Economia
Per l'agricoltura italiana la qualità non basta più, serve diversificazione e multifunzionalità
L'Italia è leader per valore aggiunto per ettaro in Europa e per valore aggiunto prodotto. Agriturismo, produzione di energie rinnovabili, vendita diretta indispensabili per il reddito delle aziende. L'innovazione è indispensabile
22 gennaio 2026 | 10:00 | C. S.
Incrementare produttività e competitività, ridurre gli sprechi alimentari, contrastare il fenomeno dei cambiamenti climatici, rispondere alle esigenze di una popolazione mondiale in aumento e che, entro il 2050, richiederà un incremento delle produzioni agricole del 70% rispetto a oggi. Ma anche ridurre l’impatto ambientale del settore agricolo, incrementare il livello di sicurezza degli alimenti, migliorare il benessere animale.
Una sfida complessa, che passa anche dalla necessità di ricambio generazionale, dalla volatilità dei mercati e dalle tensioni geopolitiche che negli ultimi anni sembrano aver complicato ulteriormente il quadro globale, che richiede sforzi alle imprese agricole in chiave innanzitutto di investimenti tecnologici per favorire la necessaria transizione digitale ed ecologica. Da qui, appunto, la necessità di un approccio del sistema agricolo «Full Innovation», come recita il claim della 117ª edizione di Fieragricola, in programma a Veronafiere dal 4 al 7 febbraio prossimi. E sul tema dell’innovazione Fieragricola ha incaricato l’istituto di ricerca Nomisma di approfondire gli aspetti legati all’agricoltura italiana tra realtà produttiva e consumatori, con un’analisi rivolta verso due aspetti centrali dell’innovazione: quello delle imprese agricole e quello dei consumatori, e in particolare di come l’innovazione viene percepita, dal momento che tra le principali sfide che le imprese agricole si trovano ad affrontare vi è anche quello dei cambiamenti nei consumi alimentari e, soprattutto, nei comportamenti di acquisto dei consumatori che risultano influenzati dalla propria “mappa valoriale”.
L’agricoltura italiana “unicum” in Europa. Grazie a diversificazione, multifunzionalità, qualità, l’agricoltura italiana in Europa è riuscita a superare i limiti dimensionali e a incrementare il valore aggiunto, raggiungendo la vetta in Ue. Lo evidenzia l’indagine Nomisma: Italia leader per valore aggiunto per ettaro (quasi 3.500 euro contro i 1.900 di Germania, i 1.730 di Spagna e i 1.200 della Francia), e per valore aggiunto prodotto (media 2024/2025 pari ad oltre 41 miliardi di euro, contro i 32 di Francia e Germania), pur a fronte di una forte polverizzazione del tessuto imprenditoriale (che non permette, tra le altre cose, efficienze di costo derivanti da economie di scala tipiche delle grandi imprese come quelle francesi o tedesche) e con un livello di produzione inferiore alla stessa Francia e Germania (72 miliardi di euro contro rispettivamente 90 e 76 miliardi).
Merito essenzialmente della capacità di esprimere qualità e diversificazione produttiva, anche grazie alla capacità di declinare al meglio le opportunità offerte dalla “multifunzionalità” dell’agricoltura, che tra attività di supporto e secondarie (agriturismo, produzione di energie rinnovabili, vendita diretta) pesa oggi per quasi il 20% dell’intero valore della produzione agricola italiana, anche in questo caso uno scenario senza precedenti in Ue. A incidere, naturalmente, anche la capacità di valorizzare le proprie filiere Dop e Igp, il cui valore alla produzione ammonta oggi a quasi 21 miliardi di euro, con una crescita del 25% tra il 2020 e il 2024, proiettando anche in questo caso l’Italia ai vertici su scala europea e mondiale.
L’innovazione può sostenere la crescita dell’agricoltura e migliorare alcuni aspetti, come ad esempio quelli legati alla produttività del lavoro (dove l’Italia si trova in una posizione più bassa rispetto ad altri competitor come Paesi Bassi, Germania e Francia), alla continuità e competitività economica delle imprese agricole, fino agli aspetti legati alle difficoltà di favorire un adeguato ricambio generazionale. L’agricoltura italiana – evidenzia Nomisma – mostra uno tra i tassi più bassi in Europa (5%) di aziende guidate da giovani con meno di 35 anni, mentre sono proprio le imprese agricole giovanili a presentare i valori medi di fatturato tra i più alti (oltre 80mila euro di media contro i 37mila degli over 55) e una maggiore propensione ad innovare, grazie ad un maggiore grado di informatizzazione e di adozione di tecnologie innovative.
«Le imprese agricole italiane hanno saputo valorizzare un patrimonio di biodiversità e territori accomunati da una storia, una cultura e una tradizione fortemente vocate all’alta qualità – commenta il presidente di Veronafiere, Federico Bricolo –. Oggi, di fronte alle sfide del mercato, alle pressioni dei cambiamenti climatici e alla competitività internazionale è fondamentale continuare ad innovare con responsabilità e lungimiranza, come anche chiedono i consumatori italiani. Per questo Fieragricola si conferma una manifestazione strategica, con una offerta trasversale che declina l’innovazione dalla meccanizzazione alla zootecnia, dall’energie rinnovabili alle tecnologie per un’agricoltura sempre più sostenibile e produttiva».
Anche i consumatori chiedono innovazione. L’altro obiettivo che si è posta la ricerca di Nomisma è stato quello di comprendere come i consumatori percepiscono l’innovazione nel settore agricolo, attraverso una indagine diretta su 1.000 italiani di età compresa tra 18 e 65 anni.
Dall’indagine emerge innanzitutto un forte interesse per l’innovazione in generale e una percezione positiva di quest’ultima nella quotidianità: quasi 9 italiani su 10 pensano che lo sviluppo scientifico e tecnologico migliorino la qualità della vita di ciascuno. L’agricoltura, dopo ambiti essenziali quali sanità-salute ed istruzione, rappresenta uno dei settori in cui gli italiani avvertono una maggiore necessità di innovazione a tutela del futuro dell’umanità, lo pensa il 43% della popolazione.
Il food è infatti un ambito sempre più strategico in cui innovare: disponibilità e qualità del cibo rappresentano infatti tema prioritario per il 27% degli italiani, mentre solamente sei anni fa – secondo una precedente survey Nomisma – lo pensava il 13% degli italiani.
Un prodotto alimentare fatto da aziende innovative genera un valore aggiunto per il consumatore innanzitutto in termini di sicurezza (lo pensa il 49% degli italiani, contro appena un 8% che pensa il contrario) e sostenibilità in tutte le sue accezioni: dalla tutela dell’agricoltore (45%), dell’ambiente (41%), del benessere animale (39%) e della biodiversità (34%). Innovare in agricoltura anche in futuro, per il campione intervistato, è fondamentale per ridurre le perdite/spreco di prodotti agricoli (per il 35% degli italiani è l’obiettivo principale che la «Full innovation» dovrà avere in futuro) e combattere il cambiamento climatico (33%), ma anche per ridurre l’impatto ambientale del settore agricolo (32%), incrementare il livello di sicurezza degli alimenti, migliorare il benessere animale e soddisfare la domanda alimentare nazionale e globale.
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