Economia
L’Australia traina la domanda di olio di oliva
Tra ottobre 2025 e gennaio 2026, le importazioni di olio d’oliva nei principali mercati internazionali sono aumentate del 9,2% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. L’Australia emerge come uno dei mercati più dinamici
11 aprile 2026 | 11:00 | C. S.
Secondo i dati del Consiglio Oleicolo Internazionale, il commercio mondiale di olio d’oliva e olive da tavola continua a mostrare una crescita sostenuta, spinto dall’espansione della domanda nei mercati strategici e dai cambiamenti nei modelli di consumo a livello globale.
Tra ottobre 2025 e gennaio 2026, le importazioni di olio d’oliva nei principali mercati internazionali sono aumentate del 9,2% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Parallelamente, le importazioni di olive da tavola hanno registrato un incremento del 7,8%, confermando una tendenza positiva ormai consolidata.
Australia protagonista della crescita
In questo scenario, l’Australia emerge come uno dei mercati più dinamici. Durante la campagna agricola 2024/2025, il Paese ha importato 42.272 tonnellate di olio d’oliva, segnando un aumento del 46% rispetto alla stagione precedente. La crescita è proseguita anche nei primi mesi della campagna 2025/2026 (ottobre 2025 - gennaio 2026), con un ulteriore incremento del 12,5%.
Mediterraneo leader nelle forniture
Il mercato australiano resta fortemente legato ai produttori del bacino mediterraneo. Spagna, Italia, Turchia, Grecia e Libano rappresentano complessivamente il 97,3% delle importazioni totali.
Tra questi Paesi, si distinguono per dinamismo Turchia (+187,8%), Grecia (+162,4%) e Libano (+158,7%), che registrano i maggiori aumenti su base annua. Più contenuta, ma comunque significativa, la crescita di Spagna (+40,4%) e Italia (+25,1%).
Domanda orientata alla qualità
Dal punto di vista delle tipologie di prodotto, il mercato australiano evidenzia una chiara preferenza per le categorie di maggiore qualità. Il 72,9% delle importazioni riguarda infatti oli di oliva vergini, mentre il 25,5% è rappresentato da oli raffinati e solo l’1,6% da oli di sansa.
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