Economia
Per la prima volta dopo anni export vitivinicolo in frenata
In valore l’export si mantiene in crescita ma si contraggono pericolosamente i volumi. “Con certi prezzi rischiamo di non essere competitivi” avverte Andrea Sartori
21 giugno 2008 | Raffaella Leoni
Export italiano in frenata a marzo. Secondo i dati preliminari diffusi dallâIstat, nel primo trimestre 2008 lâItalia ha spedito nel mondo 3,9 milioni di ettolitri di vino, il 9,1% in meno rispetto al corrispondente periodo dellâanno scorso. Sono cresciuti invece i valori, pari a 798 milioni di euro (+7,7%), trainati da un prezzo medio in salita del 18,6%, a 2,02 euro al litro.
A livello di macroaree, lâUnione europea ha segnato una performance negativa in volumi (-12%), ma positiva in valori (+8,4%), mentre è stabile lâexport verso i Paesi terzi, fermi a +0,5% in volumi, ma comunque in crescita del 7% in valori.
Venendo ai principali mercati di destinazione, i cali più consistenti, sempre per quanto riguarda i volumi, si segnalano in Germania (-12%), Francia (-26%) e Regno Unito (-9%). In calo anche lâAustria, la Repubblica Ceca e lâEst europeo in generale, con il mercato russo che segna una forte battuta dâarresto: -63% in volume e -26% in valore.
In leggera crescita invece gli Usa (+2,3% e +3,2 a volumi e valori), mentre vanno bene Canada (+6% e + 12%), Giappone (+7,6 e + 12%) e Svizzera (+1,6% e +11%).
Buone notizie dallâOriente, trainato da Corea del Sud, Hong Kong, Cina e India, e dal Centro e Sudamerica, dove crescono ancora Brasile e Messico.
âI segnali purtroppo erano già visibili - commenta Andrea Sartori, presidente dellâUnione Italiana Vini - dopo lâandamento per nulla entusiasmante dellâultimo trimestre del 2007, quindi la flessione in questa prima frazione dellâanno era attesa. Io non spiegherei il fenomeno con il fattore euro, in quanto gli Stati Uniti, dove ci si aspettava un calo per via del rapporto con il dollaro debole, dimostrano di saper tenere. Sposto invece lâattenzione sul fatto che, a differenza degli altri competitor, sia europei che extra Ue, lâItalia è lâunico Paese ad aver aumentato, e non di poco, il prezzo medio del prodotto, specie sui prodotti e le varietà più richieste. Oggi, in uno scenario economico internazionale difficile, con una crisi finanziaria globale di cui non sâintravede la coda, con certi prezzi rischiamo di non essere competitivi. La Spagna, per esempio, ha mantenuto stabili i listini, e nello stesso periodo in cui noi siamo calati è riuscita a crescere del 16%, a volumi e a valori. Soffre invece lâAustralia, che proprio per lâaumento dei prezzi nellâanno chiuso ad aprile è stata punita nei mercati chiave degli Usa, della Germania e del Regno Unito. Dati questi presupposti - conclude Sartori - non è affatto improbabile che la flessione dellâexport sia confermata nei prossimi mesiâ.
Fonte: Uiv
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