Economia
Grano duro e tenero, dodici mesi sulle montagne russe: dal surplus mondiale alla nuova tensione sui mercati
Prima l’abbondanza dei raccolti 2025 ha spinto verso il basso le quotazioni, soprattutto del grano tenero e del duro canadese. Poi, tra primavera ed estate 2026, siccità, caldo estremo, riduzione delle superfici seminate, tensioni nel Mar Nero e costi logistici hanno riaperto una fase rialzista
25 agosto 2026 | 12:00 | T N
Il mercato mondiale del grano tenero arriva alla seconda metà di agosto 2026 dopo aver attraversato una vera inversione di ciclo. Nell'estate 2025 il tema dominante era l'abbondanza. I grandi esportatori avevano raccolti consistenti e l'offerta mondiale era cresciuta più rapidamente della domanda. Il risultato è stato un progressivo indebolimento delle quotazioni: nel dicembre 2025 il mercato del grano mondiale aveva raggiunto livelli molto bassi, con Chicago scesa sotto i 5 dollari per bushel, minimo da oltre cinque anni.
Il punto di partenza della nuova campagna, quindi, era caratterizzato da scorte relativamente elevate e da una forte concorrenza tra esportatori. Il Canada, per esempio, ha prodotto nel 2025 un record di 32,8 milioni di tonnellate di frumento tenero, mentre per la campagna 2025/26 le esportazioni sono state stimate intorno a 23,4 milioni di tonnellate.
Questa abbondanza ha avuto un effetto particolarmente evidente sui prezzi europei. In Italia, a Milano, nell'agosto 2025 il frumento tenero «panificabile» era quotato intorno a 232,50 euro/t, mentre il «forza» valeva 270 euro/t. A Bologna il fino era intorno a 240,50 euro/t. Sul Matif, il contratto settembre si collocava a 196,50 euro/t.
Da quel momento, però, il quadro fondamentale ha iniziato a cambiare.
Il fattore decisivo: la produzione americana
Uno dei principali elementi di sostegno alle quotazioni 2026 è arrivato dagli Stati Uniti. La campagna americana è stata penalizzata dalla siccità, soprattutto nelle aree interessate dal frumento invernale. Il risultato è una produzione 2026/27 stimata dal Dipartimento dell'Agricoltura statunitense a circa 1,53 miliardi di bushel, il livello più basso dal 1970/71. Anche le scorte finali statunitensi sono previste in forte diminuzione.
Il problema non riguarda soltanto la quantità. Quando la produzione di un grande esportatore si riduce, il mercato deve redistribuire la domanda verso altri Paesi. Questo aumenta il valore marginale del prodotto disponibile e rende le quotazioni più sensibili a qualsiasi problema logistico o meteorologico.
La previsione USDA di luglio indicava per il 2026/27 una produzione mondiale di grano tenero pari a circa 820 milioni di tonnellate, contro consumi superiori a 826 milioni. Le scorte finali mondiali erano stimate in 272,84 milioni di tonnellate, in calo rispetto alle 279,04 milioni della campagna precedente.
È importante sottolineare che non siamo ancora davanti a una situazione di scarsità globale. Il rapporto stock/consumi rimane relativamente confortevole. Ma il mercato ha smesso di essere quello dell'abbondanza assoluta del 2025.
Caldo, siccità e raccolti europei
Il secondo grande fattore è stato il clima.
L'ondata di caldo che ha colpito l'Europa nel giugno 2026 è arrivata in una fase particolarmente delicata per il riempimento delle cariossidi. Secondo una stima dell'Energy and Climate Intelligence Unit basata sulle revisioni Coceral, quasi 9 milioni di tonnellate sono state sottratte alle previsioni produttive di cereali dell'Europa e del Regno Unito in appena quattro settimane, con una perdita economica stimata in oltre 2 miliardi di euro.
Il danno non è stato uniforme. Francia e Ungheria sono state particolarmente colpite, mentre l'Italia ha mostrato una situazione relativamente migliore. La stessa analisi segnala infatti l'Italia tra i Paesi europei con prospettive produttive più favorevoli per il frumento tenero.
Questa differenza è fondamentale per capire perché le quotazioni italiane non abbiano seguito integralmente la risalita internazionale.
Il Mar Nero torna a essere il barometro del mercato
Se il clima ha rappresentato il principale fattore fondamentale, la geopolitica è diventata il principale fattore di volatilità.
Russia e Ucraina rappresentano una quota enorme dell'offerta esportabile mondiale. Il Mar Nero è quindi un'infrastruttura critica per il mercato internazionale. Gli attacchi alle strutture portuali e ai terminal cerealicoli hanno aumentato i premi di rischio, i costi assicurativi e i costi di trasporto. A inizio agosto Reuters segnalava che gli attacchi a navi, porti e terminal stavano creando una crescente pressione sui flussi commerciali del Mar Nero.
Il 12 agosto l'attacco ucraino al porto russo di Novorossiysk ha portato alla sospensione delle attività dei terminal cerealicoli, provocando un rialzo di circa il 3% dei futures sul grano a Chicago. Il problema è particolarmente rilevante perché la Russia è il principale esportatore mondiale di frumento.
Questi episodi spiegano una caratteristica dell'attuale mercato: anche quando i fondamentali non giustificano un forte rialzo strutturale, basta un'interruzione temporanea dei flussi per provocare aumenti molto rapidi delle quotazioni.
Il grano duro ha seguito una dinamica diversa
Il mercato del frumento duro presenta una situazione differente. Anche qui il 2025 è stato caratterizzato da una forte disponibilità, ma il surplus è risultato ancora più evidente.
Secondo Agriculture and Agri-Food Canada, la produzione mondiale di durum nella campagna 2025/26 è salita a circa 38,2 milioni di tonnellate, il massimo degli ultimi nove anni. I consumi sono cresciuti del 2%, ma meno dell'offerta, mentre le scorte sono aumentate.
Il Canada è stato il protagonista di questa espansione. La produzione 2025/26 è arrivata a circa 7,1 milioni di tonnellate, il 12% in più rispetto all'anno precedente. Le esportazioni hanno viaggiato a ritmi elevati e il prezzo medio dello Saskatchewan Canadian Amber Durum è stato stimato intorno a 280 dollari canadesi per tonnellata.
L'effetto sul mercato è stato chiaramente ribassista. In Italia il frumento duro fino a Foggia era a 297-302 euro/t nell'agosto 2025, già in calo rispetto ai livelli della campagna precedente.
Il movimento è proseguito nei mesi successivi: il listino di Foggia ha chiuso il 2025 con il fino a 285-290 euro/t, dopo essere partito da oltre 317 euro/t a gennaio e aver toccato livelli superiori a 330 euro/t nella primavera.
Perché il duro rimane debole anche nel 2026
La peculiarità del mercato del duro è che il surplus non è ancora stato completamente assorbito.
Le previsioni canadesi di luglio indicano per il 2026/27 una produzione nazionale di durum di circa 5,9 milioni di tonnellate, in diminuzione del 17% rispetto alla campagna precedente. Ma contemporaneamente le scorte mondiali continuano a essere elevate: l'International Grains Council stima per il 2026/27 un'offerta mondiale di durum di 45,7 milioni di tonnellate, in aumento del 9%, mentre le scorte dovrebbero arrivare a circa 9,2 milioni di tonnellate.
È questa la contraddizione apparente del mercato del duro: la nuova produzione nordamericana diminuisce, ma il livello degli stock accumulati impedisce per ora una vera fiammata dei prezzi.
La domanda, inoltre, non è abbastanza forte da assorbire rapidamente l'eccedenza. Le esportazioni canadesi verso l'Italia sono rimaste importanti, circa 1 milione di tonnellate nel periodo agosto 2025-maggio 2026, ma nel complesso la domanda dei tradizionali acquirenti è stata meno dinamica.
L'impatto sull'Italia: il mercato interno non segue automaticamente quello internazionale
L'Italia si trova quindi in una posizione particolare.
Per il grano tenero, la produzione nazionale e la disponibilità europea hanno attenuato l'impatto della risalita dei futures internazionali. A Milano, il 21 luglio 2026 il frumento tenero fino nazionale era quotato 226 euro/t, il grano di forza 254,50 euro/t e le varietà speciali 239,50 euro/t. Il tenero comunitario valeva 231 euro/t.
La dinamica è significativa: mentre i mercati finanziari e internazionali hanno cominciato a incorporare un premio per il rischio climatico e geopolitico, il mercato fisico italiano è rimasto relativamente compresso.
Anche la domanda industriale non ha contribuito a innescare un movimento rialzista significativo. A luglio le quotazioni italiane venivano descritte come sostanzialmente ferme, con operatori prudenti e acquisti rinviati in attesa di capire l'evoluzione dei raccolti e dei prezzi internazionali.
Per il duro, la trasmissione del surplus mondiale è stata ancora più evidente.
A Milano il 21 luglio il fino nazionale valeva 267,50 euro/t, contro 278,50 euro/t del prodotto comunitario e 329 euro/t del non comunitario. La differenza mostra quanto la provenienza e la qualità continuino a determinare il prezzo, ma anche quanto il prodotto estero possa rappresentare un riferimento per la filiera italiana.
Dal vecchio listino Foggia alla CUN
Un elemento importante nella lettura dei prezzi italiani è il cambiamento del sistema di rilevazione.
Dal 1° aprile 2026 la Borsa Merci di Foggia ha sospeso le quotazioni del grano duro nazionale, ad eccezione del biologico, in conseguenza dell'insediamento della Commissione Unica Nazionale.
La CUN ha quindi assunto un ruolo centrale nella formazione del riferimento nazionale. A fine luglio il grano duro fino Sud Italia era indicato a circa 265 euro/t, mentre il fino Centro Italia era intorno a 247,50 euro/t. Il fino alto proteico Sud Italia raggiungeva invece 312,50 euro/t.
Il confronto con l'estate 2025 evidenzia dunque una contrazione significativa dei valori del prodotto convenzionale, soprattutto nel Mezzogiorno.
Il paradosso italiano: importazioni costose, prodotto nazionale debole
Per la filiera italiana del duro il problema non è soltanto il livello assoluto dei prezzi, ma il rapporto tra prezzo del prodotto nazionale, costo di produzione e prezzo del prodotto importato.
Nel maggio 2026 il grano duro canadese quotava a Bari circa 297,50 euro/t, mentre il duro extracomunitario a Milano era intorno a 321 euro/t. Entrambi i valori risultavano comunque inferiori rispetto all'anno precedente.
Il differenziale tra qualità, origine, proteine, peso specifico e costi logistici impedisce quindi di considerare il prezzo internazionale come un semplice «prezzo di sostituzione» del grano italiano.
È però evidente che, in presenza di grandi disponibilità canadesi e nordafricane, il compratore industriale dispone di alternative. Questo riduce il potere contrattuale del produttore italiano e contribuisce a mantenere sotto pressione le quotazioni all'origine.
Cosa può accadere nei prossimi mesi
Nel breve periodo il mercato del grano tenero appare più esposto a un movimento rialzista rispetto a quello del duro, ma non necessariamente a un'impennata.
Per il tenero esistono almeno quattro fattori di sostegno: la forte contrazione della produzione statunitense, il calo delle scorte americane, il deterioramento delle condizioni climatiche in alcune aree produttrici e il rischio geopolitico nel Mar Nero. Le scorte mondiali, tuttavia, rimangono sufficientemente ampie per evitare, allo stato attuale, una vera crisi dell'offerta.
La variabile decisiva sarà quindi la logistica. Se gli attacchi nel Mar Nero resteranno episodici, il premio geopolitico potrebbe ridursi rapidamente. Se invece le interruzioni dei terminal russi e ucraini dovessero diventare sistematiche, il mercato potrebbe incorporare un premio molto più consistente.
Anche il meteo resta determinante. Il rischio di un forte El Niño nella seconda parte del 2026 aggiunge un ulteriore elemento di incertezza sulle produzioni future, mentre caldo e siccità hanno già dimostrato di poter modificare rapidamente le stime produttive.
Per il grano duro, invece, la prospettiva è più equilibrata. La riduzione delle superfici canadesi e della produzione nordamericana tende a sostenere i prezzi della nuova campagna, ma gli stock elevati accumulati nel 2025/26 costituiscono ancora un potente elemento di contenimento. Le previsioni disponibili indicano infatti un mercato globale ancora in surplus.
La conseguenza più probabile è dunque una stabilizzazione su livelli superiori ai minimi della campagna 2025/26, ma senza un ritorno immediato ai picchi del 2024/25.
L'autunno sarà il vero banco di prova
La fase più interessante arriverà tra settembre e novembre.
Per il grano tenero bisognerà verificare la qualità dei raccolti europei, la capacità della Russia di mantenere regolari i flussi dal Mar Nero, l'evoluzione delle semine dell'emisfero australe e il comportamento della domanda asiatica.
Per il duro, invece, il mercato guarderà soprattutto alle rese effettive del nuovo raccolto nordamericano, alle disponibilità turche e nordafricane e alla velocità con cui verranno smaltite le scorte accumulate.
In Italia, infine, la variabile decisiva sarà la domanda dell'industria molitoria e pastaria. Il mercato italiano parte da una posizione di relativa debolezza: il tenero è sostenuto da un'offerta nazionale ed europea abbastanza consistente, mentre il duro sconta ancora l'abbondanza mondiale della campagna precedente.
Il quadro che emerge è quindi quello di due mercati destinati a divergere. Il grano tenero sta entrando in una fase in cui il rischio di scarsità torna a essere prezzato; il duro deve invece ancora assorbire gli effetti di una campagna record. Per entrambi, però, una certezza è ormai evidente: dopo dodici mesi dominati dall'abbondanza, il mercato globale dei cereali è tornato a essere estremamente sensibile a clima, guerra, logistica e disponibilità degli stock.
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