Economia

In Cina il Made in Italy va forte, ad eccezione dell'olio d'oliva

Le esportazioni dei nostri prodotti agroalimentari, pari a circa 250 milioni di euro, sono cresciute in valore del 30%. In calo di più di diceci punti, invece, il valore del nostro export oleicolo

24 marzo 2012 | R. T.

Nell'intera annata 2011 emerge, da un'analisi Ismea sull'interscambio Italia-Cina, che le esportazioni dei nostri prodotti agroalimentari verso il Paese del Dragone, pari a circa 250 milioni di euro, sono cresciute in valore del 30% (+66% per il solo settore primario), mentre sul fronte delle importazioni (590 milioni circa) i dati riportano una crescita più lenta, di poco superiore al +18%.

Vino, cioccolata e grassi vegetali (olio di oliva in particolare) sono le categorie di prodotto italiane più gettonate, con un'incidenza del 73,5% dell'export totale tricolore oltre la Grande Muraglia.

Nel 2011, in base ai dati GTI (fonte Dogane cinesi) elaborati dall'Ismea, l'Italia ha spedito in Cina 31 milioni di litri di vino per un valore di circa 68 milioni di euro. Si tratta di una quota ancora contenuta (6,5% in valore) che vede l'Italia solo al quinto posto tra i fornitori di vino in un mercato dominato dal prodotto francese (51,9%), ma che presenta potenzialità di crescita elevatissime. Basti pensare che dal 2009 al 2011 l'export di vini italiani in Cina è quadruplicato sia per volumi che per corrispettivi monetari. Nella lista dei fornitori oltre alla Francia figurano, davanti all'Italia, Australia, Cile e Spagna.

L'Italia, come emerge dall'analisi Ismea, è invece in cima alla lista dei Paesi fornitori di cioccolata e altre preparazioni a base di cacao, davanti a Belgio, Svizzera e Germania. Nel 2011 la Cina ne ha importate complessivamente 31mila tonnellate per un valore di 165 milioni di euro. Di questi il 44% in valore e il 38% in volume sono di provenienza italiana.

Per quanto riguarda l'olio di oliva, che è il terzo prodotto tricolore più esportato a Pechino, l'Italia si colloca al secondo posto dietro la Spagna, con una quota di mercato che nel 2011 è però scesa in valore al 23,4% (era al 35% nel 2010), in una fase peraltro di forte crescita delle importazioni cinesi.

Tra i prodotti simbolo del Made in Italy, la pasta, nonostante un trend in crescita, è ancora ben lontana dall'affermarsi nelle abitudini alimentari del gigante asiatico. Complessivamente la Cina ha acquistato nel 2011 circa 22 mila tonnellate di pasta estera (28 milioni di euro in valore), di cui quasi il 30% proveniente dall'Italia, che detiene la quota di mercato più rilevante davanti a Taiwan e Corea del Sud.

Le importazioni dalla Cina, conclude lo studio, rappresentano invece l'1,5% dell'import agroalimentare complessivo italiano e sono costituite per oltre due terzi da ortaggi e legumi, conserve a base di pomodoro e prodotti ittici.

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