Cultura

VENT’ANNI NON SONO POCHI. ANCORA GRANDI IDEE PER IL MENSILE "LA MADIA TRAVEL FOOD"

Per un periodico dedicato a un comparto non facile qual è quello alimentare, raggiungere un traguardo così significativo non passa certo inosservato. Si tratta di una utile finestra costantemente aperta sul mondo. La direzione è in mani femminili. Onore al merito per Elsa Mazzolini

17 luglio 2004 | Luigi Caricato

Vent’anni non sono pochi. Hanno una importanza notevole, soprattutto se appartengono a una rivista, per giunta specializzata nel settore alimentare. Resistere così a lungo non è facile. Già di per sé l’editoria si contraddistingue per i continui segni di crisi che la attraversano. Sì, perché gli italiani leggono poco. Nonostante le statistiche mettano a più riprese a nudo la società italiana, con le sue debolezze strutturali che la allontanano terribilmente dai Paesi più ricchi e industrializzati, sono davvero in pochi a comprendere il significato e il valore della comunicazione. La veicolazione di un sapere è un patrimonio che in pochi riconoscono tale. Figuriamoci quando ci si avvicina a un mondo che per natura è restìo alla formazione, alla lettura professionale. Che grama realtà! Il quadro che finora ho tratto dell’Italia non è tra i più edificanti, ma d’altra parte è così.



Alcuni numeri? Nel corso del 2002 il nostro Paese è pesantemente indietreggiato nella classifica internazionale degli indici di lettura della stampa quotidiana, occupando un imbarazzante trentatreesimo posto. Il numero di copie di quotidiani diffuse ogni giorno sono da noi appena 128 per ogni mille abitanti. La Norvegia è invece in testa alla classifica con 705 copie, cui seguono, a ruota, il Giappone e molte altre nazioni. Il problema, però, è che nella lunga lista ci precedono anche Paesi meno ricchi e scolarizzati di noi, come Estonia, Thailandia, Malesia e Turchia. Bella storia. C’è molto da riflettere su dati così inoppugnabili, anche in considerazione del fatto che l’Italia rientra oltrettutto nei Paesi del G8.

Ebbene, posta tale premessa, i vent’anni de “La Madia Travel Food” segnano un successo senza precedenti, in nessun modo banale e scontato, perché in realtà si è nutrito di molte fatiche, non soltanto di tanta passione. La passione per la cultura alimentare qui è fertile, non ha neppure lontanamente i segni della sterilità nell’approccio e nei contenuti. E’ una rivista che porta dignitosamente i suoi anni e può, a buon diritto, farne un giusto vanto, perché oltretutto si rivela, in particolare attraverso le sue rubriche, un utile strumento di pensiero. Non solo, oltre a svolgere un importante ruolo formativo, “La Madia Travel Food” la si può nel medesimo tempo pensare quale utile finestra costantemente aperta sul mondo dell’alimentazione. Si tratta insomma di una voce autorevole, seppure solo in apparenza di secondo piano. Il non essere presente in edicola non equivale a una sua marginalità, anzi, è segno di un pubblico altamente qualificato, che vi si affida per abbonamento. La spina nel fianco di molti periodici è infatti nella bassa quota di abbonati; sì, perché fidelizzare il proprio pubblico, senza nemmeno offrire gadget come ormai accade di frequente, equivale ad avere un pubblico di lettori che cerca di accrescere il proprio livello di professionalità. Questo è quanto penso, e il mio orgoglio di appartenere al qualificato corpo dei collaboratori del mensile mi appaga e mi rende sereno, perché sono piuttosto restìo a firmare articoli per giornali che non esprimano compiutamente valori come la libertà di opinione, l’alta attendibilità per quanto pubblicato e la robustezza dei contenuti.

Il direttore Elsa Mazzolini

Ebbene, riconosciuti i meriti, che – non dimentichiamolo – sono da attribuire alla direttrice Elsa Mazzolini, oltre che all’intera equipe che la assiste, passo ai vent’anni che sono trascorsi. Avendo iniziato a collaborare solo dal settembre 2000 non ho molto da rievocare intorno alla storia de “La Madia Travel Food”, però posso provare a farlo accennando a quanto è accaduto nel corso di questo tempo nel mondo dell’olio. Sarà sicuramente una testimonianza utile per riflettere su quanto ancora resta da fare. Oggi a più livelli si parla di una rinata cultura dell’olio, ed effettivamente è vero: ci sono attenzioni che vent’ani fa non esistevano neppure in germe. La qualità degli extra vergini per esempio, non solo è nettamente migliorata, ma è cresciuta sensibilmente anche quantitativamente. Nel senso che vent’anni fa molto dell’olio prodotto sarà pure stato genuino, ma non certamente extra vergine, tanto era infatti il prodotto di scarso pregio. Oggi è diverso, una reale cultura dell’olio ancora non esiste, ma siamo prossimi ad acquisirla, i passi necessari sono stati compiuti proprio nel lasso di tempo di questo ventennio appena trascorso. Ciò che ha reso possibile tale generale salto di qualità è stato in particolare l’impegno assunto sul fronte dell’informazione a opera di pochi impareggiabili pionieri. Finalmente si è scrostata quella patina di immobilismo che pervadeva l’intero comparto. Ma non è ancora possibile vantare successi futuri, questi verranno solo qualora si realizzasse una coesione di ciascuna delle componenti la filiera produttiva, che al momento è un po’ debole.

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