Economia
Il biologico continua a crescere, ma da solo non basta più
In comparti come uova, ortofrutta, latte o prodotti per l’infanzia, il valore percepito del bio resta elevato. In altri segmenti, soprattutto quelli più legati all’impulso, al gusto o alla convenienza economica, il claim perde parte della sua forza distintiva
05 maggio 2026 | 09:00 | C. S.
Dopo anni in cui il marchio biologico rappresentava uno dei principali elementi distintivi sugli scaffali della grande distribuzione, oggi il contesto sta cambiando. Il bio continua a crescere e a mantenere un ruolo importante nelle scelte di acquisto, ma non è più sufficiente, da solo, a determinare la preferenza del consumatore.
A dirlo sono i dati dell’Osservatorio Immagino di GS1 Italy – molto più del codice a barre, che fotografano un mercato ancora dinamico. Il logo EU Organic, il principale indicatore del biologico monitorato dall’Osservatorio, compare oggi su 7.988 referenze. Questi prodotti sviluppano oltre 1,4 miliardi di euro di sell-out nella grande distribuzione italiana e registrano una crescita del +4,2% a valore e del +2,7% a volume.
La crescita è trainata soprattutto dalla domanda, segnale che il biologico continua a essere riconosciuto e ricercato dai consumatori. Ma il punto strategico è un altro: il bio non è sparito, semplicemente ha cambiato ruolo.
Per anni il biologico ha funzionato come un elemento identitario forte. Bastava il claim per comunicare qualità, attenzione alla salute, sostenibilità e controllo della filiera. Oggi, invece, il consumatore si muove in modo molto più pragmatico.
La scelta del bio è sempre più legata al contesto e alla categoria di prodotto. Lo stesso consumatore può scegliere un prodotto biologico in uno scaffale e ignorare completamente il bio in un altro. Non si tratta di una presa di posizione ideologica, ma di una valutazione pratica basata sul valore percepito.
È questo il cambiamento più rilevante.
Il biologico continua a “segnare”, per usare la metafora scelta dall’Osservatorio Immagino, ma non vince più da solo la partita. È diventato una base di fiducia, non più una leva esclusiva di differenziazione.
Per le aziende significa che continuare a comunicare il bio come unico elemento distintivo può non essere più sufficiente. Oggi il consumatore si aspetta un’offerta più completa, in cui il biologico si integra con altri fattori decisivi: gusto, funzionalità, praticità, accessibilità di prezzo, naturalità percepita e valore complessivo dell’esperienza.
In altre parole, il consumatore non rinnega il bio. Lo integra all’interno di un sistema di scelta più ampio e articolato.
Anche il peso del biologico varia molto a seconda delle categorie. In comparti come uova, ortofrutta, latte o prodotti per l’infanzia, il valore percepito del bio resta elevato. In altri segmenti, soprattutto quelli più legati all’impulso, al gusto o alla convenienza economica, il claim perde parte della sua forza distintiva.
Il risultato è un mercato più maturo, in cui il biologico smette di essere una “bandiera autosufficiente” e diventa uno dei criteri attraverso cui il consumatore costruisce il proprio equilibrio tra qualità, prezzo, benessere e praticità.
La vera sfida per le imprese, oggi, non è più semplicemente essere bio. È riuscire a costruire attorno al biologico una proposta di valore credibile, coerente e realmente rilevante per il consumatore.
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