Gastronomia

Il peperone di Voghera diventa Presidio Slow Food

Il peperone di Voghera diventa Presidio Slow Food

Fino a metà del secolo scorso era diffusissimo, poi una micosi ne ha ridotto notevolmente la coltivazione. Un lungo lavoro di recupero lo ha fatto tornare nella pianura tra Pavia e Alessandria

11 settembre 2023 | C. S.

Per lungo tempo, nel secolo scorso, Voghera ha fatto rima con peperone: coltivato un po’ ovunque nella pianura tra il Pavese e l’Alessandrino, era conosciuto e apprezzato ben al di là di quei confini. Voghera ospitava un importante mercato ortofrutticolo ed esportava anche fuori dall’Italia quei peperoni verdi, facilmente digeribili che un po’ tutti coltivavano nel proprio orto. Poi, intorno alla metà del Novecento, una micosi decretò un drastico calo di produzione negli orti vogheresi. Oggi, dopo più di quindici anni di lavoro finalizzato al recupero del seme, il peperone di Voghera è tornato nei campi e sulle tavole, diventando Presidio Slow Food.

Il “bianco” di Voghera, un peperone che va raccolto verde

«Il peperone di Voghera ha forma cubica, dimensione tra gli 8 e i 12 cm ed è quadrilobato, cioè normalmente ha quattro coste, ma può presentarne anche solo tre» spiega Andrea Olezza, referente dei sei produttori che aderiscono al Presidio. Tra gli aspetti che colpiscono maggiormente c’è sicuramente il colore: «Il peperone è verde chiaro e perciò viene detto “bianco”. In piena maturazione diviene giallo, quasi arancione, ma la particolarità è che è buono già quando è verde: proprio per questo motivo, il Voghera normalmente si raccoglie uno o due giorni prima che diventi giallo. È il momento in cui è più consistente, l’ideale per essere conservato sottaceto, come vuole la tradizione». Il peperone di Voghera non è però buono solo sottaceto: consumarlo crudo, in insalata o in pinzimonio, ne esalta il sapore, ed è abitudine usarlo anche come condimento di un classico risotto.

La lunga via per il recupero

Nella sua epoca d’oro, il peperone di Voghera era conosciuto anche in Germania e negli Stati Uniti. Ma allora che cosa è successo, che cosa ha causato la notevole riduzione di produzione? «Erano gli anni Cinquanta – spiega Olezza – quando un fungo colpì le radici delle piante, facendole morire rapidamente». La causa? «L’eccessiva coltivazione: a forza di seminarlo negli stessi orti, la malattia si è diffusa. Abbiamo imparato la lezione, oggi non mettiamo mai il peperone nella stessa porzione di orto per almeno tre o quattro anni e il disciplinare di produzione prevede rotazioni annuali».

Per sfuggire al fusarium, il patogeno che tanti danni inflisse alle coltivazioni di peperone, chi poté si spostò di qualche chilometro. «Mio nonno, una volta sposato, si trasferì nella zona di Corana, un paese poco distante da Voghera con un terreno più sabbioso e qui continuò a riprodurre il Voghera» racconta Olezza. «Ci ha davvero sempre creduto, pur essendo rimasto l’unico, ed è riuscito a trasmettermi la stessa passione». Proprio da quei semi, nel 2005 è partito il progetto di recupero che, in collaborazione con l’Istituto tecnico agrario Gallini di Voghera, l’Istituto di Patologia Vegetale dell’Università di Milano e il Centro Ricerca Agraria di Montanaso Lombardo (Lodi), nel giro di alcuni anni ha consentito di riprendere la produzione e la commercializzazione del peperone di Voghera.

I produttori oggi sono riuniti nell’associazione di valorizzazione e tutela del PepeVo, di cui fa parte anche Olezza, che si occupa personalmente della riproduzione della semente: «Direi che ho un legame quasi morboso con questa varietà di peperone – scherza –. Ci sento il vero gusto del peperone, mentre le altre mi sembrano più acquose. Sarò di parte, sarà che sono nato e cresciuto tra le piante di mio nonno, ma io il Voghera ce l’ho nel cuore: lo trovo più buono e ai clienti del mercato lo propongo più volentieri degli altri».

«La Condotta Slow Food Oltrepò Pavese si è occupata del peperone di Voghera per più di un decennio, sia per quanto riguarda le ricerche sul fronte scientifico e storico sia per riuscire a coinvolgere nuovi produttori e promuovere il prodotto» conclude Elisa Nervetti, referente Slow Food del Presidio. «Ora lavoriamo per un nuovo obiettivo: far comprendere al consumatore che il peperone è buono appena raccolto e che i trasformati sono altrettanto gustosi».

La zona di produzione del Presidio Slow Food del peperone di Voghera comprende l’area che spazia dalla provincia di Pavia a quella di Alessandria vicino alle confluenze dei torrenti Scrivia, Curone e Staffora nel fiume Po.

Potrebbero interessarti

Gastronomia

La scoperta che ha riscritto la storia del cacao

La Città del Cioccolato annuncia il convegno internazionale “Il segreto di Montegrande. La scoperta che ha riscritto la storia del cacao”. Giovedì 12 marzo, a Perugia, l’archeologo peruviano Quirino Olivera Núñez

09 marzo 2026 | 17:00

Gastronomia

Torna la Festa dell'Olio a Torre del Benaco

La manifestazione, sabato 11 e domenica 12 aprile, prevede una mostra mercato degli oli extravergini di oliva di varie regioni italiane premiati da Slow Food e di prodotti tipici del territorio gardesano

08 marzo 2026 | 15:00

Gastronomia

Italy Beer Week celebra i 30 anni della birra artigianale italiana

Da lunedì 16 a domenica 22 marzo, torna in tutta Italia la Italy Beer Week, il più grande evento diffuso dedicato alla birra artigianale, giunto alla sedicesima edizione

07 marzo 2026 | 16:00

Gastronomia

Il Pinot Nero protagonista a maggio

A Egna e Montagna dal 15 al 18 maggio in degustazione le migliori etichette di questo straordinario vitigno. Tanti gli appuntamenti collaterali pensati per il pubblico

06 marzo 2026 | 17:00

Gastronomia

Al via le iscrizioni per la 2ª edizione di Mignola d’Oro-Gargano Extra Virgin Olive Oil Award

Dopo il successo della prima edizione, il premio torna con importanti novità, confermandosi come un riconoscimento di qualità capace di premiare il lavoro, la competenza e la passione dei produttori garganici

05 marzo 2026 | 17:00

Gastronomia

International Institute of Coffee Tasters premia il miglior assaggiatore di caffè del 2026

È Krešo Marin a conquistare il premio IIAC Best Taster, consegnato durante la sessione Platinum Medal 2026 dell’International Coffee Tasting

04 marzo 2026 | 17:00