Economia
Grana Padano sempre più amato dalle famiglie italiane
La Dop conquista il 51,6% del mercato dei formaggi duri nel bimestre febbraio-marzo 2026, con una crescita del 31,4%. Determinante si è rivelato il differenziale di prezzo rispetto al Parmigiano Reggiano, mediamente pari a 7,7 euro al chilogrammo
08 giugno 2026 | 11:00 | C. S.
Un primato storico che regala un momento d’oro al Grana Padano. Nel primo trimestre del 2026, per la prima volta nell’ultimo decennio, la Dop ha superato il 51% di share nelle famiglie italiane, raggiungendo il miglior posizionamento mai registrato nel rapporto qualità-prezzo. A rivelarlo sono i dati diffusi dal Consorzio di tutela, commentati con soddisfazione dal direttore generale Stefano Berni.
«Nell’ultimo decennio non abbiamo mai registrato un posizionamento così favorevole nel rapporto qualità-prezzo del Grana Padano, che mai aveva superato nelle famiglie il 51% di share – ha dichiarato Berni –. Dobbiamo fare di tutto perché duri più a lungo possibile e non sarà certo facile, ma, intanto, godiamoci questo momento così favorevole nei consumi interni».
Numeri da record. Secondo i dati relativi al periodo gennaio-marzo 2026, gli acquisti diretti delle famiglie italiane – che rappresentano poco meno del 60% del consumo totale nel Belpaese – hanno premiato in modo netto il Grana Padano, cresciuto del 28,2%. Nello stesso arco temporale, il Parmigiano Reggiano ha invece registrato un calo del 16,9%, mentre i formaggi similari sono diminuiti dell’8,5%.
Nei primi tre mesi dell’anno, la quota di mercato del Grana Padano sul totale della spesa delle famiglie nel comparto dei formaggi duri ha così raggiunto il 50,3%, contro il 26,1% del Parmigiano Reggiano e il 23,6% dei similari.
L’exploit di febbraio-marzo. Il trend si è ulteriormente accentuato nel bimestre febbraio-marzo 2026, quando il Grana Padano ha fatto segnare una crescita del 31,4% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, arrivando addirittura al 51,6% di share nelle famiglie italiane. Un balzo in avanti che ha interessato tutti i canali distributivi: negozi specializzati, supermercati e discount.
A contribuire al risultato, ha spiegato Berni, è stato anche il periodo pasquale, con marzo caratterizzato dagli acquisti propedeutici alle festività.
Il fattore prezzo e percezione. Determinante si è rivelato il differenziale di prezzo rispetto al Parmigiano Reggiano, mediamente pari a 7,7 euro al chilogrammo. Ma ha giocato un ruolo chiave anche la diversa percezione qualitativa dei consumatori nei confronti dei formaggi similari: pur essendo venduti a soli 1,6 euro al chilo in più rispetto al Grana Padano, non sono risultati particolarmente attrattivi per le famiglie italiane.
Situazione opposta, invece, nella ristorazione e nel canale del prezzo, dove la quota dei similari supera il 50%.
Le prospettive. Guardando al futuro, il direttore generale ha sottolineato l’importanza di mantenere sotto controllo l’equilibrio produttivo, auspicando che «le produzioni continuino nell’intelligente trend al ribasso registrato ad aprile» e che «i prezzi al consumo restino ben accettati dai consumatori italiani». Una sfida non facile, ma il momento favorevole nei consumi interni – conclude Berni – va almeno per ora goduto fino in fondo.
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