, visto che i giovani hanno bisogno di cultura e di sentire forte la propria identità.

Ripensavo a questo lungo percorso, Domenica scorsa, durante il mio viaggio a Piedimonte Matese e all’incontro con la quarta edizione del Festival dell’Olio Extrabuono, ricco di incontri, mostre, spettacoli, tavole rotonde, giochi per bambini e, con al centro, il Concorso “Buonolio Salus Festival” e apertura dei percorsi sensoriali. Ben 107 gli oli partecipanti e provenienti da oggi regione italiana.

Due giorni pieni dedicati all’ olivo ed al suo olio, con tanti personaggi, la gran parte giovani, a raccontare e far vivere la cultura dell’olio in quel bel paese che si trova ai piedi di una delle montagne della catena tutta campana e molisana, il Matese, che scivola lentamente verso la piana di Caserta seguendo il corso del fiume Volturno.

Un luogo eletto dell’olio, grazie agli antichi popoli che hanno animato questa terra, come gli Osci e i Sanniti, e, oggi, grazie a questa bella e interessante iniziativa promossa, con la collaborazione dei suoi familiari, da una persona appassionata, Vincenzo Nisio, blogger animatore di Officina Cultura Extravergine.

Salutando e abbracciando nuovi amici e leggendo il programma e i nomi illustri dei protagonisti dell’incontro “Oltre i confini, l’olio” e della tavola rotonda “L’Olio e i limiti della conoscenza”, pensavo alla lungimiranza dell’Ente-Enoteca di Siena, dei suoi protagonisti (presidenti e collaboratori tutti) che, dopo aver contribuito al Rinascimento del vino italiano, non si sono dimenticati dell’altro grande testimone dei nostri territori, l’olio, che, grazie anche a quelle intuizioni, oggi vive il suo Rinascimento con la possibilità di dare quelle risposte che aspettano da tempo gli olivicoltori, fondamentali per dare continuità a una coltura-cultura di cui ha tanto bisogno il domani delle nostre aree interne, della biodiversità, di noi consumatori che sempre più sappiamo l’importanza di un cibo prodotto all’insegna della sostenibilità, che, con l’origine della qualità, è fonte di benessere e salute.

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