Cultura
Il pingue olivo e il simposio universale
L’Olio Officina Food Festival ha rappresentato qualcosa di più di un evento culturale e mediatico. Arte, letteratura, gusto e informazione, hanno unito persone lontane con passioni affini, andando oltre le etichette e gli obiettivi commerciali
04 febbraio 2012 | Paola Cerana
Forse è proprio vero che l’Olivo semina Pace. “Gli olivi non attendono la roncola ricurva o i rastrelli resistenti, quando hanno attecchito sui campi e sopportato le brezze. Da sola alle piante offre umore bastevole la terra se aperta con un dente adunco, e se arata con il vomere darà frutti pesanti. Perciò fai crescere il pingue olivo caro alla Pace.” Così scrive Virgilio nelle Georgiche, con tale poetico afflato da trasmettere tutta la frescura dell’aria e l’umore penetrante della generosa terra.
La stessa Bibbia, si sa, pullula di riferimenti all’Olivo, quale simbolo vivente di feconda pace. Nella Genesi, Noè riceve da una colomba un ramo d’olivo a dimostrazione della fine del diluvio. Nell’Esodo, Dio ordina a Mosè di procacciarsi puro succo d’olive per nutrire il candelabro e tenere sempre accesa una luce nell’oscurità. Nel Levitico, vengono offerte focacce azzime di fior di farina impastata con profumato olio dorato. E ancora, la terra promessa del Deuteronomio è paese di olivi, di olio e miele e quando gli olivi saranno bacchiati con la pertica per raccoglierne i frutti, non si tornerà indietro a ripassare i rami, perché questi saranno per il forestiero, per l’orfano e per la vedova. Senza dimenticare che con l’Olio di oliva si cosparge il capo del Messia - Khristòs è l’Unto del Signore - che nel Vangelo secondo Luca, la notte usciva e pernottava all’aperto, sul Monte degli Olivi, e tutto il popolo veniva a Lui di buon mattino per ascoltarlo.
L’Olivo è, dunque, l’albero sacro per eccellenza che trascende la vita umana, testimone di secoli di orgoglio e sacrificio. Anche oggi il pingue Olivo resiste fiero, adeguandosi stoicamente alle rivoluzioni e ai capricci umani. E persino laddove non è di casa, come nelle aride città amene da verdi colline e brezze marine, pare riesca a seminare piccoli grandi miracoli.
E’ un po’ quel che è successo lo scorso week end a Milano, al Palazzo Giureconsulti, dove ho avuto un concreto assaggio di questo contagioso sentimento di pace e armonia.
L’Olio Officina Food Festival, organizzato da Luigi Caricato, per me ha rappresentato qualcosa di più di un evento culturale e mediatico. Aggirandomi per i corridoi e le sale, ho avuto la sensazione di trovarmi in un grande salotto e confluire in una variegata famiglia, unita dalla stessa curiosità di sapere, approfondire e imparare.
L’Olio, in questa ricreata oasi mediterranea, ha rappresentato il magico fluido che ha mescolato arte, letteratura, gusto e informazione, mettendo in piacevole accordo persone lontane con passioni affini, oltre le etichette e gli obiettivi commerciali. M’è sembrato che l’Olio fosse finalmente il vero protagonista - non l’uomo - e, con lui, il ‘padre’ Olivo. Tante pianticelle, qua e là tra le stanze del Palazzo, parevano ritmare il susseguirsi degli appuntamenti e con la loro discreta presenza evocavano, insieme, purezza e saggezza: la purezza delle foglie, simbolo della giovinezza, e la saggezza delle radici, simbolo del passato. Quasi a rammentare ai visitatori, e metaforicamente all’Uomo stesso, un piccolo segreto della serenità, della pace e dell’armoniosa convivenza, poiché senza radici non esiste futuro.
Ho imparato molte cose curiose chiacchierando con la gente. Per esempio, ora so che nel sedicesimo secolo, quando non esistevano etichette né formule per dichiarare la verginità di un Olio, la sua purezza era già un valore che faceva la differenza. La Maison Rustique, che era allora uno tra i più autorevoli testi di agricoltura, si riferiva alla verginità dell’Olio con dei parametri alquanto diversi da quelli moderni: un Olio era vergine solo se proveniva dai frutti di una pianta pura, ovvero da un olivo piantato e cresciuto da persone vergini che non avessero mai violato il letto altrui. Se così fosse, penso che sarebbe molto difficile, se non impossibile, produrne oggi una sola goccia!
Insomma, il pingue Olivo merita d’essere più spesso protagonista, anche in città, insieme alla sua storia e a tutte le prelibatezze che da esso derivano. Ben vengano, dunque, eventi culturali ricchi d’idee, capaci di seminare, con creatività, passione e buon gusto, i suoi preziosi frutti. Se da un lato Olio Officina Food Festival ha rappresentato un investimento per l’informazione e la conoscenza della filiera dell’Olio, ha anche proposto una pausa di ascolto e di riflessione più ampia e profonda. Ha offerto un’occasione d’incontro, un’opportunità per fare amicizia, conoscersi, parlare e sorridere, assaporando insieme il piacere del confronto attorno a cose belle, buone e sane. Non è anche questo un modo per diffondere pace? Io credo proprio di sì. Perciò, continuiamo a coltivare il pingue Olivo, come esortava Virgilio. Continuiamo soprattutto a seminare Cultura, moltiplicando i momenti di condivisione, così come Luigi Caricato ha fatto promuovendo un’iniziativa di successo che ha riscaldato persino la gelida Milano. Senza dimenticare, infine, che le parole Cultura e Coltura fioriscono dalla stessa radice latina colere, cioè coltivare l’anima, l’essenza ultima che unisce tutti gli uomini - agricoltori e scienziati, filosofi e pittori, musicisti e poeti, viandanti e carovanieri – in un universale pacifico Simposio.
Arrivederci, dunque, al Simposio del prossimo anno!

Potrebbero interessarti
Cultura
Zitti e mosca! Inno a Bactrocera oleae per esorcizzarne la paura
Perché bisogna rimanere in trepida attesa per capire se prossimamente ci recherà più danni Putin o il perfido animaletto che depone le uova nelle scomode olive invece che in più comodi nidi e giacigli
26 agosto 2026 | 13:00 | Giulio Scatolini
Cultura
Revolea: dal dolore della Xylella nasce la bellezza. Così il legno degli olivi salentini trova una seconda vita
Un progetto partecipativo mappa gli alberi colpiti dal batterio per trasformarli in opere d'arte, oggetti di design e nuove forme di artigianato. Basta una segnalazione sul sito per dare il via a una filiera etica del recupero
08 agosto 2026 | 12:00
Cultura
La città di Olianda, specchio del comparto dell'olio di oliva
Eccola la città di Olianda, con le porte d’alabastro e cristallo, trasparenti alla luce del sole. Non essendo al suo primo viaggio l’esperto mediatore sa già che la città di Olianda ha un rovescio: basta percorrere un semicerchio e si avrà la faccia nascosta
06 agosto 2026 | 14:00
Cultura
Una residenza imperiale dove l'olivo domina con varietà autoctone
L’oliveto di Villa Adriana si distingue per le rare cultivar: oltre alle più o meno diffuse e tipiche laziali Itrana, Rosciola, Carboncella, Frantoio, Salviana, Leccino, fanno parte della storia del posto anche la Tonda di Tivoli, gli ecotipi locali montonesi e l’oliva Procanica.
05 agosto 2026 | 14:00 | Giosetta Ciuffa
Cultura
L'olivo e il suo lungo viaggio: 12.000 anni di storia tra clima e civiltà nel Mediterraneo
Un'ampia ricostruzione basata su 2.500 campioni pollinici rivela come l'uomo abbia preso il sopravvento sulla coltivazione dell'olivo circa 3.850 anni fa, senza però mai prescindere da precise condizioni climatiche che oggi, con il riscaldamento globale, tornano a essere un fattore critico
01 agosto 2026 | 12:00
Cultura
L'olivo, quando un albero secolare diventa il nuovo simbolo della sostenibilità made in Italy
Il valore culturale dell'olivo in Italia è un tema che sta acquisendo sempre più rilevanza. Quali strumenti possono essere utilizzati per comunicare il valore culturale dell'olivo ai consumatori contemporanei?
28 luglio 2026 | 16:00
Commenta la notizia
Per commentare gli articoli è necessario essere registrati
Accedi o Registrati