Economia
La Uova di Pasqua sono troppo care, la rinuncia delle famiglie italiane
L'analisi nei punti vendita documenta uno spread impressionante, si va da 17 euro/kg a 122 euro/kg per un determinato tipo di uovo di cioccolato al pistacchio. Nel 2026 si assiste a un "rimbalzo" del cioccolato fondente e al calo del cioccolato al latte
01 aprile 2026 | 08:30 | C. S.
«Col cioccolato caro come il caviale, 1 famiglia su 4 rinuncerà all'uovo di Pasqua. Mentre il peso è calato del 32%, il prezzo al chilo è triplicato ed è passato dai 26 euro/kg del 2010 agli oltre 80 euro/Kg del 2026 con punte sopra i 120 euro/Kg, praticamente come il caviale di salmone Keta». È quanto emerge dalla ricerca dell'Osservatorio BIG (Business Intelligence Group), azienda specializzata in studi e ricerche di mercato, geomarketing e analisi dati, diretto dal sociologo Gianni Bientinesi, svolta su un panel di 82 professionisti tra direttori marketing, buyer GDO, imprenditori, CEO, ricercatori, analisti reclutati tramite Linkedin che dal 2023 nel periodo pre-pasquale vengono intervistati da BIG.
«Un uovo di cioccolato oggi pesa il 32% in meno rispetto al 2010, costa il 310% in più al chilo e al supermercato si trova sopra i sughi di pomodoro. Niente di tutto questo è un caso. È il risultato di una crisi epocale del cacao, di decisioni industriali precise e di una guerra invisibile che si combatte ogni giorno sugli scaffali della GDO italiana», afferma Gianni Bientinesi, Presidente di BIG nonché cultore della materia presso l'Università di Pisa e titolare di un Master alla LUISS, che nel corso della sua attività accademica ha sviluppato consolidate e continuative collaborazioni con prestigiose istituzioni tra cui la Scuola Superiore Sant'Anna di Pisa, l'Università Bocconi, il Politecnico di Milano e l'Università di Bologna.
Secondo lo studio, tra gennaio 2023 e aprile 2024 il prezzo del cacao è passato da circa 2.400 dollari a tonnellata al picco storico assoluto del 1° aprile 2024, 12.220 dollari a tonnellata, ovvero +456% in poco più di un anno. «Il cacao ha superato persino il rame, diventando la commodity più performante al mondo in quel periodo», commenta Gianni Bientinesi.
L'analisi nei punti vendita documenta uno spread impressionante, si va da 17 euro/kg a 122 euro/kg per un determinato tipo di uovo di cioccolato al pistacchio. Il prodotto più caro costa 7,3 volte di più al chilo rispetto al più economico e secondo la ricerca di Bientinesi la tendenza non ha subito sostanziali battute d'arresto.
La scoperta più sorprendente: la colonizzazione dell'altro scaffale. In 12 dei 34 casi documentati, le uova di Pasqua non si trovano nel reparto dolci. Occupano la striscia superiore di scaffali di categorie completamente diverse. Tra i casi documentati abbiamo uova che si trovano sopra patatine e snack, altre sopra le passate di pomodoro, poi al di sopra di sughi e condimenti per pasta o nel banco frigo latticini.
Nel 2026 si assiste a un "rimbalzo" del cioccolato fondente (risalito al 67% delle preferenze), al calo del cioccolato al latte (29%) e avviene la prima misurazione dell'uovo di cioccolato al pistacchio (2%). I Baby Boomers (60+ anni) sono coloro che acquistano maggiormente l'uovo di cioccolato fondente (68%) perché lo associano a "Qualità e sobrietà, artigianale premium" e lo acquistano principalmente in pasticceria. Segue la Gen X (45-59 anni) che lo acquista fondente al 60% perché lo identifica con la "qualità". Al terzo posto troviamo i Millennials (28-44 anni) che al 50% acquistano il cioccolato fondente per la sua "autenticità, etica della filiera, storytelling". Infine la Gen Z (<28 anni) che acquistano l'uovo al cioccolato fondente "meno del 40%" perché sono dei "Decostruttori del gusto: preferiscono alternative al pistacchio, oppure fusion, oppure cercano l'inedito" magari visto sui social.
Ma perché il fondente è considerato "snob"? Il termine "snob" riferito al cioccolato fondente nasconde una dinamica sociologica seria. I bambini rifiutano il sapore amaro: i recettori T2R del gusto amaro sono preposti alla difesa da sostanze potenzialmente tossiche. Eppure, milioni di adulti desiderano il fondente (85%). La transizione avviene attraverso un processo di "conditioned taste preference": il cervello impara che al segnale amaro seguono effetti positivi (teobromina, serotonina, endorfine). Il processo richiede tempo, esposizione ripetuta, contesto culturale favorevole. In una parola: investimento. Ed è proprio quell'investimento a trasformarlo in un segnale di distinzione sociale.
Potrebbero interessarti
Economia
Il biologico fa furore negli Stati Uniti d'America: il 43% dei consumatori ha acquistato prodotti italiani
Gli Usa sono il primo mercato mondiale per il biologico, con 60,4 miliardi di euro di vendite. Secondo Nomisma, il 54% degli americani acquista bio almeno una volta alla settimana. L’Italia gode di un’elevata reputazione per qualità e sicurezza, ma per crescere deve migliorare visibilità, distribuzione e riconoscibilità dei prodotti
22 ottobre 2026 | 15:00
Economia
Ecco l’olio nuovo a Ragusa e Foggia: il prezzo dell’extravergine italiano rimbalza
Le prime quotazioni di olio extravergine di oliva di nuova produzione in Puglia quotate 4,65 euro/kg, mentre il prezzo dell’olio vecchio resta intorno ai 4 euro/kg. In Spagna ancora lieve discesa dell’olio extravergine di oliva a 3,15 euro/kg, mentre stabili risultano vergine e lampante
20 ottobre 2026 | 15:00
Economia
Agli italiani piace la sostenibilità ma a rischio greenwashing sono 12 mila referenze nella GDO
Oltre 128 mila prodotti presenti nella grande distribuzione italiana riportano almeno un claim ambientale. Secondo la diciannovesima edizione dell’Osservatorio Immagino di GS1 Italy, il paniere vale più di 53,4 miliardi di euro
20 ottobre 2026 | 12:00
Economia
Le mani di BF sui servizi digitali per l'agricoltura
Operazione da 450 milioni di euro per l'acquisto totalitario di Diagram è un operatore di primo piano nello sviluppo di soluzioni tecnologiche, servizi digitali e piattaforme innovative per il settore agricolo e agroalimentare
20 ottobre 2026 | 08:55
Economia
Birra artigianale, nel 2025 prodotti 720mila ettolitri
Quasi 940 piccoli birrifici indipendenti e 9 milioni di euro di accise dai produttori fino a 10mila ettolitri. I dati presentati dal presidente Ferraris a FilieraBirra 2026, a Milano
18 ottobre 2026 | 08:30
Economia
Sospiro di sollievo per il vino italiano: i consumi statunitensi ripartono
Le spedizioni di vino verso i mercati terzi guadagnano nel periodo luglio-settembre quasi l’8% tendenziale a valore: una progressione che permette di ridurre il gap accumulato da inizio anno, ora a -3%
17 ottobre 2026 | 12:00