Economia

Mercati alimentari globali sempre più esposti agli shock

Mercati alimentari globali sempre più esposti agli shock

Il nuovo rapporto The State of Agricultural Commodity Markets 2026 evidenzia come eventi climatici estremi, conflitti, pandemie e crisi economiche mettano sotto pressione il commercio agroalimentare mondiale. Come limitare gli effetti sui prezzi e sulla sicurezza alimentare

17 luglio 2026 | 09:00 | T N

Gli shock che colpiscono i mercati mondiali dell'alimentazione e dell'agricoltura sono sempre più frequenti e intensi. Tuttavia, politiche pubbliche efficaci e una maggiore cooperazione internazionale possono ridurne l'impatto e accelerare il ritorno alla normalità. È quanto emerge dal nuovo rapporto The State of Agricultural Commodity Markets (SOCO) 2026 pubblicato dalla Food and Agriculture Organization delle Nazioni Unite (FAO).

Negli ultimi venticinque anni il valore del commercio globale di prodotti alimentari e agricoli è quintuplicato, raggiungendo circa 2.000 miliardi di dollari. Una crescita che ha reso i mercati sempre più interconnessi, ma anche più vulnerabili agli effetti di eventi estremi, crisi geopolitiche, pandemie e turbolenze economiche.

Secondo la FAO, la capacità dei Paesi di affrontare queste crisi dipende in larga misura dalla solidità delle reti commerciali e dalla qualità delle politiche adottate. L'esperienza della pandemia di COVID-19 rappresenta un esempio significativo: grazie a un ricorso più limitato e di breve durata alle restrizioni sulle esportazioni, solo l'8% delle calorie scambiate a livello mondiale è stato interessato da misure restrittive, contro il 16% registrato durante la crisi alimentare del 2007-2008.

"Tutti i Paesi possono beneficiare di una cooperazione internazionale più forte, di reti commerciali ben integrate e di una maggiore fiducia nel sistema multilaterale degli scambi", afferma il Direttore Generale della FAO, QU Dongyu, nella prefazione del rapporto. Al contrario, frammentazione e minore collaborazione rischiano di penalizzare soprattutto i Paesi più poveri.

Tra i principali risultati dello studio emerge che una maggiore diversificazione dei partner commerciali aumenta la capacità dei Paesi di assorbire gli shock. Le nazioni che possono approvvigionarsi da un numero più elevato di esportatori risultano infatti più resilienti alle interruzioni dell'offerta.

Al contrario, le restrizioni alle esportazioni introdotte dai grandi produttori per proteggere i mercati interni finiscono spesso per trasferire l'instabilità ai mercati internazionali, alimentando l'aumento dei prezzi e aggravando l'insicurezza alimentare nei Paesi importatori.

Le analisi condotte dalla FAO mostrano inoltre che, dopo uno shock, i flussi commerciali tendono a riprendersi nel giro di circa sei mesi. Tuttavia, gli aumenti dei prezzi delle materie prime alimentari possono protrarsi più a lungo e non vengono compensati da analoghe riduzioni quando la situazione torna alla normalità.

Il rapporto evidenzia anche differenze tra le principali commodity agricole. I mercati del grano mostrano una capacità di recupero più rapida, mentre quelli del riso risultano più vulnerabili e caratterizzati da oscillazioni dei prezzi più persistenti, a causa della minore intensità degli scambi internazionali.

Un altro elemento centrale riguarda la gestione delle scorte alimentari. Secondo la FAO, il mantenimento di grandi riserve strategiche per stabilizzare i prezzi interni comporta costi elevati e risulta difficilmente sostenibile nel lungo periodo. Più efficace è invece la costituzione di riserve di emergenza di dimensioni contenute, integrate nei sistemi di protezione sociale e destinate alle fasce più vulnerabili della popolazione.

Le nuove analisi contenute nel SOCO 2026 confermano inoltre che le politiche commerciali possono amplificare gli effetti delle crisi. Durante l'emergenza alimentare del 2007-2008, le restrizioni all'export hanno contribuito a circa il 45% dell'aumento dei prezzi mondiali del riso e al 30% di quelli del grano. Una simulazione relativa a un intenso episodio di El Niño indica inoltre che l'introduzione di nuove restrizioni alle esportazioni potrebbe spingere altri 21,4 milioni di persone verso condizioni di insicurezza alimentare.

Il messaggio conclusivo della FAO è chiaro: in un contesto segnato da crescenti tensioni geopolitiche, eventi climatici estremi e volatilità dei mercati, rafforzare la cooperazione internazionale, mantenere aperti i canali commerciali e coordinare le politiche agricole rappresenta una condizione essenziale per garantire la stabilità dei mercati alimentari e tutelare la sicurezza alimentare globale.

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