Economia

Aumenta la dipendenza italiana dall'estero per le uova

Aumenta la dipendenza italiana dall'estero per le uova

Domanda interna in forte crescita, prezzi in rialzo e calo dell’autosufficienza al 92%. Gli ovoprodotti valgono quasi la metà delle uova italiane, percentuale record in Europa

07 giugno 2026 | 10:00 | C. S.

Il settore italiano delle uova chiude il 2025 con un dato contraddittorio: da un lato la produzione resta solida, sostenuta da oltre 43 milioni di galline ovaiole e 12,5 miliardi di uova (circa 789.000 tonnellate). Dall’altro, l’incremento della domanda interna e i focolai di aviaria hanno spinto le importazioni a crescere dell’80% in un anno, facendo scendere il tasso di autoapprovvigionamento dal 98 al 92%. In parole povere, l’Italia produce sempre meno uova per il proprio fabbisogno.

Consumi alle stelle, crescita a due cifre

Nel 2025, le vendite di uova per le famiglie hanno fatto segnare la miglior performance tra tutti i prodotti alimentari. Pur rappresentando solo l’1% della spesa complessiva, gli acquisti sono aumentati del 15% in valore e del 7,4% in volume nella Grande Distribuzione Organizzata. Il consumo pro-capite ha raggiunto quota 230 uova all’anno (tra fresche e trasformate), un dato storicamente elevato.

A trainare la crescita sono soprattutto le uova “da allevamento a terra”, che con un +10,8% in volume coprono oggi il 71% del mercato. Bene anche il biologico (+8,9%, 10% del totale), mentre crollano le vendite di uova da gabbie arricchite: -7,6% in volume e -9% in valore.

Prezzi in forte rialzo

Il caro-uova non accenna a fermarsi. A inizio 2026 i prezzi medi europei viaggiano a 295 euro per 100 kg, con un aumento del 13,8% su base annua. In Italia, i prezzi all’origine hanno segnato un +13% sul 2024 e un +10% sul 2023. Tuttavia, i costi di produzione si sono stabilizzati su livelli inferiori a quelli del 2023, migliorando la ragione di scambio: l’indice di febbraio 2026 è a 129 punti, grazie al calo delle materie prime per l’alimentazione animale.

L’Italia regina degli ovoprodotti

L’elemento più distintivo del mercato italiano è il peso record degli ovoprodotti (uova sgusciate, pastorizzate, congelate o in polvere). Secondo stime di settore, tra il 40 e il 45% delle uova nazionali viene destinato a questo segmento, una percentuale molto più alta rispetto ad altri Paesi europei. La GDO ha incrementato del 40% l’assortimento di ovoprodotti, segno che il mercato si sta espandendo dall’uso industriale (pasta, dolciaria, salse, ristorazione collettiva) verso quello domestico.

Gli ovoprodotti vengono esportati in almeno 90 nazioni, grazie anche alle tecniche di concentrazione che rimuovono oltre il 70% dell’acqua, facilitando trasporto e conservazione.

Più importazioni dall’Est Europa, meno export

Nonostante la produzione interna, la domanda supera l’offerta. Tra gennaio e dicembre 2025 l’Italia ha importato oltre 91.000 tonnellate di uova in guscio (+80% sul 2024). I principali fornitori sono Romania e Polonia (quasi il 50% del totale), seguiti dall’Ucraina (12%). Contemporaneamente, le esportazioni di uova in guscio sono diminuite del 13,7%.

Diversa la dinamica per le uova sgusciate: sia le importazioni (+19%) sia le esportazioni (+16%) sono cresciute, con la Polonia protagonista del 70% dei volumi importati.

Il quadro europeo

L’Unione Europea rimane un grande polo produttivo, con 6,6-6,9 milioni di tonnellate annue. Francia (967.000 t), Spagna (875.000 t) e Germania (862.000 t) guidano la classifica, ma la Polonia è il paese più dinamico: in cinque anni ha aumentato la produzione del 25% ed è terza per numero di galline ovaiole, con ambizioni da podio nei prossimi anni. La domanda resta elevata e i prezzi in salita, mentre le esportazioni UE vanno principalmente verso Regno Unito, Giappone e Svizzera.

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