Gastronomia

UN VIAGGIO NELL’OLIO, SULLA TAVOLA LE MILLE EMOZIONI DI TERRITORI DIVERSI

Valorizzare l’extra vergine attraverso la cucina, l’abbinamento col cibo è certamente uno dei modi più suggestivi per fare marketing promuovendo le eccellenze d’Italia e del mondo, magari scoprendo realtà oliandole nuove e al tempo stesso antiche. Il caso Pantelleria

17 marzo 2007 | Alberto Grimelli

La “cena dell’olio” a Firenze, una serata dedicata all’extra vergine. Una serie di degustazioni con gli oli di alta gamma in un viaggio attraverso il Mediterraneo:dalla Spagna alla Turchia passando per Pantelleria.

"Oggi più che mai – ha affermato Lamberto Baccioni - Alfa Laval - dobbiamo valorizzare il significato profondo che l’olio, da sempre, porta con sè. Ne abbiamo bisogno per ritrovare le antiche strade della nostra cultura mediterranea. Il nostro viaggio inizia sulle coste Turche, a Buranye, dove il Dr Laleli, medico affermato, con la stessa cura e meticolosità con cui gestisce le sue cliniche, così produce il suo olio di alta gamma “early harvest”, come lui lo chiama. Dalla Turchia, con un balzo, siamo sulle coste della magna Grecia, in Italia. A Pantelleria – continua Baccioni - alcuni appassionati agricoltori, riuniti nel Consorzio Olivicoltori di Pantelleria, hanno prodotto, con tecniche modernissime, dagli antichi olivi, resi striscianti dalla forza del vento, un olio, dal delicato gusto di pomodoro, profumato e leggermente piccante. Dall’isola, si atterra sulle coste della Calabria, dove, nelle antiche terre degli Albanesi, la famiglia Librandi produce eccellenti vini e un olio di alta gamma che ha vinto numerosi premi, tra cui anche l’Ercole Oleario. Risalendo l’Italia, raggiungiamo la Liguria e, ad Albenga, i Fratelli Sommariva offrono, in un caratteristico e affascinante negozio, all’interno delle antiche mura, i frutti delle loro terre".

Un viaggio che si svolge a tavola, con abbinamenti studiati con cura dalla chef del ristorante Borgo San Jacopo.
Una cena conviviale dove l’olio è stato sempre presente ma più in bocca ai commensali piuttosto che sulla bocca dei commensali.
Nessuna particolare celebrazione, nessun discorso che ricordi le virtù salutistiche e nutrizionali dell’extra vergine. Nessuna banalità, insomma, ma il tentativo, peraltro riuscito, di far parlare lui: l’extra vergine d’oliva, anzi gli extra vergini d’oliva.

Tra gli oli presenti, curiosa e intrigante la storia di uno di questi succhi di oliva, l’extra vergine di Pantelleria.
Nato dalla passione per questo prodotto di un gruppo di produttori locali, ha visto il progetto crescere a dismisura fino a diventare un vero e proprio caso che si vuole proporre sulla scena nazionale e internazionale.
Terreno fertile e fecondo quello di Pantelleria, ma torrido e battuto dai venti. L’olivo vive e produce, si contano sui pochi ettari a disposizione più di una varietà, ma le difficoltà sono immani. L’olivo si sviluppa in orizzontale, strisciante sul terreno, la mosca è un flagello, le olive devono essere portate in Sicilia per essere frante. Occorre una piccola rivoluzione, che parte nell’estate scorsa con la riunione di alcuni olivicoltori in Consorzio, vengono fissate delle regole agronomiche e viene acquistato un frantoio Alfa Laval – modello Oliver 500 per rendersi autonomi e poter molire le olive entro poche ore dalla raccolta. Ciò che ne scaturisce, fin dal primo anno, un po’ anche grazie alla buona sorte che notoriamente premia gli audaci, è un eccellente extra vergine ottenuto da cultivar Biancolilla e Nocellara del Belice, con profumi mediterranei che rimandano alle foglie di pomodoro e peperone, in comunione con una moltitudine di sensazioni erbacee, al palato se ne apprezza la delicatezza, con i toni di amaro e piccante finali in equilibrio e di medio lieve intensità.
Una scommessa vinta? Sì ma non è abbastanza, perché molto può essere ancora fatto. La ricerca può e deve dire la propria. Particolarmente apprezzata la presenza di illustri docenti universitari, provenienti da tutt’Italia, che hanno fornito spunti e idee, ma che speriamo ora possano anche accordarsi per progetti di studio che valorizzino una produzione di nicchia che vuole conquistarsi spazio e notorietà sulla base non solo delle indubbie qualità organolettiche e nutrizionali ma anche attraverso dati e numeri che possano avvalorare, rendere tangibile e oggettiva, l’unicità di questo territorio.
Se la strada che i produttori seguiranno sarà ricerca, attenzione a tutte le fasi della produzione, rispetto di rigidi disciplinari e azioni di marketing e comunicazione mirate, quali la cena dell’olio di Firenze, Pantelleria presto non sarà rinomata solo per i capperi.

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