Economia

Il biologico fa furore negli Stati Uniti d'America: il 43% dei consumatori ha acquistato prodotti italiani

Il biologico fa furore negli Stati Uniti d'America: il 43% dei consumatori ha acquistato prodotti italiani

Gli Usa sono il primo mercato mondiale per il biologico, con 60,4 miliardi di euro di vendite. Secondo Nomisma, il 54% degli americani acquista bio almeno una volta alla settimana. L’Italia gode di un’elevata reputazione per qualità e sicurezza, ma per crescere deve migliorare visibilità, distribuzione e riconoscibilità dei prodotti

22 ottobre 2026 | 15:00 | T N

Il biologico negli Stati Uniti è ormai entrato stabilmente nelle abitudini di acquisto, aprendo nuove opportunità per l’agroalimentare italiano. Il mercato americano vale 60,4 miliardi di euro, con una crescita del 105,8% rispetto al 2014. Secondo la USA Consumer Survey realizzata da Nomisma per la piattaforma ITA.BIO, il 54% dei consumatori statunitensi acquista prodotti biologici almeno una volta alla settimana.

Il Made in Italy può contare su un posizionamento favorevole: nell’ultimo anno il 43% degli americani ha acquistato almeno un prodotto alimentare biologico italiano. Inoltre, il 56% riconosce all’Italia i più elevati standard di sicurezza e qualità nel biologico, collocandola davanti a Francia e Canada.

Prezzo, distribuzione e riconoscibilità frenano la crescita

La reputazione positiva non basta, tuttavia, a trasformare il potenziale in vendite. Tra i consumatori di biologico che non acquistano prodotti italiani, il 40% considera i prezzi troppo elevati, il 37% dichiara di non trovare questi prodotti nei propri canali abituali e il 30% segnala difficoltà nell'identificarli sugli scaffali o nella ristorazione.

La riconoscibilità dell’origine può quindi diventare una leva competitiva decisiva. L’82% degli intervistati ritiene che un logo dedicato al «Biologico Italiano», destinato a identificare i prodotti biologici con ingredienti 100% italiani, potrebbe incentivare gli acquisti.

Anche la disponibilità a spendere di più è significativa: il 74% dei consumatori dichiara di essere disposto a riconoscere un prezzo superiore per un prodotto biologico italiano rispetto a un equivalente americano. Un risultato che segnala la possibilità di valorizzare l’origine nazionale, a condizione che qualità e differenziazione siano immediatamente comprensibili al consumatore.

Vino biologico, l’Italia conquista il 51% del mercato

Il vino biologico rappresenta uno dei comparti più interessanti per l’export italiano. Nel 2025 gli Stati Uniti hanno importato vino biologico italiano per 35,6 milioni di euro. Nei primi otto mesi del 2026, il valore è cresciuto del 2,2% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente.

Con una quota del 51% in valore, l’Italia è il primo fornitore di vino biologico del mercato statunitense. Il risultato assume rilievo in una fase di trasformazione dei consumi: nel 2025 il consumo di vino negli Usa è sceso a 31,9 milioni di ettolitri, il 10% in meno rispetto al 2019, mentre cresce l’attenzione verso prodotti innovativi e a minore gradazione alcolica.

La ricerca Nomisma evidenzia comunque un forte appeal del vino biologico italiano. Il 19% dei consumatori intervistati è già acquirente di questa categoria e, tra questi, il 71% considera il vino biologico italiano superiore a quello americano o francese, soprattutto per gusto, vitigni e cultura enologica. Anche tra chi non lo acquista ancora, quasi un consumatore su due riconosce questa superiorità.

Le prospettive sono positive: un terzo degli attuali acquirenti prevede di aumentare il consumo di vino biologico italiano nei prossimi due-tre anni, mentre il 25% dei non acquirenti dichiara che potrebbe iniziare a consumarlo.

La ristorazione può avvicinare nuovi consumatori

Per ampliare la base degli acquirenti, la ristorazione italiana negli Stati Uniti può svolgere un ruolo strategico. Il 64% dei consumatori che non acquistano ancora vino biologico italiano sarebbe disposto a provarne una bottiglia in un ristorante italiano, se consigliata nel menu o dal personale di sala.

Il canale horeca può dunque contribuire non soltanto alla vendita, ma anche alla conoscenza del prodotto, raccontandone l’origine, i vitigni e le caratteristiche distintive.

Secondo Emanuele Di Faustino, Head of Industry, Retail e Services di Nomisma, la sfida consiste nel trasformare la reputazione favorevole del biologico italiano in concrete opportunità commerciali, intervenendo sulle barriere all’acquisto e rafforzando la presenza nei diversi canali distributivi.

Per Aldo Cervi, coordinatore della Sezione Soci Operatori dei Servizi di FederBio, la riconoscibilità dell’origine sarà altrettanto importante. Il nuovo marchio Biologico Italiano potrà contribuire a rafforzare questo elemento distintivo, mentre la piattaforma ITA.BIO potrà sostenere le imprese attraverso dati di mercato, analisi dei consumi e occasioni di networking.

Gli Stati Uniti si confermano quindi un mercato strategico per il biologico italiano. La qualità percepita e la disponibilità a riconoscere un sovrapprezzo costituiscono una base favorevole, ma la crescita dipenderà dalla capacità delle imprese di rendere i prodotti più accessibili, visibili e riconoscibili, trasformando il prestigio del Made in Italy in una presenza commerciale più capillare.

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