Economia
Prezzi alimentari mondiali in calo a ottobre: cereali, lattiero-caseari e carne frenano
L’indice FAO dei prezzi alimentari scende dell’1,2% rispetto a settembre, attestandosi a 133,9 punti. In controtendenza zucchero e oli vegetali, con questi ultimi in lieve aumento dello 0,3%. Su base annua, tuttavia, il paniere delle commodity alimentari registra ancora un incremento del 5,9%
07 novembre 2026 | 11:00 | T N
I prezzi internazionali delle principali commodity alimentari hanno registrato una flessione nell'ottobre 2026. A determinare la contrazione sono stati soprattutto il rallentamento della domanda internazionale e il conseguente indebolimento delle quotazioni di cereali, prodotti lattiero-caseari e carne. È quanto emerge dagli ultimi dati diffusi dalla FAO (Organizzazione delle Nazioni Unite per l'alimentazione e l'agricoltura).
L'indice FAO dei prezzi alimentari (FAO Food Price Index), che monitora mensilmente l'andamento delle quotazioni internazionali di un paniere di prodotti agricoli commercializzati sui mercati mondiali, si è attestato a 133,9 punti, in diminuzione di 1,6 punti, pari all'1,2%, rispetto al livello rivisto di settembre.
La flessione complessiva è stata determinata dal calo della maggior parte delle categorie merceologiche, che ha più che compensato il forte aumento dello zucchero e il lieve incremento degli oli vegetali.
Nonostante la correzione mensile, l'indice rimane superiore del 5,9% rispetto a ottobre 2025, ma ancora inferiore del 16,4% rispetto al massimo storico raggiunto nel marzo 2022.
Cereali: il grano torna a scendere, mais in calo dopo i massimi triennali
L'indice FAO dei prezzi dei cereali ha registrato una contrazione del 4,5% rispetto a settembre, interrompendo una fase di crescita delle quotazioni internazionali.
Il prezzo del grano è diminuito dopo quattro mesi consecutivi di aumenti. A pesare sono stati soprattutto una domanda internazionale contenuta e prospettive produttive più favorevoli, in particolare in Argentina. Ulteriore pressione al ribasso è arrivata dalle aspettative di un miglioramento dei flussi commerciali attraverso il Mar Nero, sebbene le persistenti difficoltà logistiche abbiano limitato la discesa delle quotazioni.
Anche il mais ha registrato una correzione dopo aver raggiunto a settembre il livello più elevato degli ultimi tre anni. A incidere sono state le pressioni stagionali legate alla raccolta negli Stati Uniti, le aspettative di disponibilità abbondanti nei principali Paesi esportatori sudamericani e le prospettive di un allentamento delle tensioni nell'area del Mar Nero.
In controtendenza il riso. L'indice FAO dei prezzi internazionali è aumentato dell'1,6% in ottobre, sostenuto dai ritardi nella raccolta in alcuni Paesi esportatori, dalle condizioni meteorologiche avverse e dall'incremento dei costi di produzione.
Oli vegetali: lieve aumento, sostenuto da soia e girasole
L'indice FAO dei prezzi degli oli vegetali è salito dello 0,3% su base mensile, grazie soprattutto al rialzo delle quotazioni dell'olio di soia e dell'olio di girasole, che ha compensato la diminuzione dei prezzi dell'olio di colza.
Particolarmente significativo l'andamento dell'olio di soia, le cui quotazioni hanno raggiunto i livelli più elevati dalla fine del 2022. A sostenerle sono stati la domanda ancora sostenuta da parte dell'industria dei biocarburanti e la riduzione stagionale delle disponibilità sudamericane.
Anche l'olio di girasole ha recuperato terreno dopo aver toccato minimi plurimensili. Il rialzo è stato favorito dalla persistente limitatezza delle disponibilità esportabili nella regione del Mar Nero, area strategica per il commercio internazionale di questo prodotto.
Di segno opposto l'andamento dell'olio di colza, le cui quotazioni sono diminuite.
Carne: prezzi in calo per suini, ovini e bovini
L'indice FAO dei prezzi della carne ha perso l'1,2% rispetto a settembre, pur mantenendosi leggermente al di sopra dei livelli registrati un anno prima.
La flessione ha interessato le carni suine, ovine e bovine, mentre le quotazioni internazionali delle carni avicole sono rimaste sostanzialmente stabili.
Lattiero-caseari: diminuiscono burro e formaggi
L'indice FAO dei prodotti lattiero-caseari è diminuito dell'1,1% su base mensile. La contrazione è stata determinata soprattutto dalla riduzione delle quotazioni internazionali di burro e formaggi, in un contesto caratterizzato da disponibilità abbondanti e interesse all'acquisto relativamente contenuto.
Questi ribassi hanno più che compensato gli ulteriori aumenti registrati dai prezzi delle polveri di latte.
Zucchero: quarto aumento consecutivo e massimo da dicembre 2024
La principale eccezione alla tendenza ribassista è rappresentata dallo zucchero. Il relativo indice FAO è aumentato per il quarto mese consecutivo, registrando un incremento del 6,6% rispetto a settembre e del 28,8% su base annua. Si tratta del livello più elevato da dicembre 2024.
A determinare il rialzo sono state soprattutto le difficoltà operative provocate dalle precipitazioni nella regione Centro-Sud del Brasile, principale area di produzione del Paese, che hanno ostacolato la raccolta e la lavorazione della canna da zucchero.
A queste criticità si aggiungono le preoccupazioni sulle prospettive produttive per la campagna 2026/27 in India, Unione europea e Thailandia.
Il mercato dello zucchero si conferma quindi in una fase di tensione, in netta controtendenza rispetto alla maggior parte delle altre commodity alimentari monitorate dalla FAO.
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