Economia
Marchi italiani dell’olio d’oliva in affanno: salvataggio in extremis per Dante
Dopo le operazioni di aiuto e ricapitalizzazione del 2014 e 2016, Olio Dante si salva dal dissesto finanziario solo grazie alla banca Illimity. Salvi per ora 60 posti di lavoro
19 aprile 2024 | T N
Le ultime due campagne olearie, con i prezzi all’ingrosso dell’olio extravergine di oliva in forte ascesa, stanno mettendo sotto stress la solidità finanziaria delle imprese olearie.
I costi di approvvigionamento aumentati, con i tassi di finanziamento saliti fortemente, hanno creato una situazione di difficile gestione per le aziende imbottigliatrici che non vantassero un ottimo merito creditizio e una solidità economica dimostrata e dimostrabile.
Non era il caso di Olio Dante che veniva già da due operazioni di “salvataggio”, ovvero di ristrutturazione del debito, la prima nel 2014 ad opera dello Stato italiano con il fondo ISA, che aveva sottoscritto un aumento di capitale, acquisendo il 20% del capitale sociale. La seconda nel 2016 ad opera dei fondi Oxy Capital e Attestor Capital che, sottoscrivendo una ristrutturazione del debito per complessivi 60 milioni di euro, ha anche acquisito il controllo della società.
In pochi anni, però, Olio Dante è di nuovo in dissesto finanziario.
Nel 2023 è stato sottoscritto un nuovo accordo di ristrutturazione ex articolo 57 del nuovo codice della Crisi d’Impresa, questa volta dopo il coinvolgimento anche della banca Illimity di Corrado Passera, per permettere la continuità d’impresa.
È stato smobilizzato il 70% dei crediti commerciali e la banca ha agito sui crediti pro-soluto.
Resta, però, il dato di un’azienda che non riesce a raggiungere gli obiettivi che si era data ma anzi perde fatturato e quote di mercato.
Nel 2014 i ricavi dichiarati erano pari a 94 milioni di euro, con la promessa di arrivare a 177 nel 2018, ma invece sono calati a 67 milioni nel 2019 e poi rimasti stabili intorno a tale soglia, nonostante gli aumenti dei prezzi degli oli, con perdite per 5 milioni di euro nel 2020. Nel frattempo l’azienda era passata da una grande cura dimagrante con i dipendenti scesi da 150 unità a 60.
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