Economia
Gli italiani si fidano di olivicoltori e frantoiani: 40% degli acquisti di olio di oliva dal produttore
Nonostante la diffusione capillare dell’olio extravergine nelle case degli italiani, l’indagine mette in luce anche un paradosso: si tratta di un alimento amatissimo ma ancora poco conosciuto nei suoi aspetti più profondi
05 marzo 2026 | 12:00 | T N
L’olio extravergine di oliva continua a occupare un posto centrale nelle abitudini alimentari degli italiani, ma cresce anche l’attenzione verso la qualità e l’origine del prodotto. Sempre più consumatori scelgono infatti di acquistarlo direttamente dai produttori, dai frantoi o nei mercati contadini, privilegiando il rapporto diretto con chi lo produce. È quanto emerge dalla consumer survey realizzata da Nomisma per SOL Expo e presentata a Veronafiere durante la seconda giornata della manifestazione dedicata alla filiera dell’olio e dell’olivo.
Secondo i dati dell’indagine, che ha coinvolto duemila intervistati, il 42% dei consumatori italiani acquista olio extravergine di oliva direttamente dall’azienda agricola, dal frantoio o al mercato contadino. Alla base di questa scelta c’è soprattutto la percezione di una qualità superiore: il 70% degli intervistati ritiene infatti che l’olio acquistato direttamente dal produttore sia migliore rispetto a quello comprato attraverso i canali della grande distribuzione. Non solo. Gli italiani si dichiarano anche disposti a pagare un prezzo più alto pur di garantirsi un prodotto ritenuto più autentico, con una disponibilità media di circa due euro in più al litro.
Dietro questa tendenza non si nasconde soltanto una valutazione economica, ma un insieme di fattori culturali e valoriali che riguardano il rapporto con il territorio e con chi produce. «Nello storytelling dei produttori – spiega Evita Gandini, Head of Market Insight di Nomisma – la percezione della qualità si intreccia alla dimensione della fiducia e del sostegno all’economia locale». Un approccio che coinvolge soprattutto una specifica fascia di consumatori: persone con più di sessant’anni, residenti nel Sud e nelle Isole e con uno stile di vita urbano. In queste aree e tra queste generazioni la sensibilità verso il prodotto e la sua origine sembra essere più radicata rispetto al Centro-Nord e tra i più giovani, dove la cultura dell’olio di qualità appare ancora meno consolidata.
La distanza geografica e anagrafica si riflette anche nell’interesse verso l’oleoturismo, un settore che negli ultimi anni sta attirando sempre più attenzione. Complessivamente il 45% degli intervistati si dichiara aperto alla possibilità di visitare territori vocati alla produzione di olio extravergine. Anche in questo caso, tuttavia, il pubblico più interessato presenta caratteristiche precise: ha un’età compresa tra i 45 e i 60 anni, è già un consumatore abituale di olio extravergine e spesso acquista il prodotto direttamente dal produttore. Si tratta quindi di un pubblico già sensibile alla qualità e all’origine del prodotto, che potrebbe diventare il motore dello sviluppo turistico legato all’olio.
Nonostante la diffusione capillare dell’olio extravergine nelle case degli italiani, l’indagine mette in luce anche un paradosso: si tratta di un alimento amatissimo ma ancora poco conosciuto nei suoi aspetti più profondi. L’EVO è infatti il terzo simbolo della tavola italiana, dopo Pizza e Pasta, ed è presente nel 96% dei carrelli della spesa. Tuttavia, molti consumatori dichiarano di avere ancora bisogno di informazioni per comprenderne meglio il valore.
In particolare, sei italiani su dieci vorrebbero ricevere maggiori informazioni sulle proprietà salutistiche dell’olio extravergine di oliva, mentre il 74% degli intervistati si dice interessato ad approfondire i temi legati alla sostenibilità della filiera produttiva. Un segnale che evidenzia come la comunicazione sul prodotto abbia ancora ampi margini di sviluppo, soprattutto su aspetti come la qualità nutrizionale, le tecniche di produzione e l’impatto ambientale.
In questo contesto anche la ristorazione potrebbe svolgere un ruolo decisivo nel diffondere maggiore consapevolezza tra i consumatori. Secondo la ricerca, per circa la metà degli intervistati le storie legate ai produttori o al processo di lavorazione dell’olio influenzano le scelte di acquisto. Inoltre il 42% degli italiani dichiara di prestare attenzione all’olio che viene servito al tavolo quando si trova al ristorante.
Cresce quindi la richiesta di una valorizzazione più esplicita dell’olio anche nei locali. Il 38% dei consumatori vorrebbe poter scegliere l’olio extravergine da una vera e propria carta, proprio come avviene per il vino, mentre il 77% ritiene che un ristorante prestigioso dovrebbe proporre oli di qualità all’altezza della propria offerta gastronomica. Un segnale che conferma come l’olio extravergine non sia più percepito soltanto come un semplice condimento, ma come un prodotto identitario capace di raccontare territori, tradizioni e cultura alimentare.
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