Economia

Crolla l’export di olio di oliva dall’Unione europea

Crolla l’export di olio di oliva dall’Unione europea

Gennaio e febbraio 2026 i mesi più bui con un calo delle esportazioni di olio di oliva dalla UE di 18 mila tonnellate. Una diminuzione che avviene ben prima della guerra con l’Iran e tutte le relative conseguenze sul commercio mondiale. Ecco cosa sta accadendo

08 maggio 2026 | 12:00 | Alberto Grimelli

I dati ufficiali dell’Unione europea sull’export verso Paesi terzi di olio di oliva segna bel tempo stabile fino a dicembre ma poi un brusco calo, troppo brusco perché non possa essere notato e soprattutto perché possa passare inosservato.

Nel primo mese di campagna olearia, ottobre 2025, l’Ue ha esportato 63 mila tonnellate, un dato in media con i primi anni 2020. Poi il trend inizia a segnare un calo a novembre e dicembre, rispettivamente a 56 e 53 mila tonnellate, dati non entusiasmanti ma comunque in linea con la media quinquennale e lievemente superiori ai dati della campagna 2024/2025. Poi l’inversione di tendenza e a gennaio sono state esportate e febbraio sono state esportate 50 e 55 mila tonnellate, in calo rispettivamente di 8 e 10 mila tonnellate rispetto agli stessi mesi del 2025.

Proiettando questi dati a settembre si arriverebbe a un export di circa 650 mila tonnellate, ben inferiore alle 750 mila tonnellate della scorsa campagna.

A preoccupare ulteriormente un’analisi più approfondita dell’andamento che, guardando al solo l'olio extravergine d'oliva, ci dice che è proprio questa la categoria che subisce maggiormente le flessioni. A gennaio 2026 sono state vendute 36 mila tonnellate di extravergine, contro le 43 del 2025 (-7 mila). A febbraio 2026 sono state vendute 38 mila tonnellate, contro le 47 del 2025 (-9 mila). L’extravergine vale il 70-80% degli oli di oliva esportati fuori dalla UE ma somma il 90% del calo dei volumi.

Ma dove è concentrata la perdita di volumi esportati? La risposta è semplice, negli Stati Uniti. Negli USA sono state vendute a gennaio 2026 10 mila tonnellate contro le 16 mila tonnellate gennaio 2025 (-6 mila). A febbraio 2026 12 mila tonnellate contro le 18 mila del gennaio 2025 (-6 mila).

Quindi su 16 mila tonnellate di mancato export fuori dalla UE, 12 mila sono da addebitare agli USA.

Certamente la riduzione dei flussi non può addebitarsi al prezzo che mediamente, a gennaio e febbraio 2025, era superiore di 1-1,5 euro/kg rispetto ai valori del 2026.

A pagare dazio di questo trend mondiale sono soprattutto Italia e Spagna. Sull’extravergine l’Italia ha perso 4 mila tonnellate al mese a gennaio e febbraio. La Spagna ha perso 5 mila tonnellate a gennaio e meno di 3 mila a febbraio.

Come si spiega che l’Italia stia subendo più della Spagna una riduzione dei volumi di vendita, soprattutto a febbraio? Avrà agito sul prezzo, si potrebbe pensare. E invece no, poiché il prezzo medio all’export dalla Spagna a febbraio è stato 5,66 euro/kg, contro i 5,5 euro/kg di gennaio. I prezzi medi all’export dell’Italia sono mediamente più elevati a 6,87 euro/kg (gennaio 2026) e 6,92 euro/kg (febbraio 2026). La Spagna ha aumentato il prezzo di 16 centesimi (+3%) mentre l’Italia di 5 centesimi (+0,7%).

Le forze in campo appaiono chiare, con la Spagna che ha il 50% dell’export dell’extravergine UE, contro il 32% dell’Italia e il 12% del Portogallo, quest’ultimo però tutto concentrato in Brasile.

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