Gastronomia

L’appetito del bello? Coincide con l’appetito del buono

Filosofia, tecnica e cucina delle belle arti. La nuova dimestichezza con il sublime in diciassette emblematiche lezioni. L’amore per la verità? L’aspirazione al bene? Non sarebbe forse questa la valorizzazione massima della cucina e della sua essenza?

03 ottobre 2009 | Nicola Dal Falco

Nicola Dal Falco

Ma chi è Angelo Spettacoli, autore del libro Il bello è il buono, dedicato alla filosofia, tecnica e cucina delle belle arti? Si dichiara virtuale, un personaggio virtuale che collabora al libro Cristina Show – Frammenti di una vita, tiene una conferenza a Pistoia sulla Didattica come opera d’arte, compone a quattro mani un testo per la mostra convegno Il possibile dal punto zero, frequentata dai giovani critici d’arte e per la biografia del proprio migliore amico, Aldo Spoldi.

Sua è anche l’introduzione a Lezioni di filosofia morale del filosofo Andrea Bortolon che, non a caso, in quelle pagine gettava le fondamenta della teoria dei personaggi virtuali e di cui sfuggono altri dati anagrafici.
Sull’argomento ritorna con una lettura alla Sorbona, riguardo operazioni e opere della Banca di Oklahoma, tra arte ed economia finanziaria, nel cui logo si riconosce la silhouette del Signor Bonaventura e la Ruota di Bicicletta di Duchamp, di nuovo funzionante sotto un sellino.

Non virtuali sono, invece, Gualtiero Marchesi, il Cuoco, Nicola Salvatore e Aldo Spoldi, insieme artisti e docenti all’Accademia di Brera, uno di pittura e l’altro di tecniche e tecnologie della pittura.
È molto probabile che Angelo Spettacoli siano in realtà tutti e tre in questo volume, edito da Skira e introdotto con parole ferme da Loredana Parmesani docente dell’Istituto Europeo di Design.
A meno che il ceronettiano suonatore d’organetto con l’infallibile sorriso da clown, fotografato da Met Levi nell’ultima di copertina, sia il vero autore e i tre spavaldi sue proiezioni ortogonali. Resta un ultimo dubbio e cioè che anche Met Levi non esista.

Può sembrare una lunga premessa, ma è il minimo che si possa scrivere, suggerendo la lettura immediata di Il bello è il buono.
Angelo Spettacoli, alias Marchesi, alias Salvatore, alias Spoldi è il buon insegnante che percorre le epoche come contrade e per ognuna indica la direzione del vento e della storia, ricavando dal viaggio una mappa dell’arte da dispiegare in diciassette lezioni sotto gli occhi degli studenti di Brera.



Mentre è Platone a proteggere l’impresa, con la famosa formula che ha suggerito il titolo, la ragione del viaggio, da cui dipende anche la scelta dei compagni di strada, è che l’arte moderna e i ristoranti nascono contemporaneamente dai lombi della Rivoluzione francese.
L’improvvisa disoccupazione dei cuochi e lo sfratto dal Louvre del vecchio inquilino diffondono per il mondo la cucina nobile e aprono le porte, il 10 agosto 1793, alle collezioni d’arte, riconosciute patrimonio di tutti e visitabili dalle 9 alle 16.

La nuova dimestichezza con il sublime, con il pane spirituale del mondo, richiede quindi di regolare la macchina del tempo, di mettersi in comunicazione con il passato e il presente, di fare luce come pretende chi si siede in aula ad imparare.


Il banchetto come istallazione d’arte
Un istinto vitale chiama alla comprensione e, con la stessa forza, a render conto dei morsi della fame. I greci non definivano logodeipnon, banchetto di parole, il loro pasto principale?
Così Gualtiero Marchesi soggiogato all’idea di: «fare cucina dove si respiri e si recepisca l’arte… dove rinascimento e contemporaneo si rimettano al valore universale del convivio… e ciò che conta è l’istante preciso e tutto quello che si può offrire».

Un piccolo banchetto, parentesi di sguardi, intenzioni e gesti, simile ad un’istallazione d’arte, grazie a cui «potersi concentrare sul massimo della qualità, proporre le situazioni più particolari, dedicarsi, spiegare, creare contatto».
L’amore per la verità, la filosofia, l’aspirazione al bene: «non sarebbe forse questa la valorizzazione massima della cucina e della sua essenza»?
Ma se la saggezza, la sophia, si accomoda volentieri a tavola e ci fa insistere sulla metafora del cibo, se addirittura la vulgata leggendaria racconta che Leonardo e Botticelli gestissero insieme la Locanda delle ranocchie, se Toulouse-Lautrec è l’autore di un libro di ricette o se Mengs avvicina il gusto dell’arte a quello della gola, predicando cibi leggeri, è certo che, allora, qualcosa di inestricabile lega il bello al buono.

Cosa sia lo precisa proprio il pittore di Montmartre, dei suoi bordelli e caffè: «L’accuratezza, la precisione, l’umiltà – scrive – sono il segreto di ogni successo artistico e culinario. L’arte e la cucina hanno in comune il rispetto per le stesse qualità e cioè l’abilità, la tenacia, l’originalità dell’ispirazione, la fedeltà alla tradizione».
Aggiungendo che: «in ogni arte, e ciò vale anche per la cucina, la grande raffinatezza consiste nella sintesi e nella semplicità. Evidentemente è necessario rifarsi alla tradizione,
ma bisogna dimenticarla, senza tuttavia tradirla per ignoranza o per negligenza, o per non volerne tenere conto. È così che si diventa cuochi senza pregiudizi, anarchici che nella confezione di un piatto riconoscono soltanto la legge dell’equilibrio imposto della natura».
Quasi un manifesto, senz’altro un patto che Angelo Spettacoli, uno e trino, sottoscrive.


L’arte preistorica e la carbonella
Da questo punto in poi, cominciano le vere sorprese e i capitoli si susseguono limpidi, sapidi, crepitanti.
Il sacro fuoco dell’arte brucia insieme ai primi cibi cotti e con un tizzone spento si animano di figure il fondo delle grotte.
Ancor’oggi, la carbonella serve al pittore per tracciare segni sulla carta e sulla tela. Di seguito si dà la ricetta per fabbricarsela, scegliendo rami di salice bianco, oppure di vite e nocciolo. Necessità che può coesistere e confondersi con la cottura, là per là, di una bistecca alla fiorentina.

L’essere è un’eredità greca, un concetto definito sul piano metafisico da Parmenide e in quello dell’arte dalla scultura. Le statue di giovani e fanciulle d’epoca arcaica come l’essere si contrappongono al mutamento, stanno nello spazio, consapevoli, fisse. Rappresentano la misura che subentra alle emozioni, in conseguenza e in virtù di quelle. Una serenità pacificante. La lotta per l’identità è anche una lotta per la sopravvivenza della Grecia contro l’Impero persiano che la Macedonia trasforma in un’immane sforzo di assimilazione e di unificazione. Tentativo che la macedonia, nel senso di insalata di frutta, di sapori, perpetua proprio come omaggio al concetto.


Tempera all’uovo e fondo oro
Il Medioevo rivela, invece, ad Angelo Spettacoli l’intimità tra tempera e oro, il rapporto dialettico tra le tinte terrose e lo splendore del divino metallo, tra creature e Creatore.
La tempera si faceva sbattendo un uovo intero, aggiungendo aceto bianco di vino, acqua e unendo poi i pigmenti colorati. Rendeva palese, nei quadri, come la necessaria “temperanza” dei corpi trovasse la propria giustificazione nella luce incorrotta della doratura.
Tutto l’opposto del colore ad olio che accompagna l’umanesimo in pittura. Mentre la tempera perde di lucentezza, quando asciuga, questo la mantiene grazie ad un processo di ossidazione. La pittura ad olio, solidificandosi, cattura l’aria, immettendo nel quadro l’elemento più instabile, ma che fa vivere il mondo, spostando il punto di osservazione dalla teologia alla storia.

La narrazione continua, associando l’illuminazione rinascimentale al sole e alla cucina all’aria aperta; la natura morta alla cena a lume di candela; il barocco a Montaigne e alle patate; il Seicento al cioccolato e al caffè e via galoppando fino alla macchina digitale e ai cibi pronti.
Di volta in volta, come a dare una mano per ricapitolare e saziare i compagni e i lettori ecco un piatto di Marchesi che, naturalmente, compendia tra fisica e metafisica, alimento e pensiero, la visione di questa storia dell’arte.





Angelo Spettacoli; Gualtiero Marchesi, Nicola Salvatore, Aldo Spoldi, Il bello è il buono. Filosofia, tecnica e cucina delle belle arti; Skira editore, Milano, 2009, euro 15

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