Italia

Il Molise rurale esiste ed è anche un esempio virtuoso

Il Registro dei Paesaggi rurali storici è un'occasione unica per avvicinare i consumatori a mondi diversi, fatti di natura, storie e tradizioni. Significa mantenere un legame con le radici culturali profonde dell'Italia, entrando a testa alta nel mondo

28 febbraio 2018 | Pasquale Di Lena

Nel Registro, appena aperto, dei Paesaggi rurali storici, pratiche agricole e conoscenze tradizionali, sono stati iscritti due importanti riconoscimenti per il Molise da parte del Ministero delle Politiche Agricole Alimentari e Forestali, consegnati qualche giorno fa dal Ministro Martina, nella sala Medici del Ministero, in via XX Settembre a Roma

Il primo dei riconoscimenti è quello della Transumanza dei Colantuono di Frosolone, una delle due sole Pratiche Agricole inserite nel Registro dei Paesaggi, interpretata da secoli da questa famiglia di allevatori di Frosolone, la ridente cittadina in Provincia di Isernia, nota nel mondo per essere, con Scarperia in Toscana e Magnago in Friuli Venezia Giulia, la città di un artigianato particolare, quello delle forbici e dei coltelli.

Un'antica pratica, la Transumanza, tuttora vissuta ogni anno dall'intraprendente Carmelina Colantuono, la gentile e bella condottiera che, a fine Maggio, guida la sua mandria dal Gargano a Frosolone per poi riprendere il cammino inverso a Settembre. Un riconoscimento che premia i Colantuono e il Molise, e va a rafforzare la richiesta, già avanzata, di un riconoscimento ancora più ambito quale quello dell'Unesco, cioè di un bene culturale e materiale, patrimonio dell'umanità.

Il secondo è quello assegnato Parco Regionale Storico Agricolo dell’Olivo di Venafro, dopo una lunga e accurata valutazione da parte dell’Osservatorio Nazionale del Paesaggio Rurale (ONPR). Sono solo 10 i paesaggi riconosciuti e, come tali, idonei ad essere iscritti ufficialmente nel Registro nazionale dei Paesaggi rurali storici e alle Pratiche agricole tradizionali. Tra i dieci c’è il Parco Regionale Storico Agricolo dell’Olivo della Città dell’Olio di Venafro, unico al mondo.

Il frutto di un grande lavoro congiunto: Comune di Venafro, con il sindaco Antonio Sorbo, coordinatore regionale e vicepresidente città dell’olio; Ente Parco, con il suo Presidente Emilio Pesino e il supporto prezioso dell’Associazione Nazionale Città dell’Olio, con il suo Presidente Enrico Lupi, che, dopo aver dichiarato tutta la sua soddisfazione per questo importante riconoscimento, ha detto “Siamo molto orgogliosi del prezioso e tenace lavoro svolto dal Comune di Venafro e dall’Ente Parco che, con il nostro supporto, ha ottenuto un traguardo importantissimo Ci auguriamo che questo riconoscimento sia un ulteriore strumento di promozione del territorio , a noi molto caro”.

Questo caloroso e importante auspicio del Presidente Enrico Lupi, che, per l’impegno profuso da lui e dall’Associazione, merita l’attenzione del Governo regionale e del suo Assessore all’Ambiente e all’Agricoltura, che, distratti da altri impegni, si sono dimenticati di versare all’Ente le quote di tre annualità dovute al Parco per legge. C’è da sperare che questo importante riconoscimento eviti il rischio della chiusura di un’istituzione che porta alta la bandiera del Molise ed è, giustamente, fonte di orgoglio di tutti i molisani che amano il Molise. A tale proposito l’emozione del sindaco di Venafro, Antonio Sorbo, ha un suo preciso significato, al pari delle parole del Presidente dell’Ente Parco Emilio Pesino, “Ringrazio tutti coloro che, a vario titolo, hanno dato il loro contributo per il raggiungimento di questo obiettivo che ci permette di guardare con fiducia al futuro, nonostante la strada in salita”.

Chiudo con un applauso alla Transumanza dei Colantuono, una delle due pratiche agricole premiate, e, al Parco Regionale storico agricolo dell’Olivo di Venafro, oggi uno dei primi dieci Paesaggi rurali Storici registrati, alla tenacia del suo Ente che non molla, e che, per questo, ha tutta la solidarietà mia e del Molise che resiste.
pasqaualedilena@gmail.com

L’Associazione Nazionale delle Città dell’Olio è nata a Larino il 17 Dicembre del 1994 grazie all’Ente Mostra vini-Enoteca Italiana di Siena, che aveva già vissuto, nel 1987, l’esperienza della nascita delle Città del Vino, e al suo Presidente Riccardo Margheriti, che ha accolto il mio invito a realizzare a Larino - la mia città patria di tre varietà di olivo autoctone , la “Gentile” la “Salegna” o “Saligna” e quella a duplice attitudine , la “San Pardo” – e nel mio Molise che, oltre a queste tre varietà, ne conta altre sedici, con la 19a, la “Gentile di Mafalda”, riconosciuta lo scorso anno.

Senza dimenticare l’ “Aurina”, la più famosa, per la bontà del suo olio, ai tempi dell’impero romano. Nota, allora, con il nome “Liciniana”, cioè di Licinio, il condottiero che l’ha introdotta a Venafro contro il parere degli esperti di quel tempo, che ritenevano possibile la coltivazione dell’olivo solo entro una distanza non superiore alle 40 miglia.
La realizzazione di quest’Associazione, che tanto ha dato all’immagine dei territori olivicoli italiani e alla cultura dell’olio, è stata possibile grazie a un gruppo illuminato di amministratori e dirigenti che meritano riconoscenza e gratitudine: Antonio Chieffo, allora presidente della Provincia di Campobasso; Attilio Peluso, Domenico Pellegrino e Michele Conte, rispettivamente Presidente, vice presidente e assessore della Provincia di Isernia; Enrico Colavita, Presidente della Camera di Commercio di Campobasso e dell’Unione delle Camere del Molise; Agostino Angelaccio, Presidente della Camera di Commercio di Isernia; Antonio Ventresca, Presidente dell’Ente regionale di sviluppo agricolo e l’allora Sindaco di Larino, il compianto Alberto Malorni, che ha messo a disposizione della costituente Associazione il Palazzo Ducale. Grazie a questi protagonisti e ai sindaci di altri 15 comuni, il Molise è risultato la componente più numerosa dei 33 rappresentanti locali fondatori dell’Anco.

Personalmente devo alla nascita di questa Associazione ed alla fortunata esperienza di consigliere regionale l’idea del “Parco storico dell’olivo di Venafro”, con la presentazione di una proposta di legge regionale, ripresa e approvata solo qualche anno dopo la chiusura della mia vita di consigliere, e, l’altra, altrettanto importante, di una Università dell’Olivo e dell’Olio, a Larino, con il finanziamento di uno studio di fattibilità da parte del secondo governo Veneziale, mai realizzata, né a Larino e neanche nel Molise. Un idea-progetto oggi più che mai di grande attualità, visto che il Mediterraneo ha bisogno di cultura, in particolare di quella della Pace e della solidarietà; di far vivere il suo primato, ancora oggi assoluto, in quanto a estensione della superficie olivetata e produzione di olio. C’è un mondo, sempre più numeroso di consumatori, che ha bisogno di conoscere la cultura dell’olio, soprattutto gli effetti benefici del consumatore di questo testimone principe del Mediterraneo, che non finisce mai di sorprendere in quanto a amore per la salute dell’umanità.

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