Economia
L'export dell'agroalimentare italiano tiene nel 2025 nonostante i dazi
Nel primo semestre 2025 le vendite all’estero dei trasformati alimentari crescono ancora del +6%. A trainare i valori è anche l’effetto-prezzi: l’anno scorso l’olio d’oliva ha segnato un boom
18 settembre 2025 | 13:00 | C. S.
Dopo il record del 2024 (+9%, oltre 58 miliardi di euro), nel primo semestre 2025 le vendite all’estero dei trasformati alimentari crescono ancora del +6%. Ma dietro il dato positivo si muove una geografia del commercio internazionale più fragile, tra dazi e oscillazioni delle materie prime.
Sono i dati dell’Osservatorio Nomisma per Italia del Gusto.
A trainare i valori è anche l’effetto-prezzi: l’anno scorso l’olio d’oliva ha segnato un boom di +43% a valore a fronte di un modesto +6% in volume, dinamica che nel primo semestre 2025 ha interessato anche caffè e cioccolato, con forti rincari delle rispettive commodity (+73% e +27%). Bene in quantità lattiero-caseario, bakery e acque minerali; in calo, invece, vino, aceti e spirits.
“Lo scenario di mercato a livello globale evidenzia un’alterazione negli scambi di prodotti alimentari, in larga parte determinato dagli impatti della nuova politica commerciale dell’amministrazione americana e i cui effetti per l’Italia non si circoscrivono al solo commercio diretto verso gli Stati Uniti, ma si espandono anche agli altri mercati di sbocco del nostro Food&Beverage", ha dichiarato Denis Pantini, responsabile Agrifood Nomisma. "Lo sviluppo di nuovi mercati in una logica di maggior diversificazione diventa quindi prioritario in questo nuovo contesto geopolitico, da raggiungere sia attraverso il supporto istituzionale (ad esempio mediante nuovi accordi di libero scambio) ma anche mediante sinergie promozionali e commerciali tra imprese”.
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