Cultura

NON SOFFOCATE LE EMOZIONI. SONO PARTE DI NOI E INFLUENZANO LA NOSTRA VITA

Lo psicanalista e semiologo Aldo Carotenuto, scomparso nei giorni scorsi, in uno dei suoi libri più lucidi e veri aveva sostenuto l'impossibilità di pensare a una vita senza la luce energetica delle emozioni. Queste costituiscono il pane quotidiano che nutre e irrobustisce l'anima. Sono infatti la chiave di lettura del nostro stare nel mondo

19 febbraio 2005 | Ada Fichera

Gioia, dolore, solitudine, paura, commozione, orgoglio, amore…
Sono tutte emozioni che fanno parte della nostra vita d’ogni giorno e che talvolta colorano la routine che, nel bene e nel male, impietosa ci travolge.

Le emozioni sono quella componente del misterioso universo interiore che rendono vivo l’uomo.
Cosa saremmo noi tutti se fossimo incapaci di provare emozioni?
Di certo, il nostro “essere” va costituendosi man mano intorno ai processi legati alle nostre emozioni e alle tracce che queste conseguentemente lasciano.

Difficilmente si riesce a rimanere impermeabili a queste e, del resto, ogni tanto è anche lecito lasciarsi trasportare da una forte e bella emozione.
Già da tempi remoti, l’uomo si è posto il problema del farsi dominare dalla ragione o dalla passione.
Le emozioni non sono un fattore esclusivamente personale, ovvero un “affare” del solo soggetto direttamente implicato e coinvolto da queste, ma sono soprattutto un aspetto fondamentale e dunque mezzo della comunicazione interpersonale, variabili di gestione delle organizzazioni e strategia di mediazione.

Chi, di emozioni, si è occupato approfondendo e studiandone le caratteristiche dal nascere al loro evolversi, è Aldo Carotenuto, uno psicanalista e semiologo che si è spento, domenica 13 febbraio, lasciandoci una grande eredità culturale, eredità che in particolar modo lo connota come figura significativa dello junghismo internazionale.
A proposito di comunicazione interpersonale, sono proprio le parole di Carotenuto che possiamo ricordare in tale circostanza, tratte da quella che è forse una delle sue opere più belle, Il tempo delle emozioni (edita da Bompiani nel recente 2003): "…Se le emozioni rappresentano l’incipit della comunicazione interpersonale, se consentono all’individuo di poter discernere tra ciò che è buono e ciò che non lo è, allora potremmo avanzare l’ipotesi che esse possano essere implicate in tutte le attività della mente. È difficile, o per meglio dire impossibile, pensare a una vita psichica senza che vi sia la luce energetica delle emozioni, quella stessa luce che consente all’individuo di non brancolare nel buio, e di ritrovare in se stesso la strada della verità".
Ecco allora che, non solo influenzano il nostro comportamento, ma entrano a far parte persino della nostra attività mentale.

A conferma di tutto questo, il 6 febbraio scorso, una notizia dell’Ansa ha comunicato che “recenti scoperte scientifiche hanno dimostrato che giudizi morali, decisioni estetiche e analisi matematiche si nutrono delle nostre emozioni”. Per secoli, si è pensato infatti, che i processi decisionali che avvengono nel cervello umano fossero separati dalle emozioni.
I risultati di queste nuove scoperte nel campo delle neuro-scienze sono stati resi noti e confrontati nel corso di un incontro sulla ricerca terapeutica svoltosi a Parigi, presso la “Fondazione Ipsen”.

Le emozioni, alla luce di questi studi, hanno un ruolo dominante nella sfera decisionale e, per questa ed altre ragioni, costituiscono il tassello che completa il delinearsi della personalità dell’individuo.
Scrive Goleman: “…le emozioni sono attitudini fondamentali nella vita…”, tanto fondamentali quanto lo è ad esempio la sfera affettiva per ognuno di noi, la quale intreccia, come affermava Carotenuto, una necessaria relazione e uno scambio comunicativo con la dimensione più propriamente cognitiva della nostra psiche. È da questa dinamica interazionale che scaturisce la soggettività, le peculiarità psicologiche, il modo di essere e di mostrarsi al resto del mondo di ogni essere umano.

Emozioni dunque, non da soffocare, ma alle quali dare spazio, soprattutto nei meandri più nascosti di quel misterioso e complicato mondo che è la nostra mente.
D’altra parte non dare spazio all’emozione, sarebbe come sopprimere la nostra creatività, come non esprimere una parte di noi, dando vita ad un vuoto interiore attraverso il quale diventerebbe impossibile anche comunicare, quel vuoto che farebbe perdere significatività ai nostri pensieri, alle nostre azioni e, dunque, a noi stessi.

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