Economia
Origine e salute guidano le scelte sull'olio extravergine di oliva italiano che piace anche all'estero
L’olio extravergine conquista il terzo posto tra i simboli della tavola tricolore, dopo pasta e pizza e davanti al vino. L’extravergine italiano, che a gennaio 2026 rappresenta circa un terzo del mercato oleario in GDO, registra una contrazione delle bottiglie vendute e si amplia inoltre il differenziale di prezzo con il prodotto comunitario
20 febbraio 2026 | 17:00 | T N
Segnali di ripresa per l’export dell’olio extravergine di oliva italiano sul fronte dei volumi, mentre resta sotto pressione il dato a valore. Tra gennaio e novembre 2025 le vendite oltreconfine hanno superato 1,9 miliardi di euro. Secondo gli ultimi dati Istat, l’Evo – che rappresenta l’87% dell’intero export oleario nazionale – registra un calo del 16% a valore rispetto allo stesso periodo del 2024, anno influenzato dall’impennata dei prezzi medi all’export.
Diverso il quadro se si guarda alle quantità: gli 11 mesi chiudono con un +21% a volume, per un totale di 272mila tonnellate esportate.
Extra-Ue in ripresa a volume, ma pesano i dazi Usa
A incidere sull’andamento complessivo è soprattutto il mercato extra-Ue, che vale il 64% dell’export totale. Qui i volumi crescono del 20,3%, mentre il valore segna un -15,2%. Nell’Unione europea si osserva un andamento analogo: +23% a volume e -17% a valore.
La geografia dell’export resta concentrata: il 60% delle spedizioni è diretto verso cinque mercati chiave – Stati Uniti, Germania, Francia, Canada e Giappone – con la Corea del Sud che scala la classifica superando il Regno Unito grazie a tassi di crescita a tre cifre e a un incremento a valore del 53,4% rispetto al 2024. Bene anche la Cina, seppure con volumi ancora contenuti e prezzi medi bassi.
Sul primo mercato di sbocco emergono però i primi effetti dei dazi: gli Stati Uniti chiudono gli 11 mesi con un -26,6% a valore e una crescita marginale a volume (+1,1%), ben al di sotto della media mondiale. Ancora più negativa la performance della Francia, che registra un -35% a valore e un -2,6% a volume.

Domestico in rallentamento: meno confezioni vendute in GDO
Sul fronte interno, le elaborazioni dell’Osservatorio di SOL Expo su dati Nielsen indicano per gennaio 2026 un mercato della grande distribuzione in rallentamento. Le vendite complessive di extravergine crescono dell’1,1% a volume, ma calano del 16% a valore.
Il prezzo medio a scaffale scende da 8,8 euro/litro di gennaio 2025 a 7,12 euro/litro (-12,5%), senza però tradursi in un aumento significativo degli acquisti: il numero di confezioni vendute diminuisce dell’1,4%.
L’Evo italiano, che a gennaio 2026 rappresenta circa un terzo del mercato oleario in Gdo, registra una contrazione delle bottiglie del 14%. Si amplia inoltre il differenziale di prezzo con il prodotto comunitario: 10,84 euro/litro per l’italiano contro 7,12 euro/litro per il comunitario. Il valore delle vendite del primo mese dell’anno si attesta a 26 milioni di euro per l’Evo nazionale, contro i 73 milioni dell’olio comunitario.
L’Evo “medaglia di bronzo” della cucina italiana secondo Nomisma
L’olio extravergine conquista il terzo posto tra i simboli della tavola tricolore, dopo pasta e pizza e davanti al vino. È quanto emerge dalla nuova Consumer Survey di Nomisma per SOL Expo, presentata in anteprima a Verona in vista della manifestazione in programma dall’1 al 3 marzo a Veronafiere.
Un intervistato su due indica l’Evo italiano come prodotto rappresentativo della cucina nazionale. Presente nel 96% dei carrelli della spesa, l’extravergine è sempre più associato a qualità, territorialità e benessere.

Origine e salute guidano le scelte
Il consumatore più assiduo è over 45, con figli, residente al Sud e attento a sostenibilità e qualità della vita. L’origine è il primo driver d’acquisto: oltre la metà degli intervistati considera determinante la provenienza, con particolare attenzione alle denominazioni di origine. Cresce anche l’interesse per i benefici salutistici.
«L’Evo è già percepito come un superalimento naturale, ma sei consumatori su dieci chiedono maggiori informazioni e l’83% si dichiara più incentivato all’acquisto dopo averne appreso i benefici per la salute», spiega Evita Gandini, Head of Market Insight di Nomisma. Resta invece ancora marginale la conoscenza delle caratteristiche di sostenibilità della filiera.
Ristorazione e oleoturismo leve strategiche
Dalla survey emerge inoltre un forte potenziale per l’oleoturismo: il 45% degli italiani si dichiara interessato a esperienze nei territori vocati. La ristorazione gioca un ruolo chiave nel posizionamento: per il 49% dei consumatori le informazioni su produttore, processo e abbinamenti influenzano la scelta dell’olio, mentre per il 34% l’esperienza al ristorante incide anche sugli acquisti al supermercato.
I risultati completi dell’indagine – 2mila interviste con focus su consumo fuori casa e turismo dell’olio – saranno presentati durante la seconda edizione di SOL Expo, consolidando il ruolo della manifestazione come piattaforma di analisi e confronto per l’intera filiera olivicola italiana.
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