Economia
L'export agroalimentare italiano tira anche nel 2022
Da gennaio a luglio le vendite all'estero hanno fatto registrare la ragguardevole cifra di 34,5 miliardi di euro. In crescita tutti i comprati, l'unica eccezione è costituita dal comparto della frutta fresca e trasformata
07 ottobre 2022 | C. S.
La crisi energetica, l'impennata dei costi di produzione delle aziende e lo spettro di una recessione globale non hanno finora arrestato la corsa del made in Italy agroalimentare sui mercati esteri.
Secondo l'ultimo rapporto Ismea "La Bilancia dell'agroalimentare italiano", l'andamento delle spedizioni nazionali è risultato molto positivo anche nei primi sette mesi dell'anno in corso, dopo aver raggiunto nel 2021 lo storico traguardo di 52 miliardi di euro.
Da gennaio a luglio sono stati incassati dalle vendite all'estero introiti complessivi per 34,5 miliardi di euro, mettendo a segno un incremento di quasi il 18% sullo stesso periodo dello scorso anno. Naturalmente i dati in valore risentono della forte spinta inflattiva, ma crescono anche i flussi in volume delle referenze più rappresentative quali: pasta, prodotti della panetteria e biscotteria, vini spumanti, formaggi freschi e stagionati, prosciutti, pelati e polpe di pomodoro, a conferma che oltrefrontiera la presenza del made in Italy a tavola è un fatto ormai irrinunciabile.
L'unica eccezione è costituita dal comparto della frutta fresca e trasformata che evidenzia una riduzione dell'export anche in valore dello 0,5% a causa delle flessioni registrate da mele, kiwi e nocciole sgusciate.
Il nostro export cresce a due cifre sia in ambito Ue (+21% nel primo semestre del 2022) che presso i Paesi terzi (+16%) favorito, in questo caso, anche da un euro debole sul dollaro. Nei principali mercati di sbocco la progressione è, nell'ordine, del 11% in Germania, del 21% negli Usa, del 18% in Francia. Anche nel Regno Unito, quarta destinazione per importanza, le vendite sono aumentate del 19% a dispetto dei segnali rallentamento dei due anni precedenti che avevano alimentato diffusi timori per le conseguenze della Brexit. Da segnalare anche il forte incremento delle esportazioni verso Ungheria, Polonia e Repubblica Ceca, mentre risultano in controtendenza solo i flussi verso Cina e Giappone.
Dopo il surplus registrato nel biennio 2020-2021, il forte incremento del valore delle importazioni agroalimentari (+29,2% per 34,9 miliardi di euro), sotto la spinta dei rincari delle materie prime agricole, ha riportato il saldo della bilancia commerciale in negativo, con un deficit di 381 milioni di euro. L' andamento positivo delle importazioni è una spia della buona tenuta dell'attività di trasformazione nonostante la forte pressione sui costi delle industrie alimentari italiane.
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