Gastronomia

SOTTO L'EGIDA DI PAOLO MARCHI, SI RIUNISCE A MILANO IL GOTHA DELLA RISTORAZIONE

La cucina d'autore italiana si incontra per la prima volta per delineare il proprio futuro. Tra i partecipanti a Identità Golose anche molte celebrità straniere, da Francia, Gran Bretagna, Spagna e Stati Uniti. I più grandi chef prepareranno ciascuno due piatti simbolo. Svolta epocale?

22 gennaio 2005 | T N

"Identità Golose", così si chiama l'evento. Non è una iniziativa tra le tante. Quindi è da percepire a tutti gli effetti come una vera novità nello scenario attuale, una grande scommessa.

L'idea ha infatti qualcosa di diverso, racchiude in sé lo sforzo di qualificare realmente un settore, qual è quello dela gastronomia, spesso mal considerato nell'opinione comune e oggetto di molte nocive improvvisazioni.
Si tratta dunque del primo congresso italiano di cucina d'autore. Si svolgerà a Milano dal 23 al 25 gennaio 2005 e avrà cadenza annuale.

Paolo Marchi, ideatore e curatore dell'evento, intende con ciò far confrontare le più qualificate espressioni del gotha della ristorazione. L'obiettivo è di far comunicare temi e tecniche che appartengono a cuochi geniali e dalla forte impronta di originalità a un pubblico oggi in grado di recepire i messaggi di novità. Il destinatario privilegiato del congresso sarà innanzitutto il mondo della ristorazione tutto, come pure gli stessi cultori della materia oggi molto sensibili alle evoluzioni in atto.


INTERVISTA A PAOLO MARCHI



L'Italia della gola finalmente si riunisce per trovare nuove strade per il futuro. E’ così?
Sì, assolutamente; bisogna far capire agli italiani che l’alta cucina è esattamente come le auto di Formula uno o il grande design, dove il genio italiano viene avvertito per quello che è nei suoi alti livelli d’eccellenza. Non sempre è così con la cucina nostrana, da noi si confonde ancora quantità con qualità. Ma non è certo riempiendo lo stomaco che si può affermare di aver mangiato bene. Occorre invece rivalutare l’immagine della cucina italiana in casa nostra.

C’è una progettualità nella ristorazione italiana, oppure esistono solo le grandi stelle a fare la differenza?
Adesso ancora no, non del tutto. Alla conduzione familiare di una volta si fanno comunque strada ora anche i manager. In questo modo si esprime una creatività migliore, perché si esce fuori dagli schemi del passato, dove il ristorante lo si eredita di padre in figlio. Il passaggio generazionale è sempre difficile da gestire.

Perché un congresso come Identità golose non è stato organizzato vent’anni fa? L’Italia non era ancora pronta? Ha assunto solo di recente una maggiore presa di consapevolezza?
Vent’anni fa non c’era coscienza dell’importanza che la materia prima ha acquisito oggi. Prima si doveva andare in Francia per imparare. Ora permane in un certo senso il fattore moda, per cui se va molto la cucina spagnola tutti vanno nel paese iberico a osservare e imparare, per ritornare in Italia imitando ciò che hanno potuto vedere. Non è così che si fa. E’ giusto andare all’estero per documentarsi, ma non si può certo copiare il modello che va di moda. Nel frattempo gli italiani hanno imparato moltissimo, ma devono andare oltre e proporre un proprio modello. E’ che la novità in cucina ancora spaventa. Non si ha il coraggio di osare. Si ha paura di non essere capiti dalla stampa o dagli avventori del locale. Ma è l'ambientye che ancora non recepisce: non si dà ancora dignità al cuoco. Invece sono portatori di un messaggio sano, positivo.




Il programma: link esterno

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