Economia
A scaffale tornano a crescere i volumi di olio extravergine di oliva italiano ma la crisi della filiera continua
L'Osservatorio Sol Expo-Teatro Naturale rileva un'inversione di tendenza nelle vendite di olio italiano tra aprile e giugno 2026, mentre l'olio comunitario perde quote. I consumatori continuano a privilegiare il prodotto nazionale ma ancora non basta a rilanciare l'intera filiera. Sol Expo in programma a Veronafiere dal 28 febbraio al 2 marzo 2026
21 luglio 2026 | 10:43 | C. S.
Nel primo semestre del 2026 le vendite di olio italiano nella GDO si sono fermate a 57 milioni di litri, contro i 62 milioni registrati nello stesso periodo del 2025. La flessione dei volumi è stata accompagnata da una perdita di quasi 100 milioni di euro di fatturato.
Il quadro cambia però osservando il periodo compreso tra aprile e giugno. In questi tre mesi le vendite sono passate da 37,1 a 39,5 milioni di litri, con una crescita del 6% rispetto al secondo trimestre dello scorso anno. Un segnale che evidenzia come la domanda di olio italiano resti solida, nonostante le difficoltà che caratterizzano il comparto.
Nello stesso periodo l'olio di origine comunitaria ha invece registrato una contrazione del 3%, con i volumi scesi da 130,6 a 126,8 milioni di litri, confermando una maggiore capacità di tenuta del prodotto italiano.
Le giacenze restano elevate
L'aumento delle vendite sugli scaffali non si è però tradotto in un deciso alleggerimento delle scorte presenti nella filiera.
Secondo il report Frantoio Italia dell'ICQRF, le giacenze di olio italiano sono diminuite dalle 134 mila tonnellate di aprile alle 112 mila tonnellate di giugno, ma il ritmo di smaltimento resta inferiore agli standard degli ultimi anni. Le vendite procedono infatti a poco più di 7 mila tonnellate al mese, contro una media storica compresa tra 10 e 11 mila tonnellate mensili.
Una situazione che continua a preoccupare produttori e frantoiani, soprattutto in vista dell'avvio della prossima campagna olearia.
Prezzi all'ingrosso dimezzati
L'altro elemento critico riguarda l'andamento dei prezzi. Le quotazioni all'ingrosso risultano ormai praticamente dimezzate rispetto a un anno fa, mentre la riduzione si riflette solo parzialmente sui prezzi praticati nella grande distribuzione.
A giugno il prezzo medio dell'olio italiano sugli scaffali si è attestato a 10,79 euro al litro, con una riduzione dell'8% rispetto allo stesso mese del 2025. Parallelamente aumentano le iniziative promozionali, con offerte sempre più frequenti comprese tra 6,99 e 7,99 euro al litro.
Il calo dei prezzi ha limitato gli effetti positivi della crescita dei volumi sulle vendite in valore.
Fatturato in calo nonostante la ripresa delle vendite
Nel secondo trimestre il fatturato dell'olio italiano nella GDO è infatti diminuito da 433 a 428 milioni di euro rispetto allo stesso periodo dell'anno precedente.
Ancora più marcata la flessione per l'olio comunitario, il cui giro d'affari è passato da 1,44 miliardi a 1,27 miliardi di euro, penalizzato dalla forte riduzione dei prezzi.
I dati delineano quindi uno scenario dai due volti. Da una parte l'olio extravergine italiano dimostra di mantenere un forte appeal presso i consumatori, recuperando volumi in una fase in cui il prodotto comunitario continua invece a perdere terreno. Dall'altra, la compressione dei prezzi e l'aumento dei costi produttivi stanno riducendo sensibilmente il valore aggiunto lungo la filiera, mettendo sotto pressione la sostenibilità economica di produttori, frantoi e imbottigliatori.
La ripresa dei consumi rappresenta dunque un segnale incoraggiante, ma per il comparto olivicolo italiano la vera sfida resta trasformare la crescita dei volumi in un recupero della redditività, condizione indispensabile per consolidare la ripresa del settore.
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