Economia
Forte ripresa del mercato di latte e latticini
L'incremento medio dei prezzi dei prodotti lattiero-caseari registrato nei primi nove mesi del 2021 è stato del 5,6% rispetto allo stesso periodo dello scorso anno, trainato dai formaggi duri e dal burro
11 novembre 2021 | C. S.
Il mercato lattiero caseario mondiale è in forte tensione e per la maggior parte dei prodotti si prospetta un "caldo" autunno. Secondo il report Tendenze di Ismea, le principali piazze di scambio europee - come emerge dai dati dell'Osservatorio del mercato del latte della Commissione Europea - continuano a essere interessate da una spinta rialzista dei prezzi, in un contesto globale di ripresa generalizzata dei listini. Molteplici i fattori in gioco a livello mondiale: da una parte una domanda vivace, trainata sia dalle richieste della Cina sia dalla ripresa dei consumi fuori casa con l'allentarsi dell'emergenza sanitaria, e dall'altra la fiammata sui mercati delle materie prime per l'alimentazione degli animali che impattano sulle rese produttive e sulla redditività degli allevamenti.
Per quanto riguarda il contesto nazionale, sotto la spinta del buon andamento delle esportazioni (+11% in volume e +12,5% in valore nei primi sette mesi del 2021), grazie alle progressive riaperture post-Covid e la rimozione dei dazi negli Stati Uniti, il mercato sta registrando una dinamica molto positiva.
Come evidenziato dall'Indice Ismea dei prezzi all'origine per i prodotti lattiero caseari, l'incremento medio registrato nei primi nove mesi del 2021 è risultato pari al 5,6% rispetto allo stesso periodo dello scorso anno, trainato soprattutto dai formaggi duri e dal burro (rispettivamente +13,4% e +16,5% su base tendenziale).
Scendendo nel dettaglio delle quotazioni dei principali prodotti guida del mercato nazionale, la ripresa è risultata particolarmente accelerata per il Parmigiano Reggiano, mediamente stabilizzatosi a 10,47 €/kg nei primi nove mesi del 2021, con una variazione positiva di quasi il 26% rispetto allo stesso periodo dello scorso anno. Positivo anche il trend del Grana Padano, che ha toccato mediamente quota 7,23 €/kg (+10% rispetto ai livelli di un anno fa).
Per altri formaggi tipici, come il Gorgonzola e il Provolone, si riscontra una sostanziale stabilità; mentre, sul fronte delle materie grasse, si registra una forte spinta al rialzo per i listini del burro (+53% nei primi nove mesi del 2021) sulla scia delle dinamiche continentali.
Nonostante le variazioni anche a doppia cifra registrate per i prodotti trasformati, il prezzo del latte alla stalla si è mediamente attestato a 37,3 €/100 litri (esclusi premi) nel periodo gennaio-agosto 2021, facendo registrare un recupero lieve rispetto allo stesso periodo del 2020 (+1,7%, pari a circa 60 cent/100 litri).
La dinamica alla stalla risente della crescita della produzione nazionale di latte - le consegne sono, infatti, ulteriormente aumentate di oltre il 3% secondo i dati Agea riferiti ai primi sette mesi del 2021 - e con il superamento di oltre 12 milioni di tonnellate l'Italia si avvia verso l'autosufficienza che potrebbe essere raggiunta nell'arco dei prossimi quattro-cinque anni.
La situazione degli allevamenti nazionali si presenta critica, non solo sul fronte dei ricavi, ma anche sul fronte dei costi di produzione, considerando la spinta inflazionistica che ormai da diversi mesi sta interessando i prezzi delle materie prime destinate all'alimentazione delle bovine (mais e soia in primis).
I listini degli alimenti zootecnici sono cresciuti sensibilmente a partire dall'inizio del 2021, arrivando a toccare livelli tra i più alti degli ultimi dieci anni: i prezzi del mais a uso zootecnico sono passati da 198 €/ton di fine 2020 ai 277 €/ton di settembre 2021 (+40%), mentre per la soia sono passati da 431 €/ton a 664 €/ton (+26%).
Nel complesso l'Indice Ismea dei prezzi degli input produttivi per gli allevamenti bovini da latte segna un incremento del 5,8% nei primi nove mesi del 2021, proprio sotto la spinta dei mangimi (+8%) e dei prodotti energetici (+7%). A partire dall'autunno gli annunciati rincari dei prodotti energetici - carburanti e energia elettrica - potrebbero ulteriormente aggravare i bilanci delle aziende zootecniche italiane.
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