Economia
Export dell'agroalimentare italiano in crescita nel secondo trimestre 2026. Ma arretrano vino e olio d’oliva
Ecco la fotografia di un settore che mantiene segnali di tenuta, con esportazioni agroalimentari in aumento dell’1,9% e importazioni in calo. Crescono le vendite di lattiero-caseari e carni preparate, mentre soffrono vino (-3%) e olio di oliva (-15%)
02 novembre 2026 | 14:00 | T N
L’agroalimentare italiano mostra segnali di resilienza nel secondo trimestre del 2026, nonostante un quadro economico caratterizzato da andamenti differenziati tra i diversi comparti produttivi e una domanda interna ancora debole. Il prodotto interno lordo nazionale registra una crescita dello 0,2% rispetto al trimestre precedente e dell’1% su base annua. È quanto emerge dall’ultimo aggiornamento di CREAgritrend, il bollettino trimestrale realizzato dal Centro di ricerca Politiche e Bioeconomia del CREA, che analizza l’andamento congiunturale del settore agroalimentare italiano.
Sul fronte produttivo, il valore aggiunto dell’agricoltura diminuisce dello 0,2% rispetto al primo trimestre dell’anno, così come quello dell’industria, in flessione dello 0,5%. In controtendenza i servizi, che crescono dello 0,4%. Il confronto con il secondo trimestre del 2025 restituisce invece un quadro positivo per tutti i principali settori: l’agricoltura aumenta dello 0,4%, l’industria dello 0,5% e i servizi dell’1,1%.
Anche la domanda interna continua a mostrare variazioni positive. I consumi finali nazionali crescono dello 0,3%, così come gli investimenti fissi lordi, mentre la spesa delle famiglie per beni durevoli aumenta dello 0,9%, confermando una tendenza favorevole ormai consolidata da diversi trimestri.
Industria alimentare, produzione stabile e fatturato in calo
Nel periodo aprile-giugno 2026 la produzione dell’industria alimentare rimane sostanzialmente stabile rispetto allo stesso trimestre dell’anno precedente, con un incremento limitato allo 0,1%. Un risultato inferiore a quello registrato dall’intero comparto manifatturiero.
Più dinamico il settore delle bevande, che mette a segno un aumento della produzione del 4%. La crescita produttiva, tuttavia, non si traduce in un miglioramento generalizzato dei risultati economici.
Il fatturato dell’industria alimentare registra infatti una contrazione del 4,7%, determinata soprattutto dalla debolezza del mercato interno, dove la diminuzione raggiunge il 6,5%. Sui mercati esteri si osserva invece un incremento del 3%, confermando il ruolo delle esportazioni come fattore di sostegno per le imprese.
Situazione meno favorevole per le bevande, il cui fatturato diminuisce complessivamente del 2,7%. La flessione interessa sia il mercato nazionale (-0,4%) sia quello internazionale, dove raggiunge il 7,8%.
Export agroalimentare in ripresa, ma vino e olio d’oliva arretrano
Gli scambi agroalimentari italiani mostrano nel secondo trimestre un andamento più favorevole rispetto ai primi tre mesi dell’anno. Le esportazioni tornano a crescere, registrando un incremento dell’1,9% rispetto allo stesso periodo del 2025, dopo la lieve flessione del primo trimestre. Le importazioni, al contrario, diminuiscono dell’1,6%.
La ripresa delle vendite all’estero, tuttavia, non coinvolge uniformemente tutti i comparti. Tra i principali contributi positivi figurano i prodotti lattiero-caseari, in aumento del 2,7%, le carni preparate (+2,9%) e i derivati dei cereali (+2,1%).
Di segno opposto le performance di alcuni prodotti simbolo del Made in Italy agroalimentare. Il vino registra una contrazione delle esportazioni del 3%, mentre i prodotti dolciari arretrano del 6%. Ancora più marcata la flessione dell’olio di oliva, che perde il 15% rispetto al secondo trimestre del 2025.
Un dato particolarmente significativo per il comparto oleario, che evidenzia le difficoltà di un prodotto strategico per l’export nazionale in una fase caratterizzata da una forte competizione internazionale e da una domanda condizionata anche dall'andamento dei prezzi.
Francia, Regno Unito e Svizzera sostengono le esportazioni
L’analisi dei principali mercati di destinazione evidenzia dinamiche differenziate. Le esportazioni agroalimentari italiane crescono verso la Francia (+1,5%), il Regno Unito (+2,7%) e la Svizzera (+2,1%).
Arretrano invece le vendite verso due importanti destinazioni commerciali: la Germania, con una diminuzione dell’1,9%, e gli Stati Uniti, dove la flessione raggiunge il 2,9%.
Sul versante delle importazioni, la Spagna si conferma il principale Paese fornitore dell’Italia. Diminuiscono gli acquisti dalla Francia (-4,9%), dalla Germania (-5,6%) e dai Paesi Bassi (-12,1%), mentre aumentano quelli provenienti dal Brasile (+3,2%) e dall’Austria (+7,3%).
Tra i prodotti importati si registra una crescita degli acquisti di prodotti ittici (+6,8%) e oli e grassi (+4,4%). Diminuiscono invece le importazioni di carni fresche e congelate, prodotti lattiero-caseari, cacao e caffè greggio.
Sentiment positivo per il settore agroalimentare
La sentiment analysis condotta dal CREA su contenuti pubblicati da siti web specializzati nel settore agroalimentare, nel periodo compreso tra il 15 giugno e il 22 settembre 2026, restituisce un quadro prevalentemente positivo.
Il 64% dei giudizi espressi manifesta infatti un orientamento favorevole nei confronti del comparto, con un miglioramento di 2,6 punti percentuali rispetto al trimestre precedente. Le valutazioni negative rappresentano invece il 34,7% del totale.
Un risultato che segnala una percezione complessivamente positiva delle prospettive dell’agroalimentare, nonostante le criticità produttive e commerciali che interessano alcune delle principali filiere.
Vino, il gusto resta il primo criterio di acquisto
Lo speciale di CREAgritrend dedicato alle abitudini di consumo del vino approfondisce il rapporto tra gli italiani e uno dei prodotti più rappresentativi dell’agroalimentare nazionale.
L’indagine, condotta su un campione di 1.038 consumatori, evidenzia che il 94,4% degli intervistati beve vino almeno occasionalmente. Le modalità di scelta e consumo presentano differenze significative soprattutto in relazione all’età e al genere.
Il principale fattore che orienta gli acquisti è il gusto, indicato dall’82% dei partecipanti. Segue la denominazione di origine, considerata importante dal 73,7% degli intervistati. Emerge inoltre una disponibilità di spesa significativa: il 41,2% dei consumatori dichiara di essere disposto a spendere oltre 20 euro per una bottiglia.
Il quadro restituisce l’immagine di un consumatore che non valuta il vino esclusivamente in funzione del prezzo, ma attribuisce importanza anche alla qualità, all’identità del prodotto e al legame con il territorio.
Nel complesso, il rapporto CREAgritrend evidenzia un agroalimentare italiano che continua a trovare nell’export un importante elemento di sostegno, ma che deve fare i conti con una domanda interna fragile e con risultati molto diversi tra le singole filiere. La crescita complessiva delle esportazioni, infatti, non basta a nascondere le difficoltà di comparti strategici come vino e olio di oliva, per i quali il recupero della competitività sui mercati internazionali rimane una priorità.
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