Cultura
Una residenza imperiale dove l'olivo domina con varietà autoctone
L’oliveto di Villa Adriana si distingue per le rare cultivar: oltre alle più o meno diffuse e tipiche laziali Itrana, Rosciola, Carboncella, Frantoio, Salviana, Leccino, fanno parte della storia del posto anche la Tonda di Tivoli, gli ecotipi locali montonesi e l’oliva Procanica.
05 agosto 2026 | 14:00 | Giosetta Ciuffa
“Animula vagula blandula…” è stato già detto? Sì, decine di volte. Citazione obbligatoria ormai quei versi attribuiti all’affascinante figura dell’imperatore Adriano, nato nella Hispania Baetica, vissuto tra Roma, le province, Tivoli e morto a Baia e poi deposto a Castel Sant’Angelo a Roma. Quindi oggi vogliamo parlare di un’altra anima, quella di un olivo monumentale conosciuto come Albero Bello che studi genetici hanno identificato come unico nel panorama olivicolo italiano, ma che risulta simile alla varietà Cuoricino (be’, se no, un’anima senza cuore…). Varietà di origine toscana la Cuoricino che prende il nome dalla forma cordiforme dell'olivoa e del nocciolo, in particolare secondo la tradizione rurale toscana affine al cuore del coniglio.
Un’anima verde quindi, radicata - è proprio il caso di dire - nel paesaggio di Villa Adriana da ben 600 anni, secondo l’Istituto di Genetica Vegetale del CNR di Perugia, e pronta a diventare il simbolo di un progetto più ampio. Dopo la fase sperimentale che nel 2022 aveva portato ad Olea Hadriani, olio extravergine certificato igp Roma prodotto con le olive della residenza imperiale tiburtina, si inaugura ora una nuova fase che mira stavolta a valorizzare l’intero patrimonio agricolo delle ville. Dotato di autonomia speciale del Ministero della Cultura e composto da Villa Adriana, Villa d’Este, Santuario di Ercole Vincitore, Mensa Ponderaria e Mausoleo dei Plautii, l’Istituto Villa Adriana e Villa d’Este che ne promuove la tutela, la valorizzazione e la fruizione ha avviato un progetto strutturale che coinvolge interamente l’oliveto storico (quasi tremila alberi) con l’obiettivo di costruire una filiera produttiva territoriale fondata sulla collaborazione tra pubblico e privato e sul coinvolgimento delle competenze agricole locali.
Promossa dal direttore dell’Istituto Villa Adriana e Villa d'Este Alberto Samonà, l’iniziativa nasce dalla volontà di riconoscere nelle Villae un patrimonio (Unesco, peraltro) vivo di cui prendersi cura. Villa Adriana, Villa d’Este e il Santuario di Ercole Vincitore sono interpretati come elementi diversi di un unico sistema storico e paesaggistico dove la conservazione incontra la cura del territorio, la salvaguardia della biodiversità e il recupero delle tradizioni agricole; a tal fine l’Istituto ha pubblicato un avviso per attivare un partenariato speciale pubblico-privato per mettere a sistema le attività produttive legate ai tre siti. Il bando, con scadenza fissata al 14 agosto, è rivolto a operatori economici, enti, fondazioni, associazioni e soggetti del terzo settore ed è articolato in due lotti. Il primo riguarda manutenzione agronomica e valorizzazione dell’oliveto monumentale nonché produzione e promozione dell’olio e del brand Olea Hadriani; il secondo comprende una serie di iniziative dedicate a produzioni tradizionali ed ecosistemi degli altri siti dell’Istituto: dal vigneto storico di Villa d’Este al Giardino dei Semplici (erbe officinali e medicinali) del Santuario di Ercole Vincitore fino all’apicoltura e alla realizzazione di un orto storico a Villa Adriana ispirato alle colture e ai modelli agricoli di età romana, senza dimenticare lo sviluppo di prodotti derivati come miele, uva, erbe officinali e cosmetici naturali.
Sostenibilità economica, cura del paesaggio storico e sviluppo delle filiere agricole locali sono le parole chiave per il direttore Alberto Samonà: “un’occasione per far dialogare il patrimonio culturale con le tradizioni del territorio e promuovere una gestione responsabile delle sue risorse”, dichiara. Valorizzazione quindi dell’oliveto di Villa Adriana e delle altre colture presenti con l’intento di “sviluppare un modello che possa coniugare sostenibilità economica, cura del paesaggio storico e sviluppo delle filiere agricole locali”. L’oliveto infatti si distingue per le rare cultivar: oltre alle più o meno diffuse e tipiche laziali Itrana, Rosciola, Carboncella, Frantoio, Salviana, Leccino, fanno parte della storia del posto anche la Tonda di Tivoli, gli ecotipi locali montonesi e l’oliva Procanica.
Così l’animula del monumentale Albero Bello, come dei tremila olivi di Villa Adriana, rappresenta l’anima di un paesaggio e diviene simbolo di un patrimonio materiale e immateriale custodito dalle villae tiburtine.
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