Economia
Export di olio di oliva in crescita e consumi stabili in Europa
Dal sud America 5 mila tonnellate di olio di oliva verso l’Europa in quattro mesi, 52 mila dalla sola Tunisia. Le importazioni crescono più dell’export extra Ue che fatica in Stati Uniti, Canada e Australia. Boom della Cina
03 aprile 2026 | 12:00 | T N
Nonostante cicloni e molte problematiche che hanno colpito tutto il Mediterraneo, l’Unione europea continua a vedere rosa sul fronte della produzione mondiale di olio di oliva, con una previsione al 26 marzo da 3,48 milioni di tonnellate di cui 2,096 milioni nella UE e 1,384 milioni fuori dalla UE.
In particolare la Commissione europea conferma il dato di una produzione spagnola a 1,372 milioni di tonnellate, l’Italia a 325 mila, la Grecia a 235 mila e il Portogallo a 150 mila.
Fuori dai confini europei la Tunisia viene accreditata di 450 mila tonnellate, 290 mila tonnellate la Turchia e 160 mila tonnellate il Marocco.
Possibile che le previsioni avranno dei ritocchi al ribasso che porteranno anche gli stock finali previsti dalla Commissione europea sotto le 421 mila tonnellate previste a fine settembre.
Intanto il mercato interno dell’Unione europea segna assoluta stabilità nei volumi venduti in tre mesi (ottobre-dicembre 2025) a 254 mila tonnellate contro le 253,3 mila tonnellate dello stesso periodo dell’anno precedente. In aumento i volumi venduti dalla Spagna e dall’Italia, stabili quelli greci, mentre in forte calo sono le uscite portoghesi.

Segnali contrastanti sul fronte dell’export extracomunitario che segna una crescita in volumi complessivi a 224 mila tonnellate (ottobre 2025-gennaio 2026), con un aumento dell’11,6%, ma evidenziando i cali degli Stati Uniti (69 mila tonnellate, -6,3%), Canada (7300 tonnellate, -11,2%) e Australia (9300 tonnellate, -1,6%). Sorprende invece l’exploit della Cina che ha importato 11900 tonnellate, con una crescita del 159%, un volume complessivo ben superiore anche alla media dell’ultimo quinquennio che era ferma a 8600 tonnellate. Segnali positivi anche dal Giappone che dopo la caduta dei consumi degli ultimi anni segnala una ripresa, con volume importato da poco più di 10 mila tonnellate, ancora circa il 30% in meno della media dell’ultimo quinquennio. Anche il Brasile riprende quota con importazioni da 25 mila tonnellate, appena sotto la media quinquennale da 26 mila tonnellate.

Sorprende invece in negativo che le importazioni nell’UE crescano, in percentuale, più dell’export. La crescita delle importazioni è stata infatti del 15% per un totale di 65 mila tonnellate complessive nel periodo ottobre-gennaio, di cui quasi 53 vendono dalla Tunisia che si conferma partner commerciale privilegiato in campo oleario dell’Europa.
Occorre anche capire il bilancio di massa delle importazioni ed esportazioni di olio di oliva Sud America/Europa. Le importazioni sono ammontate a 1100 tonnellate dall’Argentina, 1000 dal Cile e 2800 dal Perù. Il saldo complessivo è quindi ampiamente positivo.
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