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Dal vigneto alla vigna: compost e biochar trasformano gli scarti in risorsa

Dal vigneto alla vigna: compost e biochar trasformano gli scarti in risorsa

Il progetto M.Or.Vi.S.A., coordinato da Ri.Nova, sperimenta il recupero di potature, vinacce e fecce per restituire sostanza organica al suolo, migliorare la capacità di trattenere l’acqua e ridurre il ricorso ai fertilizzanti di sintesi. I primi risultati evidenziano maggiore vigoria e produttività delle viti senza penalizzare la qualità delle uve e dei vini

06 ottobre 2026 | 10:00 | C. S.

Tralci e rami di potatura, vinacce e fecce di cantina possono avere una seconda vita. Invece di essere considerati soltanto sottoprodotti da gestire, possono infatti tornare nel vigneto sotto forma di matrici organiche capaci di contribuire alla fertilità del terreno, alla ritenzione idrica e allo stoccaggio del carbonio.

È questa la prospettiva del progetto M.Or.Vi.S.A. – Applicazione di matrici organiche innovative (compost e biochar) per la gestione sostenibile ed efficiente del suolo e della risorsa idrica in vigneto, finanziato dalla Regione Emilia-Romagna e coordinato da Ri.Nova. L'obiettivo è individuare strategie concrete per contrastare l'impoverimento dei suoli vitati e, allo stesso tempo, aumentare la capacità dei vigneti di affrontare gli effetti del cambiamento climatico.

Più sostanza organica per un suolo più resiliente

La diminuzione della sostanza organica rappresenta uno dei problemi più rilevanti per la fertilità dei terreni agricoli. A questa dinamica si associano una riduzione della biodiversità, una minore capacità del suolo di trattenere acqua e nutrienti e, di conseguenza, una maggiore necessità di ricorrere a input esterni.

M.Or.Vi.S.A. affronta il problema secondo una logica di economia circolare: recuperare sottoprodotti della filiera agroalimentare e vitivinicola e restituirli al terreno attraverso diverse matrici organiche.

Le prove riguardano in particolare ammendante compostato, biochar e CB MIX, una miscela delle due matrici. Il compost utilizzato nelle sperimentazioni viene prodotto a Faenza anche attraverso il recupero di residui della filiera vitivinicola. Il biochar, invece, deriva dalla pirolisi di materiale legnoso, che può comprendere anche le potature provenienti dagli stessi vigneti.

Il principio è semplice: trasformare biomasse che devono essere gestite in una risorsa per il suolo, riportando carbonio e sostanza organica nel sistema produttivo. Il compost apporta inoltre elementi nutritivi, mentre il biochar presenta caratteristiche che possono contribuire alla conservazione del carbonio e alla gestione dell'acqua nel terreno.

Le prove: più vigoria e maggiore resa

La sperimentazione viene condotta nel campo prova di Astra-Innovazione e Sviluppo a Tebano, in provincia di Ravenna, dove dal 2019 vengono confrontate parcelle sottoposte a differenti strategie di fertilizzazione.

Si tratta quindi di un'esperienza di lungo periodo, all'interno della quale M.Or.Vi.S.A. ha concentrato le proprie attività sulle annate 2025 e 2026.

I dati raccolti nel 2025 hanno fornito indicazioni positive. L'applicazione di compost e biochar ha consentito di restituire al terreno sostanza organica e carbonio derivati da sottoprodotti della filiera. I primi rilievi hanno inoltre evidenziato una maggiore vigoria delle piante e una più elevata produzione di uva per ceppo, senza penalizzare i principali parametri qualitativi delle uve e la loro attitudine alla vinificazione.

Un risultato particolarmente interessante perché suggerisce che la gestione della fertilità attraverso matrici organiche recuperate possa accompagnare l'obiettivo produttivo senza necessariamente tradursi in un peggioramento della qualità della materia prima.

Anche il vino risponde positivamente

Le osservazioni non si sono fermate al vigneto. Le uve provenienti dalle diverse parcelle sono state vinificate separatamente per verificare se le differenti strategie di gestione del suolo potessero riflettersi anche sulle caratteristiche del prodotto finale.

Nel 2025, i vini ottenuti dalle parcelle trattate con matrici ammendanti hanno mostrato un profilo organolettico tendenzialmente più intenso, con differenze osservate sia per alcuni descrittori olfattivi sia per la struttura gustativa.

Si tratta di risultati preliminari, che dovranno essere verificati nel prosieguo della sperimentazione. Il progetto sta infatti approfondendo anche gli effetti delle diverse matrici sulla composizione chimico-fisica del terreno e sulle comunità biologiche che lo abitano, comprese microbiota fungino, batterico e microartropodi.

«Il valore di M.Or.Vi.S.A. sta nel considerare il suolo non come un semplice supporto per la vite, ma come un vero patrimonio produttivo da preservare nel tempo», spiega Pietro Rebeggiani, referente del progetto per Ri.Nova. «Compost e biochar ci permettono di lavorare contemporaneamente su più fronti: restituire sostanza organica al terreno, valorizzare sottoprodotti della filiera secondo i principi dell'economia circolare e creare condizioni potenzialmente più favorevoli per la gestione dell'acqua e degli elementi nutritivi».

Per Alessandro Buscaroli, referente del progetto per l'Università di Bologna, «i primi risultati sono incoraggianti perché indicano che questo approccio può sostenere la vigoria e la produttività delle piante, mantenendo allo stesso tempo una buona qualità delle uve e del vino». La fase successiva della ricerca servirà a comprendere con maggiore precisione «gli effetti di lungo periodo sul suolo, sulla biodiversità e sulla capacità di affrontare gli stress legati al cambiamento climatico».

Dalla ricerca alle aziende

Il progetto riunisce competenze scientifiche, sperimentazione e attività di trasferimento dell'innovazione. Sono coinvolti due Dipartimenti dell'Università di Bologna, DISTAL e BIGEA, insieme a Ri.Nova, Astra-Innovazione e Sviluppo e Dinamica.

L'obiettivo finale non è soltanto misurare gli effetti delle matrici organiche, ma arrivare a definire dosi, modalità e condizioni di applicazione che possano essere trasferite concretamente alle aziende vitivinicole.

Per questo una parte significativa di M.Or.Vi.S.A. è dedicata alla formazione, alla consulenza e alla divulgazione. Le attività riguardano l'impiego di compost, biochar e CB MIX, ma anche la gestione sostenibile del suolo e della risorsa idrica e i principi dell'economia circolare.

Il progetto comprende inoltre percorsi di inclusione sociale realizzati insieme all'associazione Il Ventaglio di ORAV, nell'ambito delle attività del Vigneto Solidale.

La prospettiva è quindi quella di un vigneto nel quale il concetto di scarto viene progressivamente superato: ciò che esce dal sistema produttivo può rientrare nel ciclo sotto forma di sostanza organica e carbonio, contribuendo a costruire nel tempo un suolo più fertile e potenzialmente più capace di affrontare siccità e altri stress climatici.

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