Economia
La fatica del vino italiano in Grande distribuzione: rossi in affanno
La maggiore attenzione alla salute e alla moderazione nel consumo di alcol si traduce in una riduzione delle quantità acquistate, a fronte però di una maggiore attenzione alla qualità. A distinguersi, ancora una volta, è il segmento degli spumanti
20 marzo 2026 | 12:00 | C. S.
Nel 2025 il mercato del vino italiano nella grande distribuzione organizzata registra una flessione, ma senza segnali di crisi profonda. Dopo un 2024 già complesso ma in lieve miglioramento, le vendite tornano a calare sia in volume sia, seppur più contenutamente, in valore.
Secondo le anticipazioni dello studio Circana per Vinitaly, i consumi nella Gdo si attestano a 737 milioni di litri tra vino e spumante, in calo del 3,4% rispetto all’anno precedente. Scende anche il valore complessivo, pari a 2,3 miliardi di euro (-1,1%), interrompendo una fase in cui la crescita dei prezzi aveva compensato la contrazione dei volumi.
Il dato conferma un trend ormai strutturale: si consuma meno vino, ma si tende a scegliere prodotti di fascia leggermente più alta. Il prezzo medio dei vini imbottigliati raggiunge infatti i 5,69 euro al litro, in aumento del 2,1% su base annua.
A distinguersi, ancora una volta, è il segmento degli spumanti, che continua a muoversi in controtendenza rispetto al resto del mercato. Le vendite crescono sia in volume (+1,5%, a 109 milioni di litri) sia in valore (+1,2%, a 750 milioni di euro), confermando un cambiamento nelle abitudini di consumo sempre più orientate a occasioni informali e trasversali. Il prezzo medio si attesta a 6,88 euro al litro, sostanzialmente stabile.
All’interno della categoria, il Prosecco si conferma protagonista assoluto. Tra Doc e Docg raggiunge 392 milioni di euro di vendite (+0,9%) e 53,7 milioni di litri (+2,6%), mantenendo una diffusione ormai nazionale che va ben oltre le regioni di produzione. Il prodotto si afferma come riferimento sia per il consumo quotidiano sia per quello più occasionale.
Diversa la dinamica dei vini fermi, dove i rossi continuano a perdere terreno più rapidamente. La categoria registra un calo del 4,2% in volume e dell’1,7% in valore, pur restando la più rilevante con oltre 1 miliardo di euro di fatturato. Più contenuta la flessione dei bianchi, che limitano la perdita dei volumi (-2,1%) e mostrano una lieve crescita a valore (+0,5%).
Tra le denominazioni più vendute emergono segnali contrastanti. Il Lambrusco e il Montepulciano d’Abruzzo segnano cali significativi, mentre Trebbiano e Sangiovese si mantengono sostanzialmente stabili. Continua invece a crescere il Vermentino, che consolida il proprio posizionamento tra i vini più dinamici, così come gli spumanti Metodo Classico, in aumento sia per volumi sia per valore.
Particolarmente rilevante è la performance dei cosiddetti “vini emergenti”. Il Grecanico registra la crescita più marcata in volume (+13,7%), seguito da Nebbiolo (+9,7%) e Pinot Nero (+7,8%). Gli stessi vitigni guidano anche la crescita a valore, segnalando un crescente interesse dei consumatori verso prodotti riconoscibili, legati al territorio e con un posizionamento qualitativo più definito.
Il quadro complessivo riflette un cambiamento più ampio nei comportamenti di consumo, che non riguarda solo l’Italia ma tutti i principali Paesi produttori. La maggiore attenzione alla salute e alla moderazione nel consumo di alcol si traduce in una riduzione delle quantità acquistate, a fronte però di una maggiore attenzione alla qualità.
Per il settore, la sfida diventa quindi duplice: da un lato adattare la produzione a una domanda in contrazione, dall’altro investire nella valorizzazione culturale del vino. Promozione, racconto e consumo consapevole emergono come leve fondamentali per sostenere il mercato in una fase di trasformazione che appare ormai strutturale.
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