Mondo Enoico
E' possibile bloccare sul nascere l’infezione di peronospora della vite
Uno studio dell’Università Statale di Milano e della Fondazione Mach individua una proteina capace di bloccare l’infezione da Plasmopara viticola, in modo sostenibile per l’ambiente e per l’uomo
29 ottobre 2020 | C. S.
La vite (Vitis vinifera L.) è una coltura dal grande valore economico in tutto il mondo. Basti pensare che nel 2018 sono stati prodotti in Europa, primo produttore mondiale, oltre 29 milioni di tonnellate di uva. L’Italia, con 8 milioni di tonnellate, si è assicurata un posto da primatista tra i paesi UE ed è il secondo produttore al mondo (dati ricavati da FAO STAT relativi all’anno 2018).
Una produzione di questa portata è resa possibile dall’uso di prodotti fitosanitari per contrastare diverse malattie, tra le quali spicca per importanza e diffusione la peronospora della vite, causata dall’oomicete (un organismo simile ad un fungo) Plasmopara viticola. In assenza di trattamenti e in condizioni ambientali favorevoli, la peronospora può colpire fino al 75% delle colture di vite in una singola stagione, causando ingenti riduzioni della produzione.
Cinque anni fa, i gruppi di ricerca del Prof. Paolo Pesaresi, del dipartimento di Bioscienze dell’Università degli Studi di Milano, e della Dott.ssa Silvia Vezzulli, della Fondazione Edmund Mach di San Michele all’Adige (TN), hanno iniziato a studiare una nuova strategia che potesse consentire di sviluppare alternative a basso impatto ambientale ai fungicidi convenzionali.
Il progetto GrAptaResistance, finanziato dalla Fondazione Cariplo, ha permesso di sviluppare una nuova strategia nel settore degli agrofarmaci, che consente di isolare piccole proteine, costituite da 8 aminoacidi, assolutamente naturali, in grado di inibire enzimi chiave dei patogeni e quindi di contrastarne le infezioni.


“Nello studio pubblicato sulla rivista Scientific Reports – spiega il Prof. Pesaresi – abbiamo individuato la proteina NoPv1 (No Plasmopara viticola 1) capace di bloccare sul nascere l’infezione di foglie di vite da parte del patogeno. NoPv1 inoltre, non danneggia in alcun modo la crescita di altri microorganismi presenti nel suolo e benefici per la vite, oltre a non essere nociva nei confronti di cellule umane”. Seppur i risultati ottenuti siano preliminari, questa strategia rappresenta un importante passo in avanti nella ricerca di alternative a basso impatto ambientale agli agrofarmaci. “La tecnica -aggiunge Silvia Vezzulli- potrà essere utilizzata per identificare proteine naturali in grado di contrastare le infezioni causate da diversi patogeni vegetali ”.
La Fondazione Mach esprime soddisfazione per i risultati di questo studio che si aggiunge alle altre azioni di ricerca FEM finalizzate alla lotta sostenibile alla peronospora. Gli ambiti riguardano l’uso di microrganismi attivi nella lotta ai patogeni, l’attività di miglioramento varietale, sia attraverso le tecniche di breeding tradizionale che hanno portato, ad esempio, alla creazione di quattro varietà tolleranti alla peronospora recentemente iscritte nel Registro nazionale delle varietà di vite, sia esplorando e studiando le nuove tecnologie di miglioramento genetico (new breeding technologies), le cosiddette “forbici molecolari”.
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