Economia
Il successo del Grana Padano in Germania, Francia e Usa
Il Grana Padano sempre più dipendente dall'export. Nel 2024, infatti, sono state esportate ben 2.685.541 forme, pari al 52% della produzione totale, con un incremento del 9,15% rispetto all’anno precedente
18 marzo 2025 | 10:00 | C. S.
Il Consorzio di Tutela del Formaggio Grana Padano è pronto a celebrare un nuovo record di esportazioni che consolida la crescita costante della Dop più consumata al mondo. Nel 2024, infatti, sono state esportate ben 2.685.541 forme, pari al 52% della produzione totale, con un incremento del 9,15% rispetto all’anno precedente. L’aumento delle esportazioni ha portato alla crescita di ben 225.161 forme in più, un dato che rappresenta il 4,3% della produzione marchiata del 2024, consolidando ulteriormente la presenza del Grana Padano sui mercati internazionali.
Sul podio delle esportazioni, la Germania si conferma il mercato principale con 634.000 forme, pari al 23,6% del totale esportato. Segue la Francia con 319.000 forme e gli Stati Uniti con 215.000 forme. A completare i primi dieci paesi destinatari ci sono la Spagna (163.000 forme), il Regno Unito (149.000 forme), la Svizzera (146.000 forme), il Belgio (107.000 forme), l’Olanda (98.000 forme), l’Austria (91.000 forme) e il Canada (77.000 forme). Fuori dalla Top Ten, la Svezia si posiziona all'undicesimo posto con 70.000 forme, seguita dalla Polonia con 64.000 forme, la Grecia con 53.000 forme, la Danimarca con 48.000 forme e la Romania con 43.000 forme.
Stefano Berni, direttore generale del Consorzio, commenta con soddisfazione i dati: “Il Grana Padano continua a confermare la sua leadership globale, con una crescita che non si arresta, nemmeno nei mercati internazionali più maturi. Siamo orgogliosi di vedere il nostro formaggio Dop così apprezzato in tutto il mondo. L’incremento delle esportazioni ci consentirà di rafforzare ulteriormente il nostro impegno nella tutela e nella valorizzazione del nostro prodotto”.
I dazi Usa sarebbero perciò “una sciagura e un atto incomprensibile”, prosegue Berni, “che andrebbe a danneggiare soprattutto i consumatori americani che hanno eletto Trump presidente degli Stati Uniti”.
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