Economia
Agroalimentare italiano leader in Europa, ma il record dell’export non basta: pesano i costi e il deficit commerciale
Il comparto genera 89 miliardi di valore aggiunto, pari al 16,9% del totale Ue. Export a 72 miliardi, ma le importazioni crescono più velocemente e l’Italia torna importatore netto. Nel frattempo la crisi in Medio Oriente fa impennare i costi di energia e fertilizzanti
12 agosto 2026 | 15:00 | C. S.
L'Italia si conferma nel 2025 il primo Paese europeo per valore aggiunto agricolo, con una quota del 16,9% del totale dell'Unione Europea, davanti a Spagna (16,5%), Francia (13,7%) e Germania (12,9%). È quanto emerge dal Report sull’Economia Agroalimentare dell’Ufficio Studi, Ricerche e Innovazione di BPER Banca, che fotografa lo stato di salute di una filiera strategica per il Made in Italy.
Una filiera da 89 miliardi
L'intero comparto agroalimentare genera un valore aggiunto complessivo di circa 89 miliardi di euro, pari al 4,4% del totale dell'economia nazionale. Il dato si suddivide in 46,6 miliardi provenienti da agricoltura, silvicoltura e pesca e 42,3 miliardi riconducibili all'industria alimentare, quest'ultima in crescita anche in termini reali.
Export da record, ma il saldo commerciale peggiora
Il 2025 segna un nuovo record storico per l'export agroalimentare italiano, che supera per la prima volta i 72 miliardi di euro (+5% rispetto al 2024). La Germania si conferma il principale mercato di destinazione con 11,2 miliardi di euro (+6%), seguita dalla Francia con 7,9 miliardi (+6%), che supera gli Stati Uniti, scesi a 7,5 miliardi (-5%).
Tuttavia, il rovescio della medaglia è rappresentato dalla crescita delle importazioni, che aumentano del 10,5% superando quota 73 miliardi. Questo squilibrio determina un disavanzo commerciale di circa 769 milioni di euro, riportando l'Italia in deficit nel settore agroalimentare dopo due anni di saldo positivo.
«La corsa dell'export dimostra la forza del Made in Italy nel mondo, ma il ritorno al deficit commerciale evidenzia una fragilità strutturale», ha commentato il presidente nazionale di Cia-Agricoltori Italiani, Cristiano Fini, sottolineando la necessità di «politiche per rafforzare la produzione nazionale e proteggere le imprese dagli shock globali».
Geopolitica e costi: la tempesta perfetta
Le tensioni geopolitiche stanno mettendo a dura prova la filiera. La crisi in Medio Oriente, la chiusura dello Stretto di Hormuz – uno dei principali corridoi marittimi per il trasporto di petrolio e gas – e i dati macroeconomici statunitensi hanno impattato in modo significativo sui costi agricoli nei primi mesi del 2026, in particolare su energia, carburanti e fertilizzanti.
Secondo i dati di Cia-Agricoltori Italiani, i prezzi del gasolio agricolo sono aumentati di oltre il 60% in Italia dall'inizio del conflitto. La situazione è particolarmente critica in Sicilia, dove le aziende agricole, penalizzate dall'insularità e dalla dipendenza dai trasporti marittimi, registrano aumenti dei costi di produzione fino al 7% per il comparto delle carni e al 6% per l'ortofrutticolo.
Agricoltura 4.0: investimenti in crescita nonostante tutto
In un contesto così complesso, l'innovazione tecnologica rappresenta un segnale positivo. Il mercato dell'Agricoltura 4.0 è cresciuto del 9% nel 2025, raggiungendo un valore di 2,5 miliardi di euro, tornando così ai livelli record del 2023 dopo la flessione dell'8% registrata nel 2024.
La crescita è trainata principalmente dalle soluzioni software: i sistemi informativi di farm management registrano un incremento del 17%, mentre i software di supporto alle decisioni (Decision Support Systems) crescono del 26%. Tornano positivi anche gli investimenti in macchinari connessi (+2%) e in soluzioni di telemetria e controllo (+3%).
Attualmente, il 42% delle aziende agricole italiane utilizza almeno una soluzione smart, mentre la superficie agricola coltivata con tecnologie digitali raggiunge il 10% del totale, in lieve aumento rispetto al 9,5% del 2024. Tuttavia, solo il 9% delle aziende è considerato «digitalmente maturo», mentre il 58% è ancora in ritardo sul fronte dell'innovazione.
«Il mercato dell'Agricoltura 4.0 conferma segnali positivi, con una ripresa degli investimenti e un tasso di abbandono quasi nullo tra le aziende che hanno già adottato soluzioni 4.0, a dimostrazione del valore concreto generato dalla digitalizzazione», ha dichiarato Andrea Bacchetti, direttore dell'Osservatorio Smart AgriFood del Politecnico di Milano. «La vera sfida – ha aggiunto – è coinvolgere oltre metà del tessuto agricolo che non ha ancora intrapreso il percorso».
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