Economia
La sostenibilità chiave del mercato del vino del futuro
Negli Stati Uniti 2 consumatori di vino su 10 acquistano vini sostenibili certificati ma la platea dei potenziali interessati è almeno il doppio. La difficoltà ad identificarli figura tra i principali ostacoli ad una maggior diffusione di questi vini
12 luglio 2017 | C. S.
La sostenibilità – in particolare quella ambientale - rappresenta ormai un vocabolo di uso comune e un obiettivo condiviso a livello planetario da cittadini, imprese e politici (ad esclusione forse di Trump) e anche nel caso del vino la sensibilità degli stessi consumatori verso questa tematica aumenta di giorno in giorno. Complici anche gli effetti dei cambiamenti climatici che, a differenza di quanto stimato dagli esperti, si possono ormai toccare con mano quotidianamente (e non solo nel lungo periodo), sono svariati i programmi di sostenibilità attivati in giro per il mondo, dall’Australia alla Nuova Zelanda, dal Sudafrica al Cile, dalla Francia agli Stati Uniti. Nel caso della contea di Sonoma in California (la seconda dello Stato per estensione del vigneto dopo San Joaquin), ad oggi il 60% della superficie vitata è certificata “sostenibile” (circa 14.000 ettari) ma l’obiettivo è di arrivare al 100% entro il 2019.
Alla luce di questo scenario e delle prospettive di mercato che possono avere i vini sostenibili, Nomisma Wine Monitor, in collaborazione con i referenti di VIVA, il progetto del Ministero dell’Ambiente per la sostenibilità nel settore del vino, ha organizzato un workshop dedicato alle imprese vinicole nel quale, oltre alle diverse testimonianze di aziende italiane che hanno deciso di seguire la strada della sostenibilità, ci saranno quelle di operatori commerciali legati a mercati interessati a questa tipologia di vini, come la Norvegia e la Svezia. Senza appunto dimenticare gli Stati Uniti, per i quali saranno invece presentati i risultati di un’indagine originale di Wine Monitor* su percezione e disponibilità all’acquisto dei vini sostenibili da parte dei consumatori americani.
Come sottolineato da Denis Pantini, Responsabile Wine Monitor di Nomisma “la survey ha messo in evidenza come la sostenibilità ambientale rappresenti, dopo il terrorismo e l’assistenza sanitaria, il terzo motivo di preoccupazione più sentito dagli americani. Ed è anche sull’onda di questa sensibilità che si inserisce l’acquisto dei diversi vini sostenibili – per la maggior parte di origine californiana e australiana – comprati oggi da 2 consumatori statunitensi su 10”. Ma al di là degli attuali acquirenti, è soprattutto la prospettiva e l’interesse ad un loro consumo futuro che riguarda un’analoga percentuale di acquirenti che ancora non consumano questi vini per diversi motivi, tra cui una ridotta diffusione e promozione oltre che alla difficile identificazione (per via di un’etichetta poco chiara o che si confonde tra le diverse certificazioni esistenti). Senza tralasciare che tra chi oggi non li compra, il 56% si dichiara disposto a spendere di più per un vino sostenibile, mentre ben l’86% dichiara comunque un interesse potenziale all’acquisto.
“La profilazione del consumatore americano di vini sostenibili”, aggiunge Pantini “ha fornito l’identikit dell’acquirente tipo, rappresentato dal Millennials, di genere maschile con titolo di studio e reddito elevato”. Un profilo che si discosta completamente da quei baby boomers che, sempre la survey Wine Monitor, ha indicato come i più avversi a qualsiasi forma di comportamento sostenibile e presso i quali, probabilmente, Trump ha trovato terreno fertile per la propria elezione a presidente degli Stati Uniti.
Potrebbero interessarti
Economia
Aumenta il consumo di olio di oliva e olive da tavola
Mentre l’Unione Europea riduce leggermente la sua quota di consumo globale, i mercati emergenti e altri paesi produttori sperimentano una crescita sostenuta, guidando l’espansione globale del settore
25 febbraio 2026 | 09:00
Economia
Il prezzo dell’olio di oliva al 24 febbraio: l’industria olearia rallenta gli acquisti e raffredda i listini
Le quotazioni dell’olio extravergine di oliva risultano invariate in Italia e in Grecia mentre in Spagna l’industria e il commercio rallentano gli acquisti sperando di raffreddare i listini che scendono a 4,4 euro/kg. La differenza con la Tunisia scende a 20 centesimi
24 febbraio 2026 | 17:20
Economia
Vendite di biologico sempre più centrali nella ristorazione e nell'Horeca
Sebbene la Grande Distribuzione resti il canale privilegiato di vendita di bio, ristoratori e baristi concordano nel rilevare una crescente attenzione dei clienti verso la qualità degli ingredienti, la trasparenza sulle loro caratteristiche e l’impatto ambientale dei prodotti consumati
24 febbraio 2026 | 13:00
Economia
Crescono DOP e territori nel carrello della spesa agroalimentare, la Puglia vola
Le 1.518 referenze DOP superano i 960 milioni di euro di vendite e registrano una crescita del 9,4% a valore e del 5,6% a volume. Tra le venti regioni italiane, il Trentino-Alto Adige si conferma la prima per valore del paniere food and beverage regionale
21 febbraio 2026 | 11:00
Economia
Origine e salute guidano le scelte sull'olio extravergine di oliva italiano che piace anche all'estero
L’olio extravergine conquista il terzo posto tra i simboli della tavola tricolore, dopo pasta e pizza e davanti al vino. L’extravergine italiano, che a gennaio 2026 rappresenta circa un terzo del mercato oleario in GDO, registra una contrazione delle bottiglie vendute e si amplia inoltre il differenziale di prezzo con il prodotto comunitario
20 febbraio 2026 | 17:00
Economia
Il mondo dell'olio di oliva italiano zoppica: fanalino di coda per margini e guadagni
Il quadro del settore oleario nazionale resta molto incerto, con più ombre che luci. Volatilità delle quotazioni, produzione in calo e disavanzo commerciale segnano il quadro 2025-2026. L’export cresce, ma i margini restano sotto pressione
20 febbraio 2026 | 11:00