Mondo Enoico

LA VENDEMMIA 2007 SARA' RICORDATA COME LA PIU' SCARSA DEGLI ULTIMI 60 ANNI

La produzione vitivinicola 2007 ha subito un brusco calo rispetto allo scorso anno, si stima che gli ettolitri di vino prodotti in Italia si aggirano sui 40.500.000 contro i 49.631.000 del 2006. Il calo produttivo oscilla dal -10% dell’Emilia Romagna e della Toscana al vistoso -40% della Sicilia. Questi i dati definitivi diffusi da Assoenologi

20 ottobre 2007 | Mena Aloia

Il 13 ottobre, l’Assoenologi –Associazione Enologi Enotecnici Italiani- ha diffuso i dati definitivi sulla produzione di uva e di vino 2007.
La produzione vitivinicola 2007 ha subito un brusco calo rispetto allo scorso anno, si stima che gli ettolitri di vino prodotti in Italia si aggirano sui 40.500.000 contro i 49.631.000 del 2006.

Siamo di fronte alla vendemmia più scarsa degli ultimi 60 anni, fa notare l’Assoenologi. Per trovere una vendemmia inferiore bisogna tornare al lontano 1948 quando si produssero 40,4 milioni di ettolitri di vino.

L’andamento climatico ha certamente influito sulle quantità, ma, per fortuna, non ha causato problemi alla qualità del prodotto finito.
Per tipologie vendemmiate dopo la metà di settembre i livelli sono ottimi, con diverse punte di eccellenza.

La flessione, dell’ordine del 18% rispetto al 2006, ha interessato quasi tutte le regioni, eccezion fatta per il Friuli V. G. dove sembra che vi sia stato addirittura un incremento del 10%.
Nel resto d’Italia, invece il calo produttivo oscilla dal -10% dell’Emilia Romagna e della Toscana al vistoso -40% della Sicilia dove si sono raggiunte punte anche del 55% nella provincia di Trapani, del 45% in quella di Messina e del 35% in quella di Palermo. Nell’isola di Pantelleria il calo risulta del 25%, unicamente però dovuto alla forte siccità.

E’ un calo che, al di la delle specifiche ragioni meteorologiche di quest’anno, continua ad interessare le nostre produzioni ormai da alcuni decenni.
Nel periodo 1987/1996 la media di vino prodotto si aggirava sui 62 milioni di ettolitri, nei dieci anni successivi siamo scesi a 51 milioni, e, considerando solo gli ultimi cinque anni, la media è continuata a scendere fino a raggiungere i 48 milioni.
Contestualmente sono diminuiti anche gli ettari di vigneto coltivati ed il numero di aziende produttrici.

Le trasformazioni del settore hanno per fortuna interessato anche la qualità che nel corso dell’ultimo ventennio è certamente migliorata ovunque, esigenza, quella del miglioramento qualitativo, imposta anche dalle nuove tendenze del consumatore che preferisce bere poco, ma bene.
Se si confrontano i dati del cosumo pro-capite negli anni settanta con quelli attuali si può subito notare come essi si siano dimezzati passando da 100 a 49 litri.

I prezzi, invece, seguono un andamento diverso. Nello specifico, poi, di quest’annata hanno fatto registrare punte di aumento da capogiro.
I dati elaborati dalla direzione generale di Assoenologi parlano di aumenti compresi tra il 5 ed il 35% al Nord ed al Centro, mentre al Sud dal 5 al 25%.
Al Nord, tra le tipologia più quotate il Pinot grigio ed il Prosecco, quest'ultimo con punte che, per alcune partite, fa registrare picchi di anche il 120% in più rispetto alle quotazioni dello stesso periodo dello scorso anno. In Oltrepò Pavese per Moscato e Pinot grigio si parla di almeno il 30%. In Abruzzo il Montepulciano è attestato su incrementi compresi tra il 25 ed il 40%. In Sicilia si registrano lievitazioni di prezzi all'ingrosso tra il 20 e il 35% per Nero d'Avola e Chardonnay.

Questo generale rialzo dei prezzi delle uve e dei vini all’ingrosso trova una plausibile spiegazione anche nel fatto che nel 2007 la vendemmia è stata scarsa anche negli altri Paesi dell’Unione Europea. Secondo le stime fatte dall’Union Internationale des Oenologues, la Francia e la Spagna hanno avuto un calo di produzione di vino e mosto dell’8,5%; la Germania dell’8%; Portogallo e Grecia rispettivamente del 20 e del 14%.

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