Economia

Credito alle imprese 2. / La parola all’Abi

Superare antiche incomprensioni attraverso un’attenta gestione degli aspetti finanziari. Restano tuttavia alcuni punti critici riguardo al basso grado di patrimonializzazione e alla scarsa significatività dei dati di bilancio

04 luglio 2009 | Duccio Morozzo della Rocca

“Credito e agricoltura sono divenuti un binomio inscindibile che tratta un tema sempre più attuale e stimolante che coinvolge due mondi apparentemente distanti.”
Con queste parole Corrado Faissola, il presidente dell’Associazione Bancaria Italiana, ha aperto la sua relazione alla Camera dei Deputati alcune settimane fa..

Secondo l’Abi, ci sono oggi le giuste condizioni per favorire la crescita del settore primario anche attraverso il sistema delle banche, superando antiche incomprensioni.

Il credito all’agricoltura deve consentire il raggiungimento degli obiettivi competitivi in termini quantitativi e qualitativi.
Per questo motivo sono necessarie modalità di approccio adatte a favorire l’accesso al credito del settore agricolo.

Basilea 2, la regolamentazione interbancaria internazionale, deve essere vista dalle imprese agricole come un incentivo ad una più attenta gestione degli aspetti finanziari del loro operare e, al contempo, deve creare le condizioni per lo sviluppo di una cultura volta a ridurre le asimmetrie informative tra banca e impresa.
Diventa fondamentale la maggiore trasparenza informativa delle imprese affinché le banche possano cogliere al meglio tutti gli elementi caratterizzanti dei prenditori e, quindi, rilasciare un giudizio sempre più “veritiero”.

Vari sono i punti critici individuati dal Presidente dell’Abi, primo fra tutti il basso grado di patrimonializzazione delle imprese.

In seconda battuta il significativo grado di confusione tra patrimonio aziendale e patrimonio personale dell’imprenditore, anche in relazione alla propensione a costituire un’impresa di tipo familiare. Non è azzardato affermare che molto spesso il bilancio aziendale viene sistematicamente ridotto ai minimi termini, con contestuale trasferimento delle risorse all’interno del nucleo familiare con cui l’azienda si identifica.

Il terzo punto riguarda invece la scarsa significatività dei dati di bilancio/modello unico che appaiono spesso imprecisi e poco dettagliati.

Il principale problema connesso all’analisi di fido alle imprese è quindi rappresentato proprio dalla raccolta di elementi sufficienti sui quali fondare il processo decisionale.

Proprio per questo motivo la tendenza delle banche è di allargare l’orizzonte informativo oltre ai semplici valori di bilancio, ad esempio, alla storia dell’imprenditore/amministratore, individuando insolvenze passate o altri fatti pregiudizievoli legati a precedenti iniziative imprenditoriali.

Da queste premesse è nato il progetto di collaborazione tra Abi e Ismea che ha portato alla definizione di uno schema di Business Plan destinato alle imprese agricole, volto alla riduzione delle asimmetrie informative tra queste ultime ed il sistema bancario.

L’obiettivo è stato quello della standardizzazione e della condivisione delle informazioni contenute, oltreché del sostegno agli imprenditori agricoli che non hanno l’obbligo di presentazione del bilancio nel fornire informazioni utili sia alla Regione, per la valutazione delle domande di agevolazione, sia alle Banche, per la concessione del finanziamento bancario, nonché all’Ismea, per il rilascio della garanzia.

Faissola ha anche evidenziato due obiettivi raggiunti sul tema delle garanzie in collaborazione con Ismea.

Il primo riguarda la fideiussione diretta concessa da Ismea, primo strumento di garanzia che si è adeguato ai principi di Basilea 2, disciplinata dal Decreto 14 febbraio 2006 del Ministero delle Politiche Agricole e Forestali e dal Ministero dell’Economia e delle Finanze.
Tale fideiussione implica diversi vantaggi, per la gestione finanziaria dell’impresa agricola e per favorire l’accesso al credito. Con questa fideiussione si riduce il costo dell’indebitamento a carico del soggetto beneficiario per effetto del minore assorbimento del patrimonio di vigilanza bancario e al contempo si attenua il rischio per le banche finanziatrici, per la quota di finanziamento in essere garantita.

Il secondo risultato riguarda la garanzia sussidiaria (ex Fondo Interbancario di Garanzia). Quest’ultima è automaticamente rilasciata da Ismea, a fronte delle operazioni di credito agrario poste in essere ai sensi dell’art. 43 del T.U.B., ed è applicabile in presenza di una garanzia primaria acquisita dalla banca finanziatrice, a fronte del finanziamento erogato.

Da ricordare infine l’iniziativa “Patti Chiari” attraverso la quale l’industria bancaria ha stipulato nel 2005 un protocollo di collaborazione con Coldiretti e, lo scorso ottobre, un accordo congiunto con Confagricoltura e CIA.
Le partnership costituite hanno consentito di avviare un dialogo aperto e costruttivo tra gli specialisti bancari e i rappresentanti agricoli e di porre in essere iniziative finalizzate a diffondere, presso gli imprenditori agricoli, strumenti funzionali alla migliore interazione con il mondo dei servizi finanziari.

Restano comunque molte le incertezze e molti i dubbi sulle reali possibilità di un’azienda agricola di ottenere un fido o un prestito attraverso le attuali pratiche di rating che spesso mal si adattano alle realtà produttive del nostro paese, in particolar modo al settore primario.

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