Economia

Incidenti sul lavoro, una questione spinosa da affrontare

I rischi, gli obblighi, le sanzioni. Intervista a Iunio Valerio Romano. La normativa esistente - ammette - è oggi all'avanguardia, non sarebbe da cambiare. Il vero limite, semmai, è nella eccessiva frammentazione delle disposizioni

22 marzo 2008 | Antonella Casilli

Torino, Genova, Molfetta, sono i più noti e discussi incidenti sul lavoro di quest’inizio 2008. Si discute molto sul decreto che inasprisce le sanzioni per i responsabili di incidenti sul lavoro non si discute invece sull’effettiva dinamica degli incidenti purtroppo, non evitata bili per decreto.

Abbiamo parlato dell’argomento con il dott. Iunio Valerio Romano. Personalmente non credo che quello degli infortuni, anche mortali, sul lavoro sia un fenomeno recente vi è solo stato, di recente, un maggior interesse dei mass media nei confronti dello stesso.
Ad ogni buon conto l’importante è che se ne parli e che senza strumentalizzazioni di sorta se c’è da apportare dei correttivi alla normativa in materia di tutela e sicurezza del lavoro ciò venga fatto con criterio e non sull’onda emotiva del momento.

Iunio Valerio Romano

La normativa in materia di sicurezza è un cavallo di battaglia di entrambi gli schieramenti politici ma ritiene che ci sia tanto da rivedere?
Ritengo che l’Italia sia dotata di una normativa in materia di tutela del lavoro certamente all’avanguardia, ciò che si paga è tuttavia una forse eccessiva frammentazione della stessa. A tal proposito è dell’ultima ora la notizia che il Governo ha licenziato il Testo Unico in materia di sicurezza del lavoro che dovrebbe avere Il pregio di strutturare in maniera organica e quindi semplificare nella lettura e conseguentemente applicazione la disciplina in esame. Ciò che temo è che da un lato non ci siano i tempi tecnici perchè il testo venga approvato in via definitiva e dall’altro che la fretta di rispondere
alle istanze sociali faccia perdere un’occasione più unica che rara di
perseguire efficacemente il duplice scopo di rendere operativa una normativa chiara e completa , che al tempo stesso riesca a risolvere le criticità della legislazione ad oggi vigente.

Parlando di incidenti sul lavoro parliamo di vite umane, di famiglie distrutte e questo la nostra sensibilità non lo dimentica mai, è ovvio, ma parlando degli incidenti sul lavoro di Genova, Torino e Molfetta ahimè parliamo anche di casi di scuola che sembrano fatti apposta per smentire molti luoghi comuni sia sulla prevenzione che sulla repressione…
Personalmente ritengo che più che un problema di repressione pura e semplice vi è un problema di cultura della sicurezza che può radicarsi solo grazie ad un’informazione efficace e non solo sulla carta, giusto per soddisfare formalmente gli obblighi imposti dalla legge. Credo che non sia
necessario legiferare in proposito; penso alla L.123 del 2007 (ne abbiamo
parlato il 6 febbraio scorso: link esterno) ed al D.L. 124 del 2004 che prevedono modi e termini di un’attività informativa adeguata ed efficace che coinvolga tutte le parti interessate dagli organi ispettivi alle associazioni di categoria compresi i professionisti del settore.
C’ è sempre una possibilità di crescita e miglioramento però se la disciplina c’è, ed è anche di spessore e pregio, cerchiamo di applicarla bene piuttosto che fare campagna pubblicitaria solo per rispondere all’emotività del momento
che oggi c’è e domani passa. Ritengo, inoltre, che l’apparato sanzionatorio possa considerarsi già sufficientemente deterrente, salvo, ovviamente gli opportuni correttivi che possono essere apportati.

Non possiamo che concordare con lei, ricordiamo ai nostri lettori, infatti, che non c’è stato bisogno del nuovo decreto perché gli inquirenti, a Torino, procedessero addirittura per omicidio volontario…
Quantunque so bene che con questo mio pensiero potrei sollevare polemiche a non finire ma personalmente credo che, per quanto non degno di una società civile possa essere avere un non ancora accettabile tasso di mortalità e\o infortuni sui luoghi di lavoro, quale attività considerata intrinsecamente pericolosa non si può pensare che fisiologicamente questo tasso debba tendere allo zero, potrà mai verosimilmente essere pari a zero. E’ un po’ lo stesso discorso che si fa per la circolazione stradale. E’ dovere di uno stato
civile quello di impegnarsi efficacemente affinché gli incidenti sulle strade siano l’eccezione e non la regola, ma è impensabile che la circolazione sulle strade possa avvenire senza che si verifichino ma degli incidenti più o meno gravi.
E’ la natura stessa dell’attività intrinsecamente pericolosa che deve portare ad una riflessione. E’ ovvio che la società civile accetta il rischio in quanto trattasi di attività che producono benefici tali senza i quali è impensabile che ci
sia una crescita sociale. E quindi, in un giudizio equo contemporaneamente di interessi contrapposti, si accettano i rischi pur di conseguire benefici di un certo livello. Cio’ non toglie tuttavia che l’impegno dello Stato deve essere pieno, totale e continuo, affinché tale rischio sia ridotto al minimo.

Iunio Valerio Romano con Antonella Casilli


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